Ecco perché la Consulta (evviva!) ha bocciato il referendum elettorale proposto dalla Lega

La Corte costituzionale dice no al quesito che proponeva l'eliminazione della quota proporzionale del Rosatellum. Salvini: “È il vecchio sistema che si difende”

Dopo quasi nove ore di camera di consiglio la Corte costituzionale ha deciso di bocciare il quesito referendario proposto dalla Lega che chiedeva l'abolizione della quota proporzionale dell'attuale legge elettorale. Inammissibile, come si legge nel comunicato diffuso dalla Consulta, “per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della 'normativa di risulta'”.

  

Parole che ai più risulteranno incomprensibili e che Stefano Ceccanti, deputato del Pd e costituzionalista, spiega così al Foglio: “La Consulta ha ritenuto 'troppo ardito' il fatto che sul tema della ridefinizione dei collegi, per ottenere l'ammissibilità, venisse utilizzata la delega al governo per ridurre il numero dei parlamentari, cioè una legge pensata per un'altra finalità”. 

 

In sintesi: il referendum chiesto dalla Lega puntava a una riforma elettorale interamente uninominale; il referendum deve produrre una norma “autoapplicativa” cioè immediatamente applicabile senza ulteriori passaggi parlamentari; una legge uninominale, però, per funzionare ha bisogno che vengano ridisegnati i collegi; Roberto Calderoli, estensore del quesito, sperava di potere utilizzare, per questa finalità, la legge delega del 2019 che deve occuparsi di ridisegnare i collegi a seguito della riduzione del numero dei parlamentari. Ma è proprio su questo che, secondo la Consulta, il quesito risulta inammissibile perché eccessivamente “manipolativo” visto che, per utilizzare quella legge delega, proponeva la soppressione dei riferimenti alla riduzione dei parlamentari e del termine per l’esercizio della delega.

  

 

Matteo Salvini, ovviamente, non ci sta: “È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e 5 Stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica”. Esulta il M5s con il ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà: “Dopo il pronunciamento della Corte noi continuiamo ad andare avanti per superare il Rosatellum e dare al paese una legge elettorale proporzionale con soglia alta che garantisca un sistema politico più coeso, camere più rappresentative e governi più stabili”. E con Luigi Di Maio che rilancia: “Seguiamo la strada del proporzionale affinché tutti i cittadini italiani siano effettivamente rappresentati in Parlamento”. L'idea di tornare al maggioritario e, magari, al Mattarellum (come ipotizzato da Giancarlo Giorgetti nella sua intervista al Foglio di alcuni giorni fa) è tramontata. Avanti con il proporzionale!

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