Quel gran pezzo del Bonaccini

Stefano Bonaccini (foto LaPresse)


La nuova corsa con manifesto “verde” (ma non verde Lega), gli occhiali da hipster e il paradosso dell’essere più benvoluto del Pd


La “regione che è cresciuta di più” alle prese con i fantasmi che minacciano un modello socio-economico finora vincente


Il Bonaccini che dice “stiamo scherzando?” come il Bersani che diceva “siamo matti?”, e il percorso pre e post renziano


Quando Renzi lo chiamava “Bruce Willis di Campogalliano”, e quando litiga sulla Sanità con l’avversaria leghista Borgonzoni
Parte anche da qui la seconda campagna per la Regione di Bonaccini che, dice un sondaggio SWG, è arrivato secondo nel gradimento dei governatori italiani, dietro al leghista e presidente del Veneto Luca Zaia. E nelle soste al bar o in autogrill (Bonaccini gira spesso con macchina propria), il ricandidato, scrive lui stesso su Twitter, si ferma a scambiare due chiacchiere con gli sconosciuti, forse per capire le ragioni profonde di quel 33,77 per cento andato a Matteo Salvini alle Europee, non molti mesi fa. Che cosa farà davvero l’Emilia-Romagna nessuno ancora può prevedere, anche se, a chi la osservi dall’esterno e a chi la vuole difendere o conquistare, deve sembrare ancora, pur sempre, “Quel gran pezzo dell’Emilia”, per dirla con il titolo del libro scritto dal compianto Edmondo Berselli nel 2004 (ed.Mondadori): “Terra dai confini indefiniti che è il Sud del Nord e il Nord del Sud: qualcuno la chiama Emilia. Due passi più in là prende i colori della Romagna. Guarda con curiosità Milano, è di casa a Mantova, oltre il Po. Forse è un laboratorio politico, dove si aggirano ancora vecchi comunisti, insieme a mortadelle dal volto umano, cinesi importati. E’ una terra di nichilisti ed empirici, balzani e creativi, cordiali e collerici. Di bottegai sublimi… di creatori di illusioni, come il mago dei sogni Federico Fellini”. Modello politico o modello psicologico?, si chiedeva Berselli, e in quel dubbio sta forse la chiave della battaglia che attende il centrosinistra ora rivolto a Bonaccini.
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Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.