Alfonso Bonafede (foto LaPresse)

La giustizia spiega lo sgretolamento confusionale dell'Italia

Paolo Cirino Pomicino

Dal caso Csm alla Consip passando per la riforma Bonafede. Tre casi di cronaca spiegano il paese di Kafka

La strana vicenda del Csm e i comportamenti di Luca Palamara sotto indagine della procura di Perugia hanno un significato più profondo degli aspetti squisitamente penali verso i quali il garantismo è d’obbligo per cultura giuridica e morale. Questa vicenda è, purtroppo, però la punta di un iceberg enorme formatosi nel corso degli ultimi venticinque anni e che si chiama “sgretolamento confusionale”. Le istituzioni tutte sembrano in preda a un processo di sgretolamento che produce confusione e genera pasticci e ingiustizie prima ancora di ogni ipotesi.

 

Questo processo investe anche le istituzioni che dovrebbero garantire la legalità e che invece sono aggredite da qualche tempo da una erosione di competenza e di tenuta complessiva anche se le stesse istituzioni tentano poi di fermare questo sgretolamento con iniziative come quella della procura di Perugia. Ma non si ferma così alcuna erosione, c’è bisogno di ben altro che della riforma Bonafede timida e monca. Di questo sgretolamento vi sono episodi che si rincorrono. La procura di Perugia mette sotto inchiesta Palamara lasciando intravedere che nella procura di Roma possono esserci disordini e lotte fratricide tra pubblici ministeri mentre la stessa procura di Roma indaga da molto tempo alcuni magistrati del Consiglio di Stato e molte procure di Italia mettono cimici nelle stanze di magistrati giudicanti, così come l’arma dei carabinieri, amore profondo degli italiani, vive momenti difficili con alcuni vertici indagati sempre dalla procura di Roma mentre quella di Milano mette sotto accusa pezzi importanti dell’economia italiana e via di questo passo. Potremmo, ahinoi, continuare ancora per un bel pezzo questo elenco.

 


Le istituzioni sembrano in preda a un processo di spappolamento che produce confusione e genera ingiustizie. Questo processo investe anche le istituzioni che dovrebbero garantire la legalità e che invece sono aggredite da erosione di competenza e di tenuta complessiva


 

Nel frattempo, però, il governo per qualche giorno non ha fatto attraccare una nave della propria Guardia costiera perché ospitava a bordo persone che un peschereccio di un povero marinaio ha salvato dall’annegamento. La confusione, insomma, regna sovrana e la società italiana si smarrisce in una guerra di tutti contro tutti. In questo disordine si realizzano ingiustizie, accanimenti penali e amministrativi contro persone ed aziende. Di quel che è successo a Calogero Mannino ne abbiamo parlato mentre spesso si nasconde quel che accade sul piano della giustizia amministrativa. Mentre emerge la condotta dell’avvocato Amara e i suoi collegamenti con il consiglio di Stato, una grande realtà pubblica come la Consip affonda nella discrezionalità e nella confusione. Un gip del tribunale di Roma dal nome e dall’eredita genetica di grande livello, Gaspare Sturzo, ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura della repubblica di Roma per Tiziano Renzi e per altri 12 indagati per la gara più importante della Consip dal valore di oltre un miliardo di euro. 

 

Vi sono molte stranezze in questa vicenda giunta alla luce per un esposto fatto nel 2016 dalla Romeo gestioni che parlava di turbativa d’asta e senza il quale nè la procura, né l’Anac, né l’antitrust avrebbero mai conosciuto nulla. Sapete come sta finendo? Chi ha fatto l’esposto è perseguito dalla procura, dall’antitrust e dal consiglio di Stato. Il vertice dell’epoca della Consip, tal Marroni, l’unico a non essere indagato, utilizzò alcuni poteri discrezionali eliminando dalle gare più importanti proprio la Romeo gestioni perché, a suo dire, era venuta meno la fiducia senza motivare alcuna inadempienza della società che peraltro non era neanche indagata. Ciò che non poté il diritto forse poté il risentimento? Ma c’è di più! Il presidente della commissione delle famose gare FM4, tal Francesco Licci, fu intercettato dalla procura di Roma mentre diceva al presidente Marroni che non bisognava assegnare alla Romeo alcuna gara. Come mai la procura indaga Romeo e non a fondo questo presidente della commissione e anzi ne chiede l’archiviazione? E come mai il presidente del consiglio di stato Filippo Patroni Griffi avalla una sentenza che dice di non poter entrare nel merito di questa vicenda dando cosi di fatto ragione alla Consip di Marroni? E come mai lo stesso presidente accoglie una richiesta della Consip per anticipare una udienza tra le parti e respinge invece una richiesta di un breve rinvio per consentire alla Romeo gestioni di poter rappresentare le proprie ragioni con tutto il suo team legale. E Marroni con chi chiacchierava di queste gare? Lo dicono le carte, con i francesi di Cofely e molto probabilmente con i tedeschi di Dussmann oltre che con alcuni parlamentari che sponsorizzavano tal Bigotti anch’esso indagato senza che mai avesse parlato invece con la Romeo responsabile dell’esposto dal quale è nata tutta questa scabrosa vicenda.

 

Ma sono errori coincidenti per puro caso o c’è una filiera invisibile che coinvolge i tutori della legalità repubblicana o sono, invece, balle spaziali di un uomo di una certa età come noi? Se lo fossero, siamo pronti a fare ammenda ma per farlo abbiamo bisogno di risposte ai tanti perché, considerando inoltre che finanche l’accusatore del Romeo, tal Gasparri, accompagnò da Marroni non la Romeo gestione ma alcuni suoi competitor. Siamo davvero a Kafka. Tornando al nostro incipit la curiosità nasce solo dal rischio che si consolidi una morale pericolosa secondo cui chi denuncia un possibile imbroglio viene denunciato e rinviato a giudizio mentre la sua azienda viene privata di ogni diritto anche se, a giudizio di tutti, resta la migliore del settore mentre i veri protagonisti restano liberi di continuare tutto ciò che non potevano fare. L’altra morale è che continuiamo a dare agli stranieri non solo il meglio delle nostre imprese ma anche alcuni settori di servizi in via di espansione, nel caso specifico ai francesi della Cofely e ai tedeschi della Dussmann. Ciò che ci conforta, però, è che abbiamo trovato per l’ennesima volta un giudice non a Berlino ma a Roma, il gip Gaspare Sturzo che, tra l’altro, ha un cognome a noi molto caro e che con la sua decisione forse farà finalmente chiarezza tra tutti i soggetti richiamati.