L'ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta (foto Ansa)

roma capoccia

Per i partiti le suppletive di Primavalle sono da disertare

Salvatore Merlo

In corsa l'ex ministro Trenta e l'ex giudice Palamara, al centro della scandalo Csm. Nemmeno Dibba si è voluto candidare

Nemmeno Alessandro Di Battista ci si è voluto candidare. Lui e Giuseppe Conte a un certo punto si sono messi a fare la scenetta, come nel film di Renato Pozzetto, “vai avanti tu che mi viene da ridere”. O meglio: candidati tu, che mi viene da ridere.  E insomma davvero c’è da chiedersi che cosa abbiano fatto di male i cittadini romani di Primavalle, che il 3 e 4  ottobre dovranno eleggere un deputato alla Camera, per le suppletive. Elezioni che sono la scelta tra gli scarti degli scarti. Il residuo solido urbano. Luca Palamara ed Elisabetta Trenta. Incredibile. Da una parte l’ex magistrato che prima di pentirsi (lo chiamano scherzando il Buscetta della magistratura) era il regista del sistema opaco e scandaloso che regola ancora la vita associativa dei giudici italiani. Dall’altra parte ecco la Trenta, l’ex ministro della Difesa grillino che mandava a spasso il cane con l’auto di servizio. Manco Caligola. Quello avrebbe avuto più ritegno.

Dunque davvero sprigionano odore di cipolla fermentata queste elezioni suppletive. Conte e Di Battista, ma anche i pezzi grossi del Pd, non si candidano perché il collegio è uninominale. Si rischia. Ci si misura personalmente con il consenso. Non sia mai. Pure Enrico Letta sceglie di candidarsi a Siena, uninominale ma blindato. Mica a Primavalle dove chissà come va a finire. E allora in questo povero quadrante romano, che è una città nella città, ecco arrivare il circo, il baraccone del riuso, la prova che forse non è vero che nella città amministrata da Virginia Raggi  non esiste la raccolta differenziata. A Primavalle i partiti hanno riorganizzato il servizio di  trattamento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.  Si candidano gli scaricati, quelli che non hanno niente da perdere. Comunque vada per loro è una vetrina, e se poi va bene – e chi può dirlo? – si vince il terno al lotto di un posto alla Camera. Hai visto mai. Quindi la domanda non è per nulla provocatoria, né peregrina:   ma  che hanno fatto di male i cittadini di Primavalle per meritarsi questo trattamento medievale? Ci sarebbe da rispondere a tutti, alla politica e ai partiti: ma teneteveli voi questi candidati, prendeteveli a casa vostra, metteteli in giardino accanto ai nani o in cantina dove giace il tappeto ammuffito. Noi rinunciamo ad avere un rappresentante in Parlamento. Sciopero del voto. Ma per chi ci avete preso? Il candidato migliore, finora, sembra essere l’ignoto Pasquale Calzetta presentato dal centrodestra. Calzetta e mezze calzette.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.