La gravitas che manca alla Leopolda

Giuliano Ferrara

Ancoraggio, sostenibilità. Il nuovo del nuovo è il problema del renzismo

La Leopolda è un brand, un marchio di successo. Politica, advertising, spettacolo e commercio si sono imparentati attraverso il trionfo dei talk, dei social e degli influencer. Come la Fornero, non so chi sia quel tizio di YouTube, ma so che ce ne sono molti come lui. Non bisogna avere alcun disprezzo per la politica-spettacolo e le sue conseguenze e attualizzazioni. La Leopolda ha un leader, l’unico in Italia dopo Berlusconi, ha i millennial, ha deputati senatori scenografi e fantasisti, produce idee, e la fatturazione elettronica che doveva spingerci nell’abisso ci ha risparmiato il collasso fiscale, altro che le manette, nonostante il gobierno del contratto caudillesco e sudamericano. Dunque bene così. Ma fino a un certo punto. Al modello Leopolda manca una cosa vecchia, apparentemente inservibile o inutile, classica e anticontemporanea, che si chiama gravitas. Non può ottenerla con i metodi le immagini e la lingua della direzione del Pd, rispettabilissima ma per loro un lontano ricordo, e nemmeno con le strullate alla Casaleggio.

 

Gravitas vuol dire ancoraggio, sostenibilità nel tempo, rotta sicura per quanto agile e flessibile, formazione di un ceto dirigente, aderenza a una base di cittadinanza e nazionale robusta, un europeismo senza pompa, in una formula: capacità di esserci, di essere persuasivi per la generalità del pubblico politico, e di esprimere qualcosa di più che non una tendenza, addirittura, mi voglio rovinare, un’appartenenza. Questo atto di gravitas non lo può compiere un gruppo, o un marchio sia pure ben messo, traslucido, eccitante, può compierlo solo un movimento politico, non dico un partito, ché non si usa più, ma un movimento sì. Non saprei da dove cominciare, io che sono di un vecchio mondo, ma so che da qualche parte i nuovisti e i riformisti devono cominciare. Ricominciare non basta. Non è scandaloso affatto rivendicare il governo Renzi e la sua parabola, tutta, sconfitta finale compresa, e resurrezione capolavoristica alla centralità politica; non è scandaloso proporsi di usare una forza liminare decisiva in Parlamento per contare, essere visibili istituzionalmente, promuovere idee e politiche. Ci mancherebbe. Ma ricominciare non mi sembra sufficiente. E andare a prendersi il futuro può sembrare palloccoloso, visto che il futuro in sé non esiste, è sempre il presente di un passato.

Cominciare qualcosa, il nuovo del nuovo, è il problema del renzismo come tendenza, se non voglia restare solo una tendenza della società. Dovranno far ballare un po’ il governo, senza scompaginare una situazione di felice e fragile trasformismo. Dovranno pescare dappertutto, anche nella Lega e nel suo ostile popolaccio, ovviamente nel Pd e nel mondo del grande rifiuto meridionale, i grillini. Ma lo dovrà fare un movimento carnale, visibile nella società, con un’impostazione sindacale, una cultura amministrativa e parlamentare, un linguaggio abbastanza vecchio per non lasciare indietro una società del futuro sempre meno giovane e abbastanza energico per trascinare le generazioni che crescono. Auguri per un’Italia viva che non lasci indietro la popolosa Italia in scadenza.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.