Così i signori del debito hanno salvato l'Italia dai guai sovranisti

Alberto Brambilla

Dalle boutade sull’uscita dall’euro all’incertezza che ha sfiduciato i risparmiatori italiani. La lezione di Maria Cannata

Roma. Il 29 maggio 2018 Maria Cannata, per un ventennio la sapiente manager del debito pubblico italiano, era a Bruxelles a una conferenza congiunta Banca mondiale – Commissione europea e si è trovata a ricevere domande preoccupate da parte di funzionari e gestori di debiti sovrani. Fino alle elezioni a marzo avevamo uno spread tutto sommato contenuto, a 135 punti base, i problemi sono cominciati con le fibrillazioni istituzionali legate alla nascita del governo giallo-verde, ha sottolineato Cannata durante il seminario “Challenges for public debt management: some lessons from the crisis”, tenuto presso la sede della Cassa depositi e prestiti il 27 settembre scorso. Problemi che non sono legati a pregiudizi nei confronti del governo. Piuttosto, alcune dichiarazioni dei leader di partito – il M5s invocava l’impeachment del presidente della Repubblica – e lo scenario politico sono stati la causa, secondo Cannata, di un aumento del differenziale tra Btp e Bund fino a 289, avvenuto a maggio 2018.

  

“In quei giorni – ricorda Cannata che per diciassette anni è stata a capo della direzione del Tesoro per la gestione del debito e ora è presidente della piattaforma Mts, il mercato dei titoli di stato europei – c’è stata un’asta di Bot soffertissima. E’ significativo perché anche quando le cose vanno male i Bot non hanno mai problemi, quando si ha un problema su un’asta del genere vuol dire che i guai sono seri. Ci sono state anche cadute degli scambi sul mercato secondario, a significare uno stato di salute precario per il mercato obbligazionario sovrano”. Le dichiarazioni incaute sono state un evento nefasto, uno spartiacque, poi lo spread si è ulteriormente impennato a novembre quando lo scontro tra la Commissione e il governo Lega-M5s era ai massimi livelli e il differenziale Btp-Bund a 326 punti. “Da lì è cominciata la divaricazione con i titoli spagnoli, considerati meno rischiosi di quelli italiani, e non ci siamo più ripresi – dice Cannata – Solo ultimamente c’è stato un notevole miglioramento (nella percezione del rischio italiano, nrd) e pare, sembra, che le cose vadano meglio ma siamo lontani dalla situazione di marzo aprile dell’anno scorso”.

  

Ora lo spread con un governo Pd-M5s che si dichiara europeista ed esprime il presidente della Commissione Affari economici e il presidente del Parlamento è stabile a 130 punti, come prima delle elezioni del 2018, l’anno più difficile dopo il 2008 e il 2011. “E’ stato un anno complesso. Nel 2016 riuscimmo a emettere due nuovi titoli di stato a lungo termine, a venti e cinquanta anni, che andarono clamorosamente bene. Nel 2017 pure. Il 2018 invece è stato un anno di stop tra tensioni elettorali e successive travagliate situazioni – dice Cannata – non è stato opportuno lanciare nuovi titoli”. D’altronde la collaborazione da parte di Lega e M5s non c’è stata. Basti pensare all’asta del titolo Btp Italia, un titolo a scadenze variabili pensato per i risparmiatori italiani che nasce grazie all’opportunismo saggio di Cannata e dei suoi colleghi alla direzione del Mef che cura le emissioni, che ha subito un flop proprio nell’anno del governo sovranista. Il Btp Italia viene lanciato dopo che, alla fine del 2011, dopo la lettera della Bce e l’arrivo di Monti, gli investitori erano guardinghi verso i titoli bancari e preferivano i titoli di stato considerati più sicuri. “C’è stata una grande risposta dei risparmiatori nell’acquisto dei titoli di stato, un po’ perché incentivati dai rendimenti alti e un po’ perché il 2011 era stato l’anno della celebrazione dei 150 anni dell’unità e c’era stata una ondata di patriottismo abbastanza inusuale per l’Italia – ricorda Cannata – Ci fu un grande successo che è durato finora o quasi…”. Dal lancio nel 2012, un debutto non entusiasmante, fino al 2018 le tredici emissioni di Btp Italia sono state accolte in modo soddisfacente dagli investitori retail e istituzionali. Ma è nel nel novembre dell’anno scorso che arriva il flop con un collocamento molto inferiore rispetto alla precedente emissione di maggio sia tra i risparmiatori sia tra i professionisti. “Andò male perché cadde nel momento peggiore, anche se c’era la vulgata ‘facciamo comprare i titoli di stato agli italiani’, ma gli italiani per quanto patriottici non comprano i titoli di stato in un momento di incertezza, come qualsiasi altro risparmiatore”. E all’epoca la Lega non ci pensava a risolvere in modo definitivo l’ambiguità sull’opportunità di uscire dall’euro o no. In queste ore si capirà se l’appetito dei risparmiatori è cambiato con il cambio di governo con un’altra emissione di Btp Italia, il cui collocamento si chiuderà domani.

   

“Anche la demonizzazione degli stranieri che comprano i nostri titoli non funziona – ricorda Cannata – purtroppo l’Italia ha un debito troppo grande per permettersi di limitarlo al circuito dei propri cittadini, perché più è larga la base degli investitori più si riduce il costo (delle emissioni). Quindi attenzione a sparare queste proposte come se il mercato non esistesse e chi sta dall’altra parte non facesse delle valutazioni. Tutti si preoccupano se sentono che sarebbe meglio uscire dall’euro o che il Tesoro potrebbe decidere arbitrariamente di non rimborsare i titoli. Di queste stupidaggini – lasciatemi dire – ne sono uscite veramente troppe in questi anni”. Probabilmente le stupidaggini sono finite e il 2019, dice Cannata, sta andando bene grazie “ai miei colleghi che sono stati bravissimi”. “Si è recuperato molto benché non sia stato facile. A gennaio un nuovo Btp a 15 ha avuto un collocamento record per 10 miliardi, a febbraio uno a 30 anni per 8 miliardi, e a luglio una riapertura sindacata (aperta a un pool di investitori) del Btp a 50 anni per 3 miliardi”. Sono dei bei colpi assestati al dipartimento del Tesoro ora guidato da Davide Iacovoni.

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  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.