Elaborazione grafica di Enrico Cicchetti

la nuova èra del m5s

Di Maio, Fico e Raggi: i tre pretoriani di Grillo che tengono Conte sotto controllo

Simone Canettieri

Il Garante ha benedetto tre fedelissimi verso il Comitato di garanzia. Nel complicato assetto interno del M5s, potrà così decidere sul futuro dell'ex premier. E c'è già un caso da sciogliere: il terzo mandato

Sarà la terna grillina nel partito contiano. Un innesto. Ma soprattutto un triumvirato chiamato a controllare la vita interna del M5s e in particolare il rispetto, alla lettera, del nuovo statuto, dalla nascita così travagliata. Mercoledì gli iscritti del Movimento voteranno per l’elezione del comitato di Garanzia (e anche per  un componente del collegio dei probiviri: la spunterà Riccardo Fraccaro). Grillo ha dato una sestina di nomi, ma salvo sorprese ce la faranno loro tre: Luigi Di Maio, Virginia Raggi e Roberto Fico (gli altri sono Carla Ruocco, Andrea Liberati e Tiziana Beghin). Per il ministro degli Esteri, la sindaca di Roma e il presidente della Camera il voto rappresenta un piccolo gioco delle primarie: un modo per contarsi davanti alla base, che potrà sempre tornare utile, in futuro.

Ma questi sono discorsi marginali, perché gli aspetti rilevanti di quella che potrebbe apparire come una pratica burocratica e polverosa sono altri. Il primo riguarda Beppe Grillo: da quando Giuseppe Conte è stato eletto presidente del M5s, dopo una guerra termonucleare, ha evitato di interferire nelle scelte quotidiane del partito e ha preferito volare alto (tanto ambiente e anche un’incursione sul referendum sulla legalizzazione della cannabis). Grillo soprattutto non ha mai speso una parola di plauso per Conte. Nemmeno quando è stato eletto. Il Garante in questi giorni ha la testa altrove, all’udienza preliminare (prevista il 5 novembre) che deciderà la sorte processuale del figlio Ciro. Ma nonostante questo ha tenuto, come da statuto, a indicare i nomi che dovranno controbilanciare il potere interno dell’ex premier. In pole position ci sono tre fedelissimi di Beppe che, per motivi diversi, gli devono molto e spesso e volentieri si sono trovati dalla parte opposta rispetto a quella di Conte. Passi per Fico, dal profilo più istituzionale ma sicuramente molto ortodosso, sia Raggi e sia Di Maio rappresentano un grumo di potere che continua a non essere parte integrante del grande sogno contiano. La sindaca perché rappresenta un intralcio ai disegni rossogialli di Conte e Letta nella Capitale; il ministro degli Esteri perché, nei fatti, è il perenne piano B. L’unico in grado di fare politica per il M5s nel governo e all’interno del M5s (vedi i gruppi parlamentari: ci sarà da ridere quando la partita per il Quirinale entrerà nel vivo). C’è poi un secondo aspetto in questa vicenda. Ed è legato alle prerogative del comitato di Garanzia. E’ tutto scritto nel nuovo statuto. Basta leggerlo. Articolo 17, lettera A, a proposito dell’organismo è scritto che  “adotta o modifica, su proposta del presidente, il codice etico da sottoporre alla consultazione in rete degli iscritti”.

Detta così può essere complicata da capire, ma significa molto: la terna sarà quella insomma che darà il via libera al codice etico del Movimento, l’unico documento che Conte ha ancora secretato. E sapete perché? E’ quello che contiene l’ultimo nodo che il neo capo non vuole e non può sciogliere. E cioè la regola del secondo mandato. Nel violento carteggio avuto con Grillo, l’ex premier gli aveva mandato una bozza del vecchio codice etico, assicurandogli che non sarebbe stato modificato: dunque niente terzo mandato per i parlamentari arrivati al capolinea. Allo stesso tempo, come anticipato dal Foglio, Conte ha in mente di piazzare una deroga, quando si avvicineranno le elezioni, per i più meritevoli. Sarà lui a sceglierli, ma la modifica della regola dovrà passare prima dal comitato dei garanti e poi dagli iscritti (in questo caso servirà la maggioranza semplice). Dunque Di Maio, Fico e Raggi se saranno eletti dovranno decidere anche sulla regola aurea del Movimento, l’ultima statua che non è stata ancora buttata giù. Inutile ricordare, o forse non lo è, che i tre sono comunque parte in causa: a regole vigenti non potrebbe candidarsi per le prossime politiche nemmeno Fico, Di Maio e Raggi. Ma questi sono, per il momento, dettagli. Mercoledì saranno votati per controllare Giuseppe Conte e riferire a Grillo. Da statuto infatti la sfiducia al capo politico può partire solo dall’organismo dei tre e dal Garante. 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.