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Pd e Forza Italia sono ostaggio di due populismi diversi

Il leader di Energie per l'Italia spiega perché bisogna abbandonare le posizioni identitarie per unirsi nei valori comuni: è l’ora di lavorare a un nuovo polo liberale

28 Agosto 2019 alle 10:53

Pd e Forza Italia sono ostaggio di due populismi diversi

foto LaPresse

Al direttore - Il Manifesto per una democrazia liberale pubblicato da Alessandro Barbano sul Foglio di Ferragosto è un contributo importante alla ricerca di una prospettiva positiva per la politica del nostro continente. Ciò che scrive non vale solo per l’Italia ma è un impegno che dovrebbe coinvolgere tutte le persone e le istituzioni politiche europee che hanno a cuore la costruzione di un futuro democratico per i loro paesi.

  

La sistematica demolizione delle culture liberali, popolari e riformiste, ad opera, non solo dei leader populisti, ma, ormai da molto tempo, degli stessi leader dei partiti tradizionali, impone un forte cambiamento di attitudine e di prospettiva.

Non si tratta di costruire un fronte anti-populista magari affannandosi nella ricerca di nuove leadership non consumate, efficaci nella comunicazione, nella speranza che siano in grado di fermare l’emorragia di voti. Si tratta invece di rigenerare un pensiero politico nuovo, partendo dalla comprensione degli errori commessi, evitando di chiudersi nei propri recinti ideologici, ma aprendosi al confronto tra culture diverse.

Discontinuità. I populisti vincono generando forte discontinuità, il post-populisti non possono vincere nella continuità. Discontinuità vuol dire abbandonare il gradualismo e la moderazione. Vuol dire abbandonare il vecchio e sconfitto politicamente corretto (che tanto consenso ha portato ai populisti) e aggredire il politicamente corretto populista, quel mainstream delle parole d’ordine nuove a cui tanti liberali oggi si accodano.

Discontinuità vuol dire abbandonare le posizioni identitarie per unirsi nei valori comuni.

Compromesso, lo richiama Barbano, e lo indica come un pilastro della cultura politica liberale, popolare e riformista. Solo chi proviene da culture non democratiche o chi ha portato a sistema di “pensiero” la superficialità, chiama il compromesso “inciucio”.

Il compromesso invece, tra ideali e proposte diverse, nel presupposto che la libertà di pensiero e il rispetto per il pluralismo siano un pilastro della nostra democrazia. L’azione politica si genera come sintesi tra idee e posizioni diverse in grado, insieme, di rappresentare la maggioranza degli elettori.

Non è un passaggio facile. No, è un grande lavoro. E si basa sulla necessità di confrontarsi e portare una sintesi sui temi complessi della nostra era, respingendo la non cultura del rifiuto della complessità, del rifiuto della competenza, del sapere, dell’esperienza. Studiare, mediare, e comunicare in modo semplice. Questo vuol dire far diventare la cultura liberale e riformista, popolare.

I sei argomenti indicati da Barbano, sono i punti da cui ripartire. Da li si distingue, da li si costruisce una visione futura del nostra paese. Sono un perimetro di valori comuni nei quali è necessario riconoscersi.

Oggi è il momento di agire, ora che il quadro è più chiaro. I due partiti maggiori del Centro Destra e del Centro Sinistra hanno deciso di sottomettersi alla cultura populista di Salvini e dei 5S. Per motivi diversi, per effetto del proprio immobilismo il primo e per identità ideale e cinismo il secondo, hanno definitivamente abdicato al loro ruolo di guida nella società italiana. Politici pronti ad allearsi con i populisti per rientrare in gioco, o per guadagnare un po’ di tempo e allontanare la disfatta.

Certo servirà tempo per compiere questo lavoro profondo, nella nostra cultura, nella nostra offerta politica. Ma non può essere un lavoro a-temporale. Non possiamo più aspettare. Si voterà, prima o poi si voterà, e allora è necessario costruire presto questa nuova casa. Sfidando i populisti e i loro partiti subalterni senza paura del confronto elettorale.

Stefano Parisi

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