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La fine è vicina! Il catastrofismo della borghesia è il male dei nostri tempi

L’opinione dominante è pessimista su tutto, dalla Brexit agli avocado del supermercato. Ma non ci rendiamo conto di vivere in un’epoca d’oro

8 Luglio 2019 alle 10:20

La fine è vicina! Il catastrofismo della borghesia è il male dei nostri tempi

C’è molta rabbia in giro – e non è una cosa piacevole”, scrive Mark Palmer sullo Spectator: “Ma almeno vuol dire che le persone sono coinvolte oltre a essere arrabbiate. Quello che mi preoccupa e irrita di più è la negatività, la rassegnazione che è penetrata nella nostre vite. Tutto è distrutto! Tutto è perduto! La fine è vicina! Va bene se siete un testimone di Geova o se credete che quasi tutte le profezie escatologiche della Bibbia si sono verificate. Ogni giorno ci viene detto che la ‘catastrofe’ è vicina. Che sarà ‘catastrofico’ lasciare l’Unione europea senza accordo, ‘catastrofico’ se l’America si ritirerà dagli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico, ‘catastrofico’ se andremo avanti con le trivellazioni, ‘catastrofico’ se Jeremy Corbyn diventerà primo ministro. La classe media lagnosa è talmente convinta che il gioco sia finito che sembra quasi maleducato non unirsi al loro lamento. Un tempo erano solo i conservatori nostalgici a pensare che il mondo andasse sempre più in basso. Adesso lo pensano tutti.

 

Che sia la fine della democrazia, la distruzione dell’ambiente, l’ascesa del populismo, la prossima carestia in Africa, la paura delle armi nucleari, l’inquinamento dei nostri oceani, la minaccia del terrorismo, le difficoltà dei giovani a comprare casa, l’aumento del costo dell’istruzione privata, la mancanza di avocado decenti da Waitrose (una catena di supermercati inglese, ndr), i lavori infiniti sull’autostrada M4 – qualunque sia la tua lamentela, l’apocalisse borghese ci ha colpito. Tutto ciò che sembra unire la Gran Bretagna è l’idea di essere irrimediabilmente divisi. Secondo un sondaggio, oltre un terzo del paese è pessimista sullo stato dell’economia.

 

Io e mia moglie non veniamo invitati spesso alla cene, ma un amico che le frequenta assiduamente mi dice che torna a casa non con un mal di testa di delusione ma con un’emicrania di disperazione. Questo mi fa pensare che (per usare una frase pessima dei politici sotto pressione) dobbiamo vedere le cose nel loro contesto. Questa non è, grazie al cielo, l’estate del 1939 quando le persone si riunivano attorno alla radio di famiglia per capire se i loro uomini dovevano andare in guerra. Non siamo nemmeno in uno stato di pericolo come nel 1956 quando il presidente egiziano prese il controllo del canale di Suez, o nel 1962 quando la crisi dei missili a Cuba ci portò sull’orlo della madre di tutte le guerre contro l’Unione sovietica.

 

Sì, certo, siamo in un enorme casino e sì, tante persone non hanno alcuna fiducia in Westminster, ma dov’è la nostra determinazione? Non siamo noi quelli che commerciano con il resto del mondo (quando ci conviene) e si vantano di guardare l’avversità negli occhi? Non siamo un popolo che mangia fish and chips sotto la pioggia? Certo, come dice quella pubblicità ottimista del vino Hattingley Valley English, ‘siamo una nazione che non verrà scoraggiata da nulla… premiamo il coraggio e l’eccentricità… Noi usciamo sotto il sole di mezzogiorno e portiamo con noi i nostri cani pazzi’. Forse non è una brutta notizia che il panorama politico stia cambiando. Sia i conservatori che i laburisti sono a corto di idee da molti anni.

 

Nessuno crede più a quello che dicono. Può darsi che un cambiamento drammatico sia da tempo all’orizzonte? Dopo la confessione di Michael Gove sull’uso della droga, Peter Hitchens (un giornalista conservatore, ndr) – con cui sono d’accordo su molte questioni – ha detto che ‘la gente non sarà mai in grado di togliersi dalla testa l’immagine di lui che sniffa la cocaina dalle narici’. Ce la faranno, alla fine. Ma la brigata del bicchiere mezzo vuoto ha sempre visto i giovani (e Gove un tempo era giovane) come dei sinistroidi di scarsa moralità che fumano erba – quando, in realtà, sulla base della mia esperienza, i giovani sono per la maggior parte dei grandi lavoratori, diligenti, gentili e profondi.

 

Sono pochi i ragazzi che fumano e uno studio recente ha rivelato che più di un quinto tra i 25 e i 44 anni sono astemi, che è una cosa ottima per il loro futuro individuale, mentre molti di loro credono nel matrimonio, che è innegabilmente una cosa buona per la società. Secondo la Marriage Foundation, il rischio di divorzio per le coppie appena sposate è ai livelli più bassi degli ultimi cinquant’anni. Secondo le stime, solo 35 coppie su cento che si sono sposate quest’anno chiederanno il divorzio nella loro vita. Se questo fosse vero, significherebbe che i tassi di divorzi sarebbero i più bassi dal 1969, l’anno in cui è stato cambiato la legge per agevolare le separazioni. E visto che ci siamo, non dimentichiamo i progressi straordinari nelle terapie contro il cancro. Quattro settimane fa, gli esperti medici si sono riuniti a Chicago per il meeting annuale dell’American Society for Clinical Oncology, dove il dottor Harold Burstein, del rinomato Dana Faber Cancer Institute di Boston, è stato sentito pronunciare: ‘Siamo nell’età d’oro del trattamento contro il cancro’. E’ la torpida middle class a ingrossare le fila della cosiddetta ‘generazione fiocco di neve’ (un termine dispregiativo per indicare i millennial). Le loro previsioni negative non accettano che stiamo vivendo in un’età d’oro in così tanti campi, comunicazione, tecnologia, viaggi, nutrizione, salute.

 

Di recente ero in Portogallo per assistere alla partita della Nazionale di calcio inglese contro l’Olanda. Quello che mi ha colpito, oltre all’inettitudine dei nostri difensori, è stata l’esuberanza dei tifosi inglesi, che hanno accolto la sconfitta con un inscalfibile senza dell’umorismo. Io e il mio amico abbiamo offerto un passaggio ad alcun ventenni da Guimaraes, dove è stata disputata la gara, fino a Oporto. I ragazzi ce l’avevano fatta giusto in tempo per il calcio d’inizio, dopo aver speso molti soldi per affittare una macchina da Lisbona, e aver guidato sotto la pioggia torrenziale prima di scoprire che il loro Airbnb non era stato pulito. ‘Probabilmente passeremo uno dei weekend più brutti della nostra vita’, hanno detto ridendo, non lamentandosi. (Traduzione di Gregorio Sorgi)

Scrive lo Spectator (29/6)

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