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Perché anche chi non ama Salvini dovrebbe esultare per le svolte antitruciste della Lega

Claudio Cerasa

Europa, euro, deficit. Un’opposizione che si normalizza è una buona notizia anche per chi non si trova dalla parte dell’opposizione

Si potrebbe dedicare questo corsivo a una notizia che ieri pomeriggio ha stuzzicato la creatività di molti osservatori e si potrebbe dedicare un lungo ragionamento a una battaglia politica succosa che esiste oggi all’interno del governo e che è quella tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, che nella giornata di ieri si sono ritrovati a battibeccare a distanza sui temi della manovra con il primo, molto minaccioso, convinto che sia necessario non porre alcun limite al contante e che non sia necessario multare chi non ha il Pos e con il secondo, molto stizzito, convinto che il contante vada invece limitato e che vada severamente multato chi non ha il Pos. Ma dato che i litigi all’interno di questo governo non potranno mai eccitare come quelli del precedente governo (far cadere tutto, votare e far vincere Salvini, really?) tanto vale cambiare aria, uscire dalle stanze del Palazzo e spostare la nostra attenzione su quello che sarà, insieme a Matteo Renzi, il protagonista di questo weekend politico italiano, ovvero Matteo Salvini.

 

E’ possibile che oggi in piazza, a Roma, il leader della Lega si lasci andare, tornando magari a giocare con i rosari, a insultare l’Europa, a demonizzare i migranti, a invocare la lira e ad alimentare la xenofobia. Può darsi che questo succeda, perché di fronte al proprio popolo i leader populisti tendono spesso a ragionare più con la pancia che con la testa. Ma i fatti politici di questa settimana, messi in fila l’uno dietro l’altro, ci dicono che l’impresentabile Lega deve aver capito che per avere possibilità di tornare al governo deve impegnarsi a infilare rapidamente in un cassetto la sua impresentabilità. E dopo l’intervista al Foglio del segretario della Lega, quella in cui Salvini ha detto di essere atlantista, di amare Washington più di Mosca e di considerare l’euro non reversibile, c’è un’altra intervista dell’ex ministro dell’Interno che merita di essere valorizzata e che segna su molti spunti una svolta se non di moderazione quanto meno di autocontrollo.

 

L’intervista è quella rilasciata questa settimana al settimanale francese Point e le parole dell’ex Truce sono molto interessanti. L’Europa va sfasciata? Macché: “Sono determinato a cambiare le regole europee, senza distruggere nulla”. La Brexit va imitata? Macché: “Se sogno un’Italexit? No, ma vanno completamente cambiate le regole dell’Europa”. L’euro va combattuto? Macché: “E’ stato un brutto esperimento, ma dato che la storia non può essere riscritta stiamo lavorando per ridurre i danni causati dalle politiche monetarie e finanziarie”. Il pensiero liberale va combattuto? Macché: “Da un punto di vista economico mi definirei assolutamente liberale”. Papa Francesco va fischiato? Macché: “Rispetto fedelmente le indicazioni del Papa e della gerarchia vaticana”.

 

Salvini, nella sua corsa pazza e disperata alla ricerca di una nuova presentabilità, dice poi, mentendo, che il governo precedente è caduto per volontà della Lega – “uno dei motivi che ci hanno portato a porre fine all’alleanza con il Movimento 5 stelle e abbattere il governo, è il disaccordo sulla flat tax” – e lo fa naturalmente per intestarsi la battaglia contro i salassi fiscali (lui che con la sua presenza al governo è stato a lungo una tassa sull’Italia: vedi alla voce spread). E poi – dopo essersi detto “appassionato di Gramsci, Einaudi e D’Annunzio” – aggiunge una chicca, lui che negli scorsi mesi aveva detto che sforare il deficit “non solo si può ma si deve”: la Lega, dice Salvini, è un partito affidabile perché a differenza di questo governo non ha sforato più del dovuto, mentre “il nuovo governo italiano, che l’Europa dice di amare, ha creato un deficit più elevato di quello che abbiamo fissato l’anno scorso nella legge di Bilancio”.

 

Come tutti i politici specializzati nel mentire sapendo poi di poter smentire è difficile credere che la svolta dell’ex Truce sia qualcosa di più di un algoritmo necessario da adottare utilizzare per superare la conventio ad excludendum in cui la Lega si è cacciata. Ma anche chi non ama Salvini non può non riconoscere che una svolta c’è e se Salvini riuscirà a guidare un’opposizione mettendo la sordina al trucismo (e se così dovesse essere a lungo chissà che un giorno non si aprano scenari politici per combinazioni di governo oggi impensabili) anche chi non ama Salvini dovrebbe togliersi un po’ di puzza sotto al naso e ammettere che sì, un’opposizione che si normalizza è una buona notizia anche per chi non si trova dalla parte dell’opposizione.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.