Aperture e veti al Pe per i 5s che vogliono uscire dai “non iscritti”

David Carretta

La porta dei liberali si è riaperta, una fonte ci spiega perché. Tra i Verdi c’è l’opposizione netta dei tedeschi

Bruxelles. Sembra che tutti al Parlamento europeo vogliano il Movimento 5 Stelle, ma che alla fine nessuno osi pigliarselo. Ogni volta che i suoi deputati intravedono una porta per uscire dal purgatorio dei “non iscritti” – un gruppo misto senza soldi, funzionari e potere – dopo poco si trovano di fronte allo stessa dilemma, anche quando gli interlocutori mostrano segnali di buona volontà: i gruppi politici europei, per quanto eterocliti e poco coesi, non sono disposti a correre il rischio di far entrare un partito antisistema che un giorno vuole distruggere questa Ue insieme a forze sovversive come i gilet gialli, quello successivo vota per Ursula von der Leyen e il terzo non sa cosa fare perché aspetta una telefonata dalla Casaleggio. E’ accaduto con i Verdi, che dallo scorso settembre intrattengono con gli eurodeputati del M5S un infruttuoso “dialogo fact finding”. Accade di nuovo con i liberali di Renew Europe che – come rivelato dal Foglio – il 22 gennaio hanno deciso di rilanciare le trattative con il M5S. A seguito delle prime discussioni tra una troika liberale e gli emissari pentastellati, l’ufficio di presidenza del gruppo Renew questa settimana si è riunito di nuovo. Impossibile prendere una decisione, vista l’opposizione di molte delegazioni nazionali. L’unica linea su cui può emergere un consenso – riferiscono fonti interne – è questa: niente ingresso del M5S, semmai adesione a titolo individuale di una decina deputati pentastellati (su un totale di 14) giudicati “compatibili”. Nella delegazione dei Cinque stelle, dieci sono favorevoli a entrare nei liberali, gli altri quattro contrarissimi. Ma Fabio Massimo Castaldo e Tiziana Beghin, che negoziano a nome di tutti, hanno più o meno risposto: “No grazie, noi non vogliamo dividerci”. Così la porta di Renew si sta chiudendo, anche se Guy Verhofstadt – l’ex presidente del gruppo che aveva già tentato una prima alleanza nel 2017 e che ancora oggi è tra i più convinti fautori di un avvicinamento – potrebbe mettersi a reclutare eventuali disertori.

 

 

Il ritorno improvviso di interesse di Renew per il M5S è dettato innanzitutto dalla Brexit, che ha portato il gruppo liberale a perdere undici deputati, scendendo sotto la quota psicologica di cento eurodeputati. Ma, vista la rapidità con cui è stata presa la decisione di far ripartire i negoziati, contraddicendo il “mai con il M5S” che era stato decretato a ottobre, dentro Renew è nato un sospetto: “Potrebbe essere un’operazione condotta dall'alto per stabilizzare Conte”, spiega al Foglio una fonte. Nelle capitali europee si teme che le convulsioni interne al M5S mettano in discussione la tenuta del governo Conte. Ancorare il M5S a un gruppo europeista come Renew potrebbe scoraggiare chi vuole rompere con il Pd. Non è escluso che Giuseppe Conte ne abbia parlato con Emmanuel Macron e altri leader liberali. L’Eliseo aveva già condotto un’operazione simile immediatamente dopo le elezioni del marzo 2018, nel tentativo vano di sottrarre Di Maio alle sirene di un governo tutto populista con Matteo Salvini. Tre quarti della République en marche si ribellò perché il M5s era “incompatibile” e “anti europeista”. Anche oggi i macroniani al Parlamento europeo sono divisi, con almeno metà della delegazione contraria all’ingresso del M5S in Renew perché “non ci si può alleare con gli alleati dei gilet gialli”.

 

 

Quanto ai Verdi, anche loro non riescono a fidarsi del M5S. Mercoledì – spiega una fonte ecologista – c’è stata una discussione di circa un’ora dentro il gruppo dove “si è deciso di non decidere subito”, malgrado il fatto che la Brexit li abbia fatti scivolare al quinto posto tra i gruppi all’Europarlamento, superati dall’estrema destra di Identità e Democrazia. I Grünen tedeschi sono contrari al M5s, gli ecologisti nordici vogliono aspettare, i Verts francesi e i regionalisti sono favorevoli. Risultato: “Una delegazione incontrerà di nuovo i deputati del M5S e un’altra riunione interna ai Verdi redigerà una lista di criteri da rispettare in caso di ingresso nel gruppo”, dice la fonte: vogliamo avere “garanzie” sulla Casaleggio, sui migranti e su altri dossier sensibili. Ma “la tendenza ora è verso un no al M5S. Ne riparleremo dopo gli stati generali se ci sarà una leadership diversa da Di Maio e Casaleggio e una chiara linea compatibile con i Verdi”.

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