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Rottamare il catastrofismo

Claudio Cerasa

La crescita è bassa, ma l’occupazione migliora. La fiducia è un disastro, ma lo spread cala. Il debito sale, ma la procedura ci sarà? Il populismo è osceno, ma il catastrofismo non aiuterà a combattere il populismo. Contro gli sfascisti è ora di una nuova fase

Il populismo è una catastrofe assoluta, una sciagura, una disgrazia, e in Italia sono già arrivate persino le cavallette, chiedere ai pastori sardi. Ma il catastrofismo, per quanto possa essere suggestivo, consolante e confortante, non ci aiuterà a combattere la catastrofe. E su questo bisogna cominciare a ragionare a partire da alcuni dati, registrati ieri, che hanno a che fare più con la realtà che con la propaganda. La realtà ci dice che il governo del cambiamento sta facendo di tutto per contare sempre meno in Europa, sta facendo di tutto per indebolire il nostro paese, sta facendo di tutto per rendere più vulnerabile la nostra economia, sta facendo di tutto per creare emergenze farlocche per nascondere emergenze vere. Ma la realtà ci dice anche che accanto ai consumi che diminuiscono c’è un’occupazione che migliora, che accanto a una crescita che ristagna c’è una disoccupazione che scende, che accanto a un moltiplicarsi di crisi aziendali c’è uno spread alto e che però continua a calare, che accanto a una pressione fiscale che non smette di salire c’è una Borsa che ha iniziato a migliorare, che accanto a un’attività manifatturiera in difficoltà c’è un export che ha ricominciato a crescere, che accanto a un debito che non smette di salire c’è una procedura di infrazione che ha buone possibilità di essere evitata.

 

L’Italia, come ha segnalato Goldman Sachs in un rapporto pubblicato qualche settimana fa dal Sole 24 Ore, se fosse un pianeta del Sistema solare sarebbe quello più lontano dal Sole, sarebbe come Plutone, il più freddo, persino più della Grecia, i cui rendimenti a cinque anni hanno un costo inferiore rispetto a quelli italiani. Ma la verità è che nonostante le mille difficoltà i professionisti del catastrofismo trovano ogni giorno una buona ragione per rinviare nel tempo la conferenza stampa con cui annunciare al mondo l’imminente catastrofe italiana. E per quanto ci possano essere mille ragioni che spieghino il rinvio della catastrofe (lo spread cala non per merito del governo ma per merito dell’ultimo whatever it takes di Draghi; la Borsa migliora non per merito del governo ma per merito di altre rassicurazioni date dalla Bce; la procedura di infrazione verrà evitata non perché l’Italia è virtuosa ma perché il governo metterà sul piatto diversi miliardi di manovrina e prometterà di fare il contrario di quanto fatto finora; il tasso di occupazione alto a livelli record e il tasso di disoccupazione basso a livelli record non si trovano solo in Italia ma si trovano da mesi in tutta l’Eurozona, come segnalato qualche settimana fa in una bellissima copertina dell’Economist, e se non fosse stato per i gialloverdi il treno lo avremmo preso anche prima) occorre riconoscere due cose.

 

Primo: il disastro forse ci sarà ma per il momento c’è meno di quanto i catastrofisti immaginavano.

 

Secondo: per combattere il populismo la chiave giusta non può più essere solo quella dell’allarmismo. E se vogliamo, il disastro che forse ci sarà, ma che per il momento c’è e non c’è, è legato a due fattori di fondo.

 

Da una parte c’è un’Italia più forte rispetto a chi la governa e dall’altra c’è un governo che ha reso il nostro paese meno credibile senza aver fatto quasi nulla di quanto promesso. L’Europa doveva essere sfidata ma finora l’Italia ha fatto quello che le ha chiesto l’Europa. Il Jobs Act andava smontato ma il governo lo ha solo parzialmente ritoccato. La legge Fornero andava smantellata ma finora il governo l’ha solo parzialmente rivista. Industria 4.0 andava smantellata ma l’ultimo decreto crescita ha fatto rientrare il progetto dalla finestra. La Tav non andava fatta ma alla fine nessuno l’ha mai bloccata. Il catastrofismo, insomma, non funziona perché in Italia i rivoluzionari per fortuna tendono a essere discontinui più con le parole che con i fatti (anche se a volte le parole pesano persino più dei fatti). Ma non funziona anche perché i catastrofisti che si oppongono alla catastrofe del populismo evocando i pericoli del domani sono i migliori alleati dei populisti. Non solo perché descrivono un paese che non c’è ma anche perché non si rendono conto che per sfidare i campioni del disordine più che denunciare un progetto da incubo occorre offrire una proposta da sogno. E se le uniche proposte da sogno sono quelle che arrivano dai populisti (la flat tax) forse è arrivato il momento di rottamare il catastrofismo e occuparsi di futuro con ottimismo, allegria e un po’ di testa alla realtà.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.