Matteo Salvini al Parlamento europeo (foto LaPresse)

Un deputato della Lega ci spiega l'accidentato percorso di avvicinamento al Ppe

Samuele Maccolini

“E’ possibile un avvicinamento all’Ecr, il gruppo conservatore”, dice Matteo Luigi Bianchi. Il Carroccio prova a normalizzarsi, malgrado le possibili resistenze di Pis e Vox

Roma. “Non credo che entrare nel Ppe sia concretamente all’ordine del giorno. Ci sono i Conservatori di Ecr”. Matteo Luigi Bianchi, segretario leghista in commissione per le Politiche dell’Unione europea alla Camera, fissa un paletto dopo lo stop preventivo del presidente del Ppe, Donald Tusk, all’entrata della Lega nel gruppo dei popolari europei. E allora si muore sovranisti, senza costruirsi una credibilità europea? Un’alternativa c’è. “E’ possibile un avvicinamento all’Ecr, il gruppo conservatore”, dice Bianchi. La Lega, in questo modo, lascerebbe il suo gruppo, Identità e democrazia (Id), e raggiungerebbe gli alleati di casa, Fratelli d’Italia, che fanno parte del gruppo dei Conservatori e riformisti. Lì, gli eurodeputati leghisti sarebbero, tra gli altri, in compagnia dei Tories britannici, decimati dalle ultime europee, degli spagnoli di Vox, e dei polacchi del Pis, che da soli contano quasi un terzo dei membri del gruppo (26 parlamentari su 62 totali).

 

Se sul piano ideologico le affinità tra la Lega e i partiti dell’Ecr sono evidenti, non mancano le difficoltà. Il Pis, infatti, potrebbe bloccare la Lega sulla questione Russia. Il Pis è russofobico, considera Putin un nemico nazionale della Polonia, mentre le posizioni della Lega su Vladimir Putin, com’è noto, sono di aperto sostegno. Non a caso martedì i parlamentari europei del Carroccio, assieme ad altri colleghi di Id, hanno disertato la premiazione al Parlamento europeo del dissidente russo Oleg Sentsov, insignito del premio Sacharov per la libertà di pensiero. Sentsov, anti putiniano, era stato condannato a vent’anni per essersi opposto al governo russo di Crimea. Ma “chi dice che la Lega è filo russa è fuori strada”, dice sorprendentemente Bianchi, rivendicando il sostegno del partito di Matteo Salvini all’alleanza atlantica e agli Stati Uniti. Chissà.

 

Il secondo problema, anche se meno grave (gli spagnoli sono molto meno rappresentati in Ecr dei polacchi) riguarda il sostegno leghista alle istanze indipendentiste della Catalogna. Cosa che potrebbe mettere in difficoltà il partito dell’estrema destra spagnola Vox, naturalmente ostile nei confronti delle istanze indipendentiste. “Sostenere Vox e plaudere all’indipendentismo non sono cose incompatibili”, dice però Bianchi. “Le rivendicazioni catalane sono legittime. Ma ciò non ci impedisce di condividere con Vox la battaglia sull’immigrazione”. 

 

L’ultima difficoltà è infine rappresentata dalle controverse alleanze internazionali di Salvini. La Lega non sembra intenzionata a rompere i legami politici che da tempo la collegano a Le Pen e all’estrema destra tedesca dell’Afd (sotto indagine in Germania per sospetto filonazismo). Spiega Bianchi: “Una delle opzioni sul campo è l’unione tra conservatori e sovranisti. All’inizio della legislatura l’unione tra Ecr e Id era nell’aria. Il 90 per cento dei temi sono condivisi, ma la fusione è saltata per problemi organizzativi”.

 

Ovviamente tutto è possibile. E se l’ingresso della Lega nel Ppe può essere considerato al momento, come dice Bianchi, poco più di un periodo ipotetico dell’irrealtà, un ingresso del partito di Salvini nel gruppo conservatore rimane un’eventualità decisamente meno irrealistica. Anche se, come si è detto, piuttosto complicata. Si tratterebbe di un piccolo passo verso la normalizzazione della Lega, che al momento – nel gruppo di Id – è considerata tra gli “impresentabili”. Qualora Salvini decidesse di voler tentare un avvicinamento a Ecr dovrebbe, per prima cosa, contattare Giorgia Meloni, che di quel gruppo fa parte e che – per statuto – in quanto italiana ha diritto di veto sull’ingresso di altre delegazioni provenienti dal suo paese. Come ben si capisce l’eventuale ingresso della Lega in Ecr è un fatto denso di conseguenze anche sul piano nazionale.

Di più su questi argomenti: