La tentazione del M5s di entrare nel gruppo Renew

David Carretta

I liberali europei (ri)aprono la porta ai Cinque stelle. I negoziatori, le tempistiche e la scommessa sui transfughi

Bruxelles. Un paio d’ore prima che Luigi Di Maio salisse sul palco al Tempio di Adriano per annunciare le dimissioni da capo politico del Movimento 5 stelle, mercoledì pomeriggio l’ufficio di presidenza di Renew Europe al Parlamento europeo ha deciso di rilanciare i colloqui con il M5s per un eventuale ingresso nel gruppo liberale. Tre mesi fa, il capogruppo di Renew, Dacian Ciolos, aveva escluso ogni possibilità di riaprire il dialogo con gli eurodeputati pentastellati, dopo il fallimento del primo tentativo di ingresso semi-clandestino effettuato nel gennaio del 2017 da Davide Casaleggio e Beppe Grillo insieme al suo predecessore Guy Verhofstadt, a causa della ribellione di gran parte dei liberali. Quando il M5s ha ribussato alla porta di Renew all’inizio di questa legislatura, Ciolos aveva constatato che l’opposizione era ancora troppo forte: i macroniani non avevano dimenticato l’affronto della visita dai gilet gialli a Parigi e Di Maio andava ancora a braccetto con Matteo Salvini nel primo esperimento di governo tutto populista e antieuropeo. Oggi, invece, i calcoli di potere sembrano prevalere ai vertici del gruppo Renew. Le condizioni sono cambiate: il 31 gennaio ci sarà la Brexit, che porterà alla perdita di undici deputati liberali, più di tutti gli altri gruppi politici. Dallo scorso settembre il M5s non è più al governo con la Lega, ma con l’europeista Pd. Di Maio ha lasciato il timone del partito e alcuni sono disposti a chiudere gli occhi sulle derive antiliberali e antieuropee degli altri pentastellati. Ma lo scenario potrebbe essere ben diverso da quello del 2017. Data l’opposizione interna a un ingresso di tutto il M5s, Renew potrebbe puntare a recuperare potenziali transfughi e dissidenti. Con due di loro i contatti sono già iniziati. La stessa scommessa sull’implosione europea dei Cinque stelle è pronto a farla il gruppo dei Verdi, dopo che il dialogo con i pentastellati è finito a causa del ruolo della Casaleggio Associati.

   

I colloqui tra Renew e il M5s potrebbero iniziare già la prossima settimana. L’ufficio di presidenza del gruppo liberale ha nominato una squadra di tre negoziatori, che è stata incaricata di incontrare il “rappresentante” di tutti i pentastellati. L’ingresso di 14 deputati permetterebbe a Renew non solo di recuperare gli undici persi a causa della Brexit, ma anche di rafforzare la propria posizione rispetto agli altri gruppi. Per Ciolos e i suoi significa più soldi, presidenze e personale. Lo stesso vale per il M5s, che da quando è nei non-iscritti ha un margine d’azione all’Europarlamento praticamente azzerato. Ma l’ipotesi di alzare bandiere liberali e europeiste non piace a tutti i pentastellati. Il M5s a Bruxelles si divide sostanzialmente in tre: una parte della delegazione vorrebbe aderire ai Verdi, un’altra al gruppo di estrema sinistra della Gue, un’altra ancora è disponibile a sposare la causa liberale pur di entrare in un gruppo. Almeno nessuno sembra rimpiangere i cinque anni di alleanza con Nigel Farage, che nella scorsa legislatura li aveva condannati all’irrilevanza.

  

L’ingresso del M5s non piace a tutti nemmeno dentro Renew. Al contrario. “Sono tossici”, dice al Foglio un deputato che chiede di mantenere l’anonimato. Sandro Gozi, che arriverà il giorno dopo la Brexit in quota ai francesi di En Marche, potrebbe cercare di raffreddare gli entusiasmi. Se, come nel 2017, ci sarà una ribellione dei deputati semplici, i negoziati potrebbero comunque portare “singoli individui” del M5s dentro il gruppo, prevede un altro deputato di Renew. Secondo un’altra fonte interna, ci sarebbero già state discussioni con due deputati pentastellati che potrebbero concretizzarsi in febbraio.

  

A immaginare di far aderire i fuoriusciti sono anche i Verdi, il cui saldo della Brexit è di -7 deputati. Il copresidente del gruppo, Philippe Lamberts, si era fatto convincere a condurre un dialogo serio con la capodelegazione del M5s Tiziana Beghin e il vicepresidente dell’Europarlamento Fabio Massimo Castaldo. Ma ora è giunto alla conclusione che un’alleanza sia infattibile. “I problemi che abbiamo sono il controllo del partito da parte di Casaleggio e il fatto che il partito non funzioni davvero come democrazia”, ha spiegato Lamberts la scorsa settimana. Inoltre “ci sono differenze politiche di fondo”, in particolare sul tema dei migranti. Ma Lamberts è convinto che alcuni pentastellati diserteranno verso il nuovo partito di Lorenzo Fioramonti ed è pronto a aprire loro la porta. La sparizione all’Europarlamento delle spoglie di una disintegrazione del M5s sembra essere la soluzione ideale per fare tutti contenti.

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