Altro che la valletta di Salvini. Parla Lucia Borgonzoni

Annalisa Chirico

La gavetta di partito, la conoscenza della città (e dei suoi malumori). Il fidanzato di sinistra e la voglia di rappresentare tutti, non solo ai suoi elettori. “Qui c’è voglia di cambiare”

Bologna. Anche le leghiste parlano. Lei parla di sicuro. “Mi ritagliano addosso l’immagine della valletta di Matteo Salvini. Se non è maschilismo questo”. La senatrice Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza dell’Emilia Romagna, ha lo scilinguagnolo sciolto. Si concede a un botta e risposta senza auricolari né suggeritori. Leghista da sempre nella rossa Bologna, alle ultime elezioni comunali ha dato filo da torcere allo sfidante di centrosinistra ottenendo il 45 per cento dei consensi al ballottaggio.

 

“Qui da noi c’è una gran voglia di cambiamento – incalza lei – Dopo cinquant’anni, molta gente di sinistra ha voglia di cambiare. Io mi rivolgo a tutti, sardine incluse: prima di decidere, leggete i programmi. Io voglio parlare a tutti”. In effetti, una leghista che ha fatto la barista in un centro sociale non può che avere una vocazione ecumenica. “Io ho sempre frequentato tutti, indipendentemente dalla professione o dal ceto sociale. Frequento la gente simpatica”. Dalla foto dell’abbraccio con Salvini al PalaDozza è emersa una notiziona: lei ha un bel fondoschiena. Al punto che un assessore capitolino del M5s ha dedicato a cotanto lato B una sguaiata riflessione su Facebook. “Se fossi una donna di sinistra, lui sarebbe già stato bandito dai bar. Spesso la sinistra predica il femminismo soltanto a parole. Che dovrei pensare di uno pseudo intellettuale che mi dà della valletta solo perché indosso un abito stretto? Questo sì che è maschilismo”.

 

Lei è ben truccata, ha le mani curate. “Agli inizi, quando ero una giovane militante che organizzava i banchetti di marciapiede, mi censuravo un po’. Non indossavo mai la gonna perché pensavo che con le gambe scoperte non mi avrebbero presa sul serio. Oggi non è più così: io valgo per quello che faccio e penso, l’esteriorità non è qualcosa di cui vergognarsi. Se tieni all’estetica non vuol dire che sei sciocca. Del resto, la sciatteria in un uomo è un segno negativo. Perché non dovrebbe valere anche per la donna?”.

 

Lei ha un bel caratterino. “Mi sono guadagnata tutto sul campo. Dopo il diploma all’Accademia delle Belle arti ho cominciato a lavorare e non mi sono più fermata. In Lega ho percorso l’intero cursus honorum, e mi hanno sempre trattato alla pari”. Da sottosegretaria alla Cultura, lei ha ammesso di non leggere un libro da tre anni. “Ho precisato: libri di narrativa. E comunque è inevitabile: quando sei inondata da leggi e bilanci da studiare, ci sta che non trovi il tempo di leggere. Forse io ho avuto semplicemente il coraggio di dirlo”. Un tentativo di delegittimarla? “Se fossi uomo, alcune critiche mi sarebbero risparmiate. Mi è dispiaciuto, per esempio, sentire dal mio avversario Stefano Bonaccini che sarei una una candidata muta. Io non sto a rinfacciargli l’amnesia sui natali bolognesi di Pier Paolo Pasolini… Non siamo all’asilo Mariuccia”.

 

E’ vero però che la presenza del leader, al suo fianco, è fagocitante. “Se qualcuno pensa di vincere screditando l’altro, si sbaglia di grosso. Ci sono due campagne elettorali: la mia, in qualità di candidata alla presidenza, e poi quella della Lega che alle elezioni europee si è affermata come primo partito in regione. E’ comprensibile che le dichiarazioni di Salvini abbiano un appeal maggiore per la stampa nazionale. Io sto sui temi locali che sono il cuore del mio programma”. Ecco, veniamo al cuore. “In che senso?”. Lei ha gli occhi di una donna innamorata. “Sì, ho un fidanzato, l’ho conosciuto questa estate”. Non mi dica che è di sinistra. “E’ di sinistra”. Vede, lei parla proprio a tutti. Interclassista, intergenerazionale, interpartitica. “Io voglio essere giudicata per le proposte che faccio, non per una tessera di partito. Nei fine settimana a Bologna, frequento il solito bar e faccio la spesa al mercato, la voce del cameriere e del negoziante sono un termometro fondamentale”.

 

Lei ha detto che i tre punti principali del suo programma sono Sanità, burocrazia e tasse. “In pochi sanno che nell’ultimo anno la Cassa integrazione in regione è aumentata del 276 percento. Se la crisi si è avvertita meno che altrove, dobbiamo dire grazie al mondo cooperativo, alle piccole e medie imprese, magari a conduzione familiare, che si sono fatte bastare un reddito anziché due. E poi ai grandi gruppi industriali che hanno scelto di resistere e non delocalizzare. Io dico sempre che l’Emilia Romagna è andata avanti, nonostante il Pd”. A Minerbio, nel bolognese, lei ha visitato l’ultimo zuccherificio italiano al 100 per cento. “E’ l’unico gruppo sopravvissuto nel nostro paese: con la tassa sullo zucchero sarebbero destinati al fallimento. E che dire della plastica? E’ un’eccellenza italiana, in regione impiega 15 mila persone con un fatturato di 4,5 miliardi. Il Pd ha presentato un emendamento alla manovra per ridurre la tassa a 0,80 centesimi, che significa comunque un raddoppio dell’attuale costo al chilo. La plastic tax va abolita e basta. Francamente, sono preoccupata”. In che senso? “Ovunque vada, trovo un tessuto imprenditoriale terrorizzato dalle politiche di questo governo. Ci sono più di milleduecento aziende agricole, alcune a rischio fallimento, che attendono lo stanziamento dei fondi europei del 2018 per via dei ritardi burocratici. Nell’arco di dieci anni, dobbiamo arrivare al modello veneto ‘tax free’, con l’Irpef completamente azzerata”. La proposta degli ospedali aperti nei fine settimana non si è capita bene. “Per le visite specialistiche, intendo. Il mio obiettivo è ridurre i tempi delle liste d’attesa per evitare che ci sia una sanità di serie A e una di serie B”.

 

L’Emilia Romagna guida la classifica nazionale per efficienza del sistema sanitario. “Si può fare meglio, glielo assicuro. Quando la signora mi racconta che, di fronte a un’attesa di 330 giorni per una visita al Sant’Orsola, è costretta a recarsi in un altro comune a sessanta chilometri, io dico che quella signora sta ricevendo un servizio di serie B. Noi abbiamo il dovere di garantire a tutti il massimo della qualità. L’Emilia è di tutti”. Il suo slogan, sì. “E’ più di uno slogan. Le mense scolastiche emiliane sono tra le più costose a livello nazionale. Io vorrei un assegno unico destinato alle famiglie per bypassare i Comuni ed evitare che per l’asilo, a parità di situazione patrimoniale, si spendano trecento euro in un posto e zero in un altro. Lo trovo profondamente ingiusto. L’Emilia Romagna va liberata perché, dopo mezzo secolo, le incrostazioni di potere sono inevitabili. Certi meccanismi sono diventati prassi, le soluzioni ai problemi sono sempre le stesse anche se i problemi sono cambiati. Serve aria nuova, gente nuova”. Per Romano Prodi, bolognese doc, la sinistra perde perché si occupa dei gay e non degli operai. “La sinistra si occupa delle banche e ha smesso di stare tra la gente. Non conosce le periferie che si sono spostate nei centri storici delle nostre città. Metà degli immigrati che stavano nei centri di smistamento sono fuggiti, non certo per tornare nel paese d’origine. Il più delle volte vengono reclutati dalla criminalità organizzata, e te li ritrovi per strada a spacciare. Queste verità qualcuno vorrebbe nasconderle sotto il tappeto”.

 

L’Emilia Romagna è una terra insicura? “C’è molta delinquenza, e i cittadini lo sanno. Il maxi-processo Aemilia, sulle infiltrazioni della ’ndrangheta al nord, si è concluso con 125 condannati. Per non parlare delle inchieste in corso sulla mafia nigeriana. Lei pensi che l’attuale giunta ha investito in sicurezza un budget pari a quello che il Viminale, con l’allora ministro Salvini, ha destinato alla nostra regione per la sola installazione delle telecamere di sorveglianza”. In piena “Glasnost” con le gerarchie vaticane, Salvini ha incontrato l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi. “Lo conosco da tempo, e nutro una profonda ammirazione per lui. L’opera di assistenza che la chiesa svolge per i clochard della città è uno straordinario esempio di carità cristiana”. Lei sogna la maternità? “Non ho mai pensato che una donna debba per forza diventare madre, non è un passaggio obbligato. Tante donne vorrebbero esserlo ma non possono, e allora sarebbe assurdo considerarle per questo donne dimezzate”. Qual è il suo segreto per restare tutta intera? “Mi reggo sulle mie gambe, e guardo avanti”.

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