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E adesso diamo a Craxi quel che è di Craxi

Contro una lunga demonizzazione. Su tanti temi politici aveva ragione lui e Berlinguer aveva torto. Ha commesso errori, ma non si cancella così un pezzo importante della storia della sinistra e del nostro paese. Anche il Pd gli è debitore

13 Gennaio 2020 alle 08:06

E adesso diamo a Craxi quel che è di Craxi

Bettino Craxi (foto LaPresse)

Quando Bettino Craxi vinse il congresso del Midas e divenne segretario del Psi avevo 16 anni, frequentavo il liceo e anziché studiare facevo politica nelle assemblee studentesche: mi piacque subito moltissimo. Lo vedevo come un innovato-re coraggioso, capace di ritrovare il significato e il valore di una parola per quegli anni trasgressiva – riformismo – e di declinare intorno a quella un diverso modo d’essere di sinistra, tenendo insieme la libertà e l’aspirazione alla giustizia sociale, il mercato e l’attenzione...

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Commenti all'articolo

  • dongivu

    19 Gennaio 2020 - 19:24

    Grazie per l'assist: leninismo e pluralismo sono termini antitetici. Secondo il Foglio sembrerebbe più leninista la lega attuale di quella che ai tempi di Craxi ha sventolato il cappio, più leninista dell'odierno PD zingarettiano e dei grillini. Dobbiamo lasciare ai posteri (tra 20 anni) l'ardua sentenza?

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  • dafdaf

    13 Gennaio 2020 - 18:58

    Diamo a Gori (eccellente sindaco di Bergamo) ciò che è di Gori, cioè il riconoscimento del coraggio di una presa di posizione pubblica chiara e ragionata su un tema così controverso. Ma la domanda che sorge naturale è: come ritiene sia possibile il perseguimento di una (aggiornata) politica di riformismo liberalsocialista in un partito come il PD che, avendo scelto l'alleanza organica e strategica con il M5S, sembra procedere in tutt'altra direzione?

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    • mapatri

      14 Gennaio 2020 - 15:32

      Grazie per l'assist. E' il punto, la componente più importante del PD non ha nulla a che vedere col riformismo. Se ci si imbattono è guerra aperta..

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  • Andrew

    13 Gennaio 2020 - 13:12

    La letterale scomparsa del nostro Paese nelle vicende di una Libia (ricordate la famosa “quarta sponda” ?) non soltanto divisa in due al suo interno ma ricomposta nel duo Putin-Erdogan alla faccia di Italia ed Europa, è l’emblema di una scomparsa ancora più vasta e più significativa e riguarda in una parola sola la “politica”. La sua assenza spiega quella dei leader o viceversa e far rimpiangere, come è accaduto in questi giorni, non soltanto la figura craxiana, ma quella dei partiti stessi che furono travolti dallo tsunami di allora e non sono più riapparsi dopo il dileggio che è durato anni e anni e che, tra l’altro, ha avuto nei grillini una punta di diamante distruttiva e insultante a proposito del loro potere, salvo poi finire a governarlo ma senza alcuna capacità, esperienza e idee. La vendetta della politica, quella vera, è davanti ai nostri occhi ed è nient’altro che la sua assenza.

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  • mapatri

    13 Gennaio 2020 - 09:25

    La chiusura sulla cancellazione di un pezzo importante della storia della sinistra, ha una lettura: nel confronto a sinistra, feroce e autodistruttivo, non ha vinto la sinistra, dove il vincente comunista non ha dignità di alloggio.

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