Nomi della prossima segreteria del M5s

Valerio Valentini

Come rimettere insieme i cocci? Il governo non si tocca, per ora, ma sul sottogoverno bisogna lavorare. Di Maio prepara la riorganizzazione del Movimento

Roma. L’argomento parrebbe marginale, in un momento in cui il destino del governo è alquanto incerto. Ma se Luigi Di Maio proprio su questo tema ha incentrato il suo discorso in un’assemblea dei deputati, quella di martedì sera, che pure doveva affrontare la rogna dell’Ilva, vuol dire che tanto irrilevante non è. Il nuovo “team del futuro”: eccolo l’argomento – che poi, al netto dell’evanescente vocabolario grillino, sta a indicare la nuova segreteria politica del M5s. “Sarà un passaggio importante”, ha garantito il ministro degli Esteri ai suoi eletti alla Camera. E ha lasciato intendere che le scadenze fissate sul Sacro Blog verranno rispettate: per cui, entro la prima decina di dicembre, verrà votata dagli iscritti di Rousseau la squadra dei “facilitatori”, che ridefinirà anche gli equilibri interni al Movimento.

 

Del resto, se Di Maio ha riservato tanta importanza a questa riorganizzazione è perché sa, o almeno spera, che la delega di responsabilità, insieme a quella distribuzione di poteri e visibilità che ne consegue, saprà attenuare i malumori di chi, finora, si è sentito poco considerato. Il termine per formalizzare le candidature è scaduto lunedì scorso, ma potrebbero esserci delle deroghe in vista della presentazione definitiva prevista per il 22 novembre. E spulciando negli arcana di Rousseau, si possono già individuare i concorrenti più accreditati. All’Economia, assai accreditato è il profilo del deputato Raphael Raduzzi, 28enne padovano che già lo scorso anno fu relatore della legge di Bilancio. Lui per ora si schermisce: “La mia candidatura? Non è ancora sicura, anche se ci sto lavorando”. Più convinto, invece, Vincenzo Presutto, senatore napoletano, commercialista, già responsabile del M5s sul dossier dell’autonomia. “Proporrò un progetto per il miglioramento della performance della Pa, per avviare una spending review naturale”. Alle Infrastrutture il candidato che sembra favorito è il senatore Agostino Santillo, ingegnere casertano, già in lizza a settembre per un posto da sottosegretario al Mit.

 

Chi invece un ruolo di sottogoverno lo ha perso, nel cambio di governo, è il lombardo Claudio Cominardi, che corre come “facilitatore” per il Lavoro, sostenuto anche da Tiziana Ciprini (che sarà la sua responsabile parlamentare, visto che ogni candidato deve avere un collaboratore tra deputati o senatori) e da Davide Tripiedi, impegnato nell’allestimento di quella che sarà una vera e propria campagna elettorale in giro per l’Italia a caccia di attivisti. Dovrà vedersela, però, con la campana Maria Pallini, capogruppo in commissione Lavoro alla Camera. Vittoria Baldino, deputata calabrese ma eletta nel Lazio, punta invece al settore Giustizia, e conta sul supporto in Parlamento di Piera Aiello, la ormai nota testimone di giustizia eletta a Montecitorio. Non sarà della partita, invece, Francesco Berti, deputato livornese a cui Davide Casaleggio in persona ha ventilato l’ipotesi di entrare nella struttura di Rousseau, in sostituzione di Stefano Patuanelli nel frattempo divenuto ministro. All’Innovazione si scommette sulla vittoria di Luca Carabetta, valsusino, vicepresidente della commissione Attività produttive alla Camera e volto mediatico del M5s più istituzionale, accompagnato dal varesotto Niccolò Invidia. Quanto alle Imprese, il commercialista comasco Giovanni Currò, vicino a Stefano Buffagni, si scontrerà probabilmente con Michele Gubitosa, imprenditore avellinese dato ancora come indeciso. Agli Esteri, invece, figurano due nomi noti, nel gruppo dei deputati: uno è quello del sardo Pino Cabras, irredimibile sostenitore dei leader sudamericani in bilico, ieri Maduro e oggi Morales; l’altro è quello della campana Iolanda Di Stasio, legata al fedelissimo di Casaleggio, Pietro Dettori.

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