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Fine della tregua nel Pd

All'interno del Partito democratico le correnti si rianimano dopo il congresso e le elezioni, via alle convention nazionali

12 Giugno 2019 alle 06:09

Fine della tregua nel Pd

foto LaPresse

Roma. La tregua elettorale provvisoria per le amministrative e le europee nel Pd sta per finire, mentre il segretario Nicola Zingaretti sta lavorando alla composizione della nuova segreteria (con i sindaci vincitori che scalpitano per avere un posto al sole, a partire da Dario Nardella, che ha battuto l’avversario di centrodestra al primo colpo). L’intensa attività delle correnti sta lì a dimostrarlo: la concordia para istituzionale nel partito ora deve lasciare il passo alla discussione.

 

Nel giro di un mese ci saranno tre convention nazionali (la festa del partito invece ci sarà dal 23 agosto all’8 settembre a Ravenna). Si comincia questo fine settimana, il 15 e il 16 giugno, con l’assemblea dell’area Giachetti-Ascani ad Assisi, all’Hotel Cenacolo per il primo incontro nazionale di “Sempre Avanti”. “Noi – dicono dalla corrente giachettian-ascaniana – abbiamo evitato ogni discussione durante le campagne elettorali anche sulle scelte che non ci convincevano e abbiamo lavorato pancia a terra per il risultato del partito alle europee e alle amministrative. E i frutti di un partito che finalmente marcia unito, con una minoranza che sa fare squadra invece di sabotare, si sono visti. Abbiamo anche chiesto anche il rinvio della discussione in Direzione proprio per non danneggiare in alcun modo il Pd. Ma ora è il momento di discutere”.

 

Aggiungono gli organizzatori di “Sempre Avanti”: “Crediamo sia necessario rilanciare un’idea di Italia che scommette sulla crescita, sulle riforme, sulle infrastrutture, sui diritti e sul futuro. Mentre Salvini e Di Maio bloccano il paese… Abbiamo l’ambizione di essere la minoranza riformista leale e ferma del Pd. E di rappresentare i riformisti che non vogliono rinunciare al Dna dei democratici”. Leali a Zingaretti, forse, ma di sicuro poco interessati alla futura segreteria che il leader del Pd sta componendo. “Ce ne freghiamo”, fanno sapere dall’entourage di Giachetti.

 

La settimana successiva toccherà all’area di Maurizio Martina, “Fianco a fianco”, che ha organizzato per sabato 22 e domenica 23 giugno a Marzabotto il suo primo forum nazionale dal titolo “Per l’alternativa”, una summer school di formazione e confronto. Per tutta la giornata di sabato ci saranno, spiegano dall’organizzazione, sessioni tematiche su uguaglianza, sostenibilità, Europa, lavoro e automazione (con interventi di Marco Leonardi, Tommaso Nannicini, Paolo Gentiloni, Carlo Calenda). La domenica invece sarà dedicata alle “prospettive del Pd per l’alternativa”. Molti gli esterni invitati a parlare, come Mario Tozzi, il giornalista David Parenzo e il sindacalista Marco Bentivogli. Calenda parlerà appunto il sabato, insieme a Roberto Gualtieri e Irene Tinagli. Gentiloni chiuderà la sessione del sabato mattina mentre il segretario del Pd Zingaretti interverrà la domenica a mezzogiorno (al dibattito di domenica parteciperanno anche Graziano Delrio, Stefano Bonaccini, Matteo Orfini e altri). I lavori verranno poi chiusi la domenica alle ore 13 da Maurizio Martina.

 

Il 5, 6 e 7 luglio sarà invece il turno di “Base Riformista”, la corrente di Lorenzo Guerini e Luca Lotti, che si riunirà a Montecatini. In quell’occasione sarà presentato anche un manifesto al quale sta lavorando il senatore Dario Parrini, già segretario del Pd toscano. Nei giorni scorsi Parrini ha spiegato al Foglio perché per un riformista ha senso restare nel Pd e non avventurarsi in sortite esterne (citofonare Calenda, ma anche Matteo Renzi): “Per una ragione molto semplice. Il Pd o resta lib-lab o non è più il Pd. Siamo nati per essere riferimento credibile, tanto di chi soffre quanto degli imprenditori che innovano e creano occupazione. Deporre quest’ambizione significherebbe snaturarsi… L’idea che il Pd possa esternalizzare la rappresentanza del centro e dei moderati perché abbiamo una legge proporzionale è un autoinganno. Salvini dimostra che si può giocare con spirito maggioritario anche dentro un sistema proporzionale. E non solo si può, si deve”. Il Pd, ha aggiunto Parrini, “deve avere un obiettivo chiaro: tornare il primo partito italiano. Raggiunge questo obiettivo solo se resta la casa di tutti i riformismi di stampo progressista. Il modello-Unione fallì nel 2006-’08. Non darebbe risultati migliori oggi”. Alla tre giorni di Montecatini parteciperanno, fra gli altri, Filippo Sensi, Alfredo Bazoli, Simona Bonafè, Mattia Mor, Pina Picierno, Andrea Marcucci, Andrea Romano, Alessia Morani, Emanuele Fiano. Molto attivi anche i comitati civici di Matteo Renzi, alla cui organizzazione sta lavorando Ettore Rosato, giunti a quota novecento: il 18 giugno ci sarà un appuntamento a Milano con Marco Fortis sui numeri di un anno di governo, poi il 12 luglio un’iniziativa sulle fake news. Insomma, la stagione delle riunioni di corrente del Pd è appena iniziata e durerà fino all’autunno, quando ci sarà la Leopolda renziana numero dieci: dal 18 al 20 ottobre. La Leopolda del decennale.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    12 Giugno 2019 - 10:10

    Il problema è uno solo: anche se il Pd si consola con le recenti elezioni ancora non si è capito cosa voglia questo partito, quali siano i suoi programmai e tanto altro ancora. Se questo partito è il nocciolo duro dell'opposizione deve darsi una strategia, visto che necessita di alleanze .Poi rimane il mistero dell'elettorato moderato, al quale appartengo, visto che all'orizzonte c'è tanta confusione e non mi pare che si voglia approfondire la questione del 40 per cento degli italiani che non vota più.

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    • Abele

      Abele

      12 Giugno 2019 - 16:04

      Io credo che il Pd preferisca attendere la probabile conclusione dei danni che questo governo produrrà tra poco. Nel frattempo cerca di fare chiarezza al proprio interno per esprimere finalmente progetti e strategie. Vorrei quindi dire al 40% degli italiani che non votano più che si diano, anche loro, una regolata. Nessun partito di centro/sinistra ha la bacchetta magica per la soluzione dei problemi e se si sentono spaventati e delusi dagli attuali dioscuri che votino per chi quanto meno cercherebbe di normalizzare il Paese nel contesto europeo senza avventurosi colpi di testa.

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