(foto EPA)

Meloni e Salvini, ascoltate Orbán sui vaccini

Claudio Cerasa

“Invitiamo ogni cittadino  a vaccinarsi senza esitazioni: solo così  si supera la pandemia”. L’appello trasversale che manca nell’ultimo miglio della campagna vaccinale (lo ha capito anche il premier ungherese)

Che cosa hanno in comune uno stato come la Lettonia, una regione come il Lazio e una città come Trieste? Apparentemente nulla, se non il colore bianco sulle proprie bandiere. Ma in realtà molto, se si sceglie per un istante di prendere queste realtà molto diverse per trasformarle in un termometro utile a misurare alcune criticità della attuale fase pandemica.

Che cosa hanno in comune dunque uno stato come la Lettonia, una regione come il Lazio e una città come Trieste? Semplice: la consapevolezza di quanto l’efficacia dei vaccini sia straordinaria.

Vale ovviamente per la Lettonia, costretta a entrare in un duro lockdown due settimane fa a causa di un aumento dei contagi molto significativo (la Lettonia ha il tasso di incidenza dei contagi più alto del mondo) favorito anche dalla presenza di uno dei tassi di vaccinazione più bassi d’Europa (50 per cento).

Vale ovviamente per il Lazio, che con l’87 per cento della popolazione vaccinabile vaccinata già con due dosi (il 93 per cento dai 18 anni in su) è la regione con uno dei tassi di vaccinazione più alti del paese e anche grazie a questi numeri è riuscita a portare l’eccesso di mortalità dal 10,1 per cento dei primi quattro mesi del 2021 al 5 per cento da maggio a oggi.

Vale ovviamente per Trieste, che con il 25 per cento della popolazione vaccinabile non vaccinata, e grazie anche a qualche focolaio nato durante le manifestazioni contro il green pass, ha oggi una media di contagi giornalieri superiore di circa otto volte quella del resto del paese (410 positivi ogni 100 mila abitanti).

  

La lezione è facile. I luoghi più vaccinati (e meno sregolati) sono solitamente luoghi più protetti. E i luoghi meno protetti (e più sregolati) sono solitamente i luoghi dove ci sono meno vaccinati. Una lezione che dovrebbe essere ancora più chiara leggendo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, che quattro giorni fa ha confermato “l’efficacia vaccinale nel prevenire qualsiasi diagnosi sintomatica o asintomatica di Covid-19 nelle persone completamente vaccinate al 75 per cento” (percentuale che con il passare del tempo tende a diminuire, ragione per cui ieri il ministro Roberto Speranza ha annunciato da dicembre una terza dose per tutti gli over 40), registrando una “elevata efficacia vaccinale nel prevenire l’ospedalizzazione e il decesso, in entrambi i casi al 91 per cento, e il ricovero in terapia intensiva, al 95 per cento”.

 

Alla luce di questi dati, e alla luce anche dei dati relativi al numero di persone in età vaccinabile che in Italia ha scelto di farsi iniettare almeno una dose del vaccino, siamo all’86,6 per cento, dovrebbe essere evidente che la palla, oggi più che mai, non è nelle mani delle autorità sanitarie ma si trova nelle mani prima di tutto della politica. E in un momento delicato come questo, nell’ultimo miglio della campagna vaccinale, dovrebbe essere interesse di tutti mettere da parte le fesserie e impegnarsi a promuovere con tutte le forme possibili non tanto il green pass quanto le vaccinazioni per tutti. Basterebbe guardare la fotocamera del proprio cellulare e offrire, tutti insieme, nello stesso momento, da Enrico Letta a Giuseppe Conte, da Matteo Renzi a Matteo Salvini, da Carlo Calenda a Giorgia Meloni, una frase semplice: “Invitiamo ogni cittadino  a vaccinarsi senza esitazioni: solo così si supera la pandemia”. 

        

       

Laddove non può arrivare il convincimento indotto dagli atti scientifici è possibile che arrivi il convincimento indotto dagli atti politici. E nel caso in cui avessero ancora dubbi, beh, Matteo Salvini e Giorgia Meloni potrebbero fare tesoro di queste parole. Sentite: “Chi è vaccinato non è in pericolo. I non vaccinati, invece, rischiano la vita. Esorto tutti a vaccinarsi, perché nessuna misura di protezione è sufficiente, solo il vaccino serve. Le altre misure rallentano la diffusione del virus, ma non ci proteggono. Non dobbiamo credere alle illusioni”. Per una volta, per Salvini e Meloni, per capire la follia dell’essere free vax, basterebbe ascoltare non le parole di Mario Draghi ma quelle che avete appena letto e che arrivano dalla bocca di Viktor Orbán. Urge appello. Chi ci sta?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.