Letta alla Direzione Pd: "Primarie il 12 marzo"

Nella sede del Partito democratico il segretario ha tenuto la sua relazione. "Abbiamo bisogno di un partito più moderno. La mia proposta sul congresso è la miglior sintesi". Tutte le tappe per arrivare al prossimo leader dem

Redazione

Le primarie per scegliere il prossimo segretario del Pd si dovrebbero tenere il 12 marzo. Con un appello pubblico alla partecipazione, che in pratica aprirà il congresso, il 7 novembre. Sono le date indicate da Enrico Letta nella Direzione nazionale del Pd convocata stamane al Nazareno. Quella in cui i dem provano a darsi una veste stabile d'opposizione, e al contempo devono stabilire il calendario per arrivare al nuovo congresso, a un "nuovo Pd", come da definizione dell'ex premier, 

Così Letta ha parlato per circa un'ora e un quarto, dicendo di aver ricevuto "varie sollecitazioni sui tempi e le modalità" del congresso: "A volte erano anche interessate rispetto alle possibili candidature... Quella che vi propongo, da arbitro e garante, è la sintesi migliore dell'esigenza di arrivare a un nuovo Pd che rapidamente sia in campo". In sostanza, secondo gli auspici di questa segreteria, la nuova dirigenza dovrebbe insediarsi entro l'inizio della prossima primavera. E il 12 marzo, nelle parole di Letta, è sembrata una specie di deadline oltre cui non è possibile spingersi, nonostante una parte del Pd (la sinistra, vicina al M5s) volesse tirarle ancora per le lunghe. "Cominceremo il 7 novembre con l'appello in cui indicheremo gli obiettivi del percorso. Si tratta del primo passo del Congresso, una chiamata alla partecipazione con la promessa che non sarà per fare da spettatore ma per decidere", ha argomentato a tal proposito Letta. L'Assemblea nazionale si dovrebbe tenere a metà novembre, le candidature alla segreteria si chiuderanno il 28 gennaio.

Fatto sta che per arrivare al risultato il leader dem ha chiesto di non complicare inutilmente il regolamento del congresso, stabilito dallo statuto. Ed è tornato nuovamente su un punto politico, già espresso nella prima Direzione nazionale, quella di inizio ottobre. "Il congresso non sia un derby tra Conte e Calenda. Abbiamo fatto un grande lavoro di espansione e di costruzione di una lista aperta. Questo spirito di allargamento deve rimanere nel congresso costituente e nell'idea di partito". L'obiettivo dovrebbe essere quello di rendere il Pd un partito più moderno e dare al prossimo gruppo dirigente "una forte legittimazione".

Sull'opposizione al governo Meloni, Letta ha detto che la premier, a partire dal discorso di insediamento, "riporta le lancette all'indietro". E l'ha attaccata per l'innalzamento del tetto al contante, "un liberi tutti che aiuta una parte del paese a scapito dell'altra", così come per le nuove regole, più lasche, sul controllo della pandemia. Un passaggio Letta l'ha riservato anche alle altre opposizioni, dicendo che il Pd "non deve inseguire nessuno". Esplicito, seppur senza mai nominarlo, il riferimento al discorso di Renzi al Senato. "Chi fa opposizione all'opposizione è una stampella della maggioranza". 

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