Seminario organizzato dal Pd nell'abbazia di San Pastore a Contigliano, lo scorso gennaio (foto LaPresse)

Facciamo la morale

Goffredo Bettini

Governo e spazi morali. Bettini risponde alle critiche del Foglio e rilancia. Controreplica

Al direttore - Provo a replicare sul suo giornale a una serie di critiche e di polemiche sulla mia affermazione pubblica, che riporto: “Non esiste lo spazio morale, oltre che politico, per ordire trame e ribaltare l'esecutivo. Sono volati concetti da “novanta”, politici e filosofici. Si teme, addirittura, l’avanzare nel Pd dell’idea di uno “Stato etico”. Conosco bene la distinzione che c’è tra la dimensione politica e quella morale; le quali si sono cercate, in mezzo a conflitti e necessari urti nel corso della storia. Questa distinzione è, tuttavia, evidente nella frase incriminata. Sul piano politico, sostengo che un “ribaltone” di governo non avrebbe alcuna possibilità di successo e nessuna chiarezza nell’esito. E’ dunque senza fondamento sul piano specificatamente politico. In quanto la vera politica, separata dalla morale, pretende fini chiari e strumenti adeguati per raggiungerli. Ma il ribaltone, nella sua pochezza politica, urta anche un altro piano, quello di una diffusa morale individuale che si percepisce ora nel Paese, del tutto contraria ad azioni distruttive. Cosa c’entra lo “Stato etico”? C’è semplicemente un richiamo alla dimensione morale che ha nutrito il pensiero di grandi personalità liberali, democratiche e socialiste. Non penso affatto che gli individui si possano realizzare esclusivamente, anche nella loro spiritualità, nello Stato; che li dovrebbe unire e elevare. Però non vorrei che questo terrore anche solo di avvicinarsi ai dilemmi morali fosse l’anticamera di quel cinismo della politica che può sconfinare in ogni momento nella “banalità del male”.

 

Un altro aspetto che ha suscitato inquietudine è un mio presunto cedimento allo statalismo, si è parlato di “sovietizzazione”. Mi è perfino difficile rispondere. Notoriamente veniamo da anni dove il libero mercato ha sofferto, i profitti sono stati erosi dall’ingordigia operaia, i poveri stanno meglio e i ricchi soffrono, gli investimenti pubblici si sono allargati irresponsabilmente nella sanità, nel risanamento idrogeologico, nella sicurezza dei ponti, nelle infrastrutture, nella ricerca e nella formazione. Sappiamo che non è così. La verità è che il virus ha messo l’Occidente governato dal pensiero liberal-liberista con il sedere per terra. E purtroppo solo lo Stato, con un immenso sforzo collegato all’Europa, ci può salvare; salvando anche le migliaia di imprese colpite. Questa non è un’opzione ideologica, ma una scelta obbligata dal precipitare degli eventi da gestire con grande accortezza. Infine la definizione “un capitalismo cieco e disumano” ha suscitato scandalo. Si pensa: sotto sotto Bettini è rimasto un comunista anticapitalista. Anche qui le parole pesano. Non ho detto che “il capitalismo è disumano e cieco”. Il capitalismo è il capitalismo. Non è né buono né cattivo. E’ un sistema economico e di produzione che se lasciato andare alla sua autonomia riproduce all’infinito sé stesso, nella sola logica del massimo profitto, che gli è intimamente propria. La politica si è dovuta confrontare con questo gigantesco e creativo processo economico e sociale. Quella progressista ha tentato di produrre correzioni, limiti, la difesa del lavoro, i contrappesi per favorire compromessi migliorativi per i deboli. Altrimenti staremmo ancora alle 14 ore di lavoro per i bambini nelle fabbriche inglesi dell’Ottocento. Dunque ragionare su una globalizzazione umanizzata da una politica forte è il solo compito che una autentica sinistra democratica si deve porre. C’è chi non vuole concedere nulla dei territori occupati a costo di dire le bugie, le fandonie più ignoranti e irresponsabili anche sulla salute dei cittadini. Il campione di questi è Trump, per il quale decine di migliaia di morti sono solo un effetto collaterale per salvare il suo sistema. Anche in Italia cambiare consuetudini non sarà facile, perché da decenni, tranne qualche felice parentesi, non si sono verificati cambiamenti. Hanno prevalso le novità, le mode accattivanti, i leader televisivi, le innovazioni aeree, appese al niente, come i “caciocavalli”. Ha prevalso il mito del correre “rapidi e visibili”, nell’incoscienza che in realtà il piede della politica ha marciato sempre sulla stessa mattonella, in una infinita coazione a ripetere. Serve tutto il contrario: conservare (la tradizione) il buono e rivoluzionare “dolcemente” (l’innovazione) ciò che ha portato al disastro. D’altra parte la vera innovazione, è sempre innovazione della tradizione.

Goffredo Bettini 

 


 

Caro Bettini, grazie della lettera, come sempre interessante, ma le suggerisco di non insistere, su un punto in particolare: dire che non c’è spazio morale per criticare questo governo, che come sa noi consideriamo un male inferiore rispetto alle alternative possibili in questa legislatura, è una frase che si adatta più alla politica degli ayatollah che alla politica liberale. E un politico con esperienza come lei dovrebbe ricordare che la politica che accetta di trasformare il moralismo in un surrogato del riformismo di solito non fa una bella fine.

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