Il caso

Ruberti e la diffidenza di Draghi verso il Campidoglio. A partire dal Giubileo

Simone Canettieri

Il governo non ha voluto far gestire i fondi dell'Anno Santo al comune di Roma e ha creato una società ad hoc. Il video dell'ex dirigente conferma i timori su un clima non salubre

 “Per fortuna che il Giubileo è stato messo in sicurezza a tempo debito”. Segue un lungo sospiro di sollievo fra i corridoi di Palazzo Chigi. Da dove non arriva alcun commento ufficiale al video pubblicato dal Foglio giovedì sera in cui si vede l’ormai ex potente capo di gabinetto del Comune di Roma, Albino Ruberti, scagliarsi nella notte di Frosinone contro due persone, minacciando loro così: “Inginocchiatevi! Vi ammazzo! Vi sparo! Tu a me mi ti compri?”. Una vicenda torbida – forse di polizze Unipol e preferenze Pd per le prossime regionali visti i protagonisti coinvolti – ancora tutta da chiarire. Ma che restituisce  uno spaccato non proprio edificante del Campidoglio e della politica capitolina. 

Per Mario Draghi, che non vuole certo entrare in queste beghe ed è tutto concentrato sul discorso di domani al Meeting di Rimini, questa storia ha rappresentato forse  una conferma. Il Comune di Roma rimane una foresta pietrificata. 
 Non a caso la grande partita della gestione dei fondi del Giubileo 2025 è stata totalmente tolta dalle mani dell’amministrazione.   Gualtieri è stato nominato sì commissario straordinario dell’evento, come vuole la prassi,  ma l’intera macchina che gestirà i fondi (1,3 miliardi di euro) e gli appalti delle opere sono in capo a una società interamente partecipata dal ministero dell’Economia e che sarà presieduta da Matteo Del Fante, attuale ad di Poste Italiane. 

Il giorno in cui Draghi si è dimesso era in programma una riunione operativa per individuare gli interventi (quasi tutti di manutenzione straordinaria di strade e marciapiedi) in vista dell’Anno Santo. Il vertice è stato rinviato a settembre: è l’ultimo atto che Palazzo Chigi vuole portare a termine per chiudere questa pratica. E, appunto, “mettere in sicurezza” un evento che porterà a Roma milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo.  


La vicenda di Ruberti – subito sostituito dal sindaco con il consigliere della Corte dei conti  Alberto Stancanelli – ha così in qualche modo rafforzato la convinzione dalle parti di Palazzo Chigi che il Campidoglio rimane  un mondo complicato e pieno di insidie.  Con cui bisogna collaborare (il governo è caduto ufficialmente per il termovalorizzatore capitolino), mantenendo sempre le distanze. Lo scorso gennaio avvenne il primo attrito fra governo e Roma Capitale: il Comune voleva la riconferma del bettiniano Antonio Rosati all’ente Eur (società al 90 per cento del Mef), ma il governo si oppose e gli preferì Angela Maria Cossellu. La vicenda fece storcere il naso al Pd romano. D’altronde  anche il Pnrr è stato gestito da una segreteria tecnica lontana da Palazzo Senatorio. Stessa cosa dicasi per il Giubileo, che sarà la vetrina di Roma nel mondo.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.