un leader sulla graticola

Salvate Giuseppe Conte dal M5s

Salvatore Merlo

Aveva a disposizione l'intelligence, i migliori consulenti in ogni materia, in breve lo stato. Ora gli restano solo Crimi e Taverna che non trovano fondi per la campagna elettorale. E non sanno dirgli neppure se è iscritto al M5s o no

Sarà certamente vero che il 17 luglio aveva mandato una email per iscriversi al M5s, ma avendola mandata all’indirizzo sbagliato, cioè a quello di Rousseau, insomma a Davide Casaleggio, poi questa email era tornata indietro. E sarà certamente vero che la suddetta mail con la richiesta di iscrizione sia finita solo dopo, finalmente, nella posta elettronica giusta. Come sarà infine certamente vero che lui in effetti ha cercato di iscriversi in ogni modo, e lo ha fatto sapere subito al “comitato di garanzia” grillino. Anche se non risulta da nessuna parte che ci sia riuscito. Visto che non esiste nemmeno un registro aggiornato, un elenco dei tesserati. D’altra parte da mesi proprio nessuno può iscriversi al M5s, partito che non ha un luogo, né fisico né virtuale, né per strada né su internet, nel quale recarsi per aderire formalmente. Tutto vero. Per quanto poco chiaro. Di conseguenza Giuseppe Conte potrebbe essere sul serio (e suo malgrado) il primo caso nella storia politica mondiale di leader d’un partito che non è iscritto al partito di cui è il capo. Un po’ come l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, un caso clinico per Oliver Sacks. L’unico precedente a memoria, forse, si verificò più di vent’anni fa al Forum di Assago, al primo e unico congresso di Forza Italia. Tra coriandoli e raggi laser, Silvio Berlusconi – idolo – calò giù da un elicottero. E lì, nel frastuono, qualcuno gli chiese: “Chi è il numero due di Forza Italia?”. E lui: “E’ Gianni Letta!”. “Ah, bene. Ma dov’è adesso Letta?”. “Non c’è. Anzi, non è nemmeno iscritto”. 


Ma con il Cavaliere si era nella dimensione ludica del berlusconismo impolitico. Nella commedia. Qui, oggi, con Conte, non si sa bene quale sia il genere. Ma poiché lui stesso sembra soffrirne, si direbbe che il modulo sia quello della tragedia. “Sono stanco”, ha detto. “Non credo che potrò reggere fisicamente a lungo”, ha aggiunto. C’è da capirlo. Più vittima che attore, più commissario liquidatore di Alitalia che amministratore delegato della Apple, Conte è passato direttamente da Palazzo Chigi ai 5 stelle. Aveva a che fare con i migliori consulenti giuridici e diplomatici del paese, aveva l’intelligence e l’ufficio legislativo che gli semplificavano la vita: gli bastava mettersi la pochette nel taschino, e via. Ora si trova con Vito Crimi e Paola Taverna. Non solo non gli trovano i soldi per fare la campagna elettorale, ma a quanto pare non riescono manco a dirgli con certezza se lui è iscritto o no al partito di cui è il leader. E infatti non lo sa nemmeno lui. Sul serio. Martedì sera, quando il Foglio gliel’ha chiesto (“scusi presidente, ma lei s’è iscritto al M5s?”) Conte ha risposto così, sorridendo d’imbarazzo sotto la mascherina: “Ehhh?”. Appunto. Il sorriso di un torturato.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.