Sandro Gozi (LaPresse)

L'intervista

“Un'alleanza con l'estrema destra non è praticabile”. Parla Gozi (Renew Europe)

Marianna Rizzini

“Siamo sicuri che nel Ppe si sia tutti convinti di andare verso una coalizione con i post franchisti di Vox e con Fratelli d’Italia? A me non pare”, dice l’eurodeputato del gruppo macroniano

Lo scenario è quello della riunione Ppe a Roma (ieri la giornata conclusiva), con malumore sottotraccia tra Lega e Forza Italia sulla futura collocazione dei salviniani nel Parlamento europeo; lo sfondo è quello del nuovo Patto europeo sui migranti. Nel centrodestra, dal lato del ministro degli Esteri e vicepremier di Forza Italia Antonio Tajani, si cerca di affermare il concetto: “A Bruxelles serve una maggioranza diversa dall’attuale”, con popolari, liberali e conservatori, con un alt alla Lega se resta dentro Adf e con la prospettiva di un’intesa cordiale tra il presidente del Ppe Manfred Weber e la premier italiana Giorgia Meloni.

 

Ma che cosa ne pensa, di un’eventuale “alleato” Meloni, con archiviazione della maggioranza Ursula, l’eurodeputato di Renew Europe Sandro Gozi? “E’ una prospettiva che non ci riguarda e non ci interessa”, dice Gozi, “e non capisco come dal centrodestra se ne continui a parlare anche a nostro nome, tra l’altro dopo aver fatto balenare il concetto di sostituzione etnica”.

 

Non crede, Gozi, “che le grandi forze europeiste possano vedere di buon occhio quello che Tajani ha chiamato bipolarismo all’italiana. Capisco le esigenze di Forza Italia, ma un’alleanza politica con l’estrema destra non è per noi praticabile. Noi siamo nati, anzi, proprio per superare la vecchia linea di demarcazione destra-sinistra. Ci pare invece che si voglia insistere su schemi di divisione politica classica, sia a destra sia a sinistra, dove Elly Schlein si propone un po’ come una Ocasio-Cortes d’Emilia e un po’ come un Jean-Luc Mélenchon nostrano. Ecco, noi vogliamo uscire da questo quadro e puntare su temi importanti su cui trovare convergenza trasversale. Stiamo lavorando, in vista delle prossime elezioni europee, per la democrazia transazionale, lo stato di diritto, le transizioni ecologica e digitale, e per preparare, mobilitare e convincere i cittadini a scegliere la nostra Europa democratica e sovrana. E aggiungo: siamo sicuri che nel Ppe, un Ppe la cui storia affonda le sue radici in quelle dell’Europa unita, si sia tutti convinti di andare verso un’alleanza con i post franchisti di Vox, con Fratelli d’Italia e l’estrema destra svedese? A me non pare”. C’è chi nota un piccolo distinguo preventivo nella possibile linea di alleanza Weber-Meloni-Tajani-Metsola: la presidente del Parlamento europeo, qualche giorno fa, in un’intervista al Messaggero, ha parlato di “maggioranza europeista radicata al centro”. 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.