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Spadafora lascia aperta la porta al Pd: “Non è detto che il M5s vada da solo in Emilia-Romagna”

"Vediamo se sui territori ci saranno indicazioni diverse", ha detto il ministro grillino ospite della Festa fogliante di Firenze. "Lo ius soli? E' importante, ma non è nell'agenda del governo dei prossimi mesi"

23 Novembre 2019 alle 12:32

Spadafora lascia aperta la porta al Pd: "Non è detto che il M5s vada da solo in Emilia-Romagna”

Vincendo Spadafora alla Festa del Foglio a Firenze

Il voto sulla Piattaforma Rousseau ha deciso che in Emilia-Romagna il Movimento 5 stelle si presenterà, Luigi Di Maio ha garantito che “andremo da soli”. Non tutto però sembra essere così certo: “Io penso che una prima decisione sia stata formalizzata e annunciata, che è quella di andare da soli”, ha detto Vincenzo Spadafora,  ministro delle Politiche giovanili e dello sport, ospite alla Festa fogliante di Firenze. “Ma ovviamente non è detto che questo non possa essere rimesso in discussione dagli iscritti e dai portavoce locali. Se dovesse aprirsi una riflessione su questo, il Movimento si atterrà alla decisione degli iscritti. Vediamo se sui territori ci saranno indicazioni diverse. Siamo una comunità che discute,  come del resto fanno tutte le comunità politiche e non escludo che se gli attivisti a livello locale porranno il tema dell’alleanza con il Pd, ciò non possa essere discusso. La mia preoccupazione è che il M5s esca dalla fase critica che sta vivendo. Se la nostra presenza sui territori può contribuire a rafforzare questo governo – che deve assolutamente andare avanti – ben venga”.

 

Sulla fase critica del Movimento, Spadafora è chiaro: “E’ ovvio che c’è qualcosa da cambiare nel M5s, dopotutto stiamo parlando di una formazione nata dieci anni fa. E’ comunque anche vero che in questo anno e mezzo ha fatto alcune delle cose per le quali era nato. Ora, dopo aver sperimentato cosa significa stare al governo, che è una cosa ben diversa dallo stare all’opposizione – anche perché al governo bisogna capire se le cose che si propongono poi si possono fare – penso che ora sia indispensabile una fase di maturazione che però non può tradursi con il cambiamento del leader politico. Non si risolvono i problemi cambiando una singola persona. Bisogna ragionare su un progetto, il problema non è assolutamente Luigi Di Maio. Anzi, chi mette in discussione la sua leadership pensa solo ai personalismi. Bisogna far capire che siamo una forza che vuole rispondere davvero agli interessi degli italiani e non fermarsi ai proclami che si fanno quando si è all’opposizione”.

 

Beppe Grillo intanto però è tornato in campo, preoccupato dal destino della sua creatura: “Io non voglio interpretare il suo pensiero”, osserva il ministro, che aggiunge “Dal mio punto di vista, Grillo intende dire che bisogna evitare gli attacchi e i personalismi, che non servono a nulla. Mi auguro che questo governo duri fino alla fine della legislatura. In ogni caso, quando ci sarà un nuovo governo e non dovessi essere più ministro, eviterò di pubblicare post su Facebook contro i miei successori solo perché non sarò più al governo. Mi sembra che oggi tanti puntino a creare destabilizzazione. Se avrò qualcosa da dire loro, li chiamerò e mi confronterò con loro”. E l’Ilva? “E’ una storia molto complessa, non so se aver tolto lo scudo penale sia stato un errore o meno. Sicuramente è un caso delicato sul quale dobbiamo mostrare grande capacità di governo. L’Ilva come Alitalia, sono due delle più grandi emergenze che ci troviamo ora sul tavolo del Consiglio dei ministri”. E in Consiglio dei ministri c’è anche il Pd. Come sono i rapporti con gli alleati? Buoni, dice Spadafora: “Quando ci sediamo attorno allo stesso tavolo lavoriamo e ci confrontiamo con grande rispetto. Certo, proveniamo da storie molto diverse, ma la bellezza della politica dovrebbe essere proprio quella di unirsi per fare un governo non contro qualcuno bensì per immaginare un progetto del paese per i prossimi dieci e vent’anni. Adesso certamente stiamo scontando la capacità concreta di stare al governo con altre storie politiche diverse partendo da esperienze diverse. Non credo ci sia una barbarizzazione del Pd, ci aspettiamo che anche il Partito democratico abbai rispetto per noi”.

 

Intanto, nei giorni dell’acqua alta a Venezia, mentre Nicola Zingaretti diceva che bisogna pensare allo ius soli, Di Maio replicava che non è la priorità. “Io – dice Spadafora – sono stato il primo ad attaccare il capo della Lega sui diritti, anche quando eravamo colleghi di governo. Sullo ius soli spero si possa trovare un accordo. Di Maio ha solo detto che in quel momento, con l’acqua alta, avevamo altre urgenze. Il che è vero. Proverò all’interno del Movimento a convincere i colleghi quanto importante sia questo percorso, per far capire loro l’importanza dello ius soli. Che comunque non nell’agenda del governo per i prossimi mesi”. Intanto Grillo dice che in giro c’è una destra pericolsetta. “Ci sono anche forze del centrodestra con le quali si può interloquire e confrontare in Parlamento. Quel che mi preoccupa è il clima di paura che è andato molto alla pancia degli italiani e che ha portato molto consenso alla Lega di Salvini. E’ un clima che non fa bene e che sento diffondersi anche tra i più giovani. Mi preoccupa anche quando nel mondo dello sport questi germi di razzismo vengono diffusi. Penso che questo governo debba porre un argine serio a questi fenomeni che non appartengono all’Italia”. Certo, anche nel Movimento a volte si sono uditi toni non proprio improntati alla tranquillità: “Che il M5s con i toni tipici dell’opposizione e con gesti simbolici si andato oltre per imporre certi temi, questo lo riconosco. Però guardiamo cos’è successo in Europa: il M5s ha canalizzato la rabbia di molti italiani. Noi in Italia siamo stati un cuscinetto a questa rabbia, soprattutto se ci riferiamo alla situazione vista in altri paesi, dove questi fenomeni di rabbia hanno creato molti problemi. Io credo che il successo del 4 marzo sia il risultato del chiaro fallimento delle altre forze politiche”.

 

Ma non è che il Movimento 5 stelle abbia aiutato la Lega a crescere? “No”, dice sicuro Spadafora: “I nostri voti non sono andati alla Lega. La maggior parte dei voti che abbiamo perso sono finiti nell’astensionismo e questo vuol dire che alcuni cittadini non hanno espresso un giudizio favorevole sulla nostra capacità di governo. La Lega è aumentata perché purtroppo ha cavalcato i temi della sicurezza raccontandoli con grande enfasi. Ma credo che anche per la Lega verrà il momento di confrontarsi con la realtà. Mi auguro che questo paese non debba mai sperimentare un governo della Lega, ma qualora dovesse accadere voglio vedere come potrà governare”. Infine una battuta sul Di Battista preconizzato da Di Maio futuro leader del M5s. Una minaccia? “Di Battista è stato, è e sarà un pilastro di questo Movimento. Sinceramente in giro non vedo altri grandi leader”, ha chiosato il ministro Vincenzo Spadafora.

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