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"Ma che fascismo. Il problema è il veto del M5s sull'autonomia", ci dice Maroni

“Salvini ha un fisico bestiale, ma col M5s è dura. L’autonomia nella palude. Di Maio moderato? Rido”. Parla l'ex governatore della Lombardia

15 Maggio 2019 alle 06:00

"Ma che fascismo. Il problema è il veto del M5s sull'autonomia", ci dice Maroni

Roberto Maroni (Foto Imagoeconomica)

Roma. C’è chi dirà che parla per esperienza, e chi obietterà che invece lo fa perché gufa. Sta di fatto che Roberto Maroni sulla questione taglia corto: “Sì, è vero, avevo consigliato a Matteo di non fare sia il ministro dell’Interno sia il segretario del partito. Ma trovo assolutamente strumentali e pretestuose le polemiche sulla sicurezza nelle piazze”. Non c’è una questione di incompatibilità, dunque? “No. Poi è ovvio che per fare bene entrambe le cose ci vuole un fisico bestiale. Le giornate di Salvini ormai durano 48 ore”. E alla lunga stanca? “Il rischio di logorarsi c’è, ovvio. Ma per ora mi pare che resista bene. Anche perché, se davvero la sinistra è convinta di combatterlo con le polemiche sugli striscioni e sul Salone del libro, nella logica del ‘tutti contro Salvini’, allora Matteo non potrà che gioire e stare tranquillo ancora per molto tempo”. 

  

La grande balla dell’estremismo moderato

Arrendersi al bipolarismo tra M5s e Lega? La competizione tra populismi ha alimentato l’illusione che Di Maio e Salvini possano avere un volto non populista. La differenza tra classe dirigente e digerente e il vaccino contro un governo fuori controllo (spread a 280)

 

C’è pure Luigi Di Maio, a dire il vero, a contestare Salvini sulla base di questi argomenti. Dice che la Lega deve smetterla coi fucili e coi carri armati, e che il vero moderato è proprio lui. “Lui, cioè Di Maio?”, chiede Maroni, con tono divertito. Lui, confermiamo. E qui scoppia, fragorosa, la sghignazzata. “Cioè, fatemi capire: Di Maio, quello dell’impeachment a Mattarella, quello che s’affaccia sul balcone di Palazzo Chigi per festeggiare lo sforamento del deficit, quello che andava in visita dai gilet gialli e voleva sospendere i finanziamenti italiani alla Ue, quel Di Maio sarebbe moderato? A me viene da ridere”. 

 


    

Roberto Maroni, Matteo Salvini e Luca Zaia a una manifestazione della Lega nel 2015 

 


 

L’estremismo di Salvini, il suo rimprovero nei confronti di un ufficiale di polizia a beneficio di telecamere, non rischiano di aumentare la tensione? “Queste critiche mi sembrano tutte figlie di reazioni isteriche, che durano il tempo di una giornata”. Ma quando Salvini sbotta contro un poliziotto per come è stato gestita la piazza che ospita il suo comizio, lo fa in qualità di segretario di partito o come ministro dell’Interno e dunque di capo della polizia? Questa ambiguità non è pericolosa? “Non ho visto l’episodio, ma mi sembrano anche queste contestazioni un po’ pretestuose, buone al massimo per movimentare la campagna elettorale”.

 

E la vicinanza di Salvini all’estrema destra, invece, non finirà col danneggiare la Lega? “Direi che la sceneggiata sul suo libro si è risolta in un enorme spot per l’editore di riferimento di CasaPound. E questo la dice lunga sul valore di queste critiche. Semmai è un’altra la vicinanza dannosa”. Sarebbe? “Be’, direi che se non si sbloccano le infrastrutture, se neppure qui al nord si aprono nuovi cantieri, lo si deve al veto posto dal M5s. Che fa più male di qualsiasi critica sul fascismo”. Stesso discorso sull’autonomia, dunque? “Lì la questione è ancora più delicata, perché il testo dell’accordo va portato in Parlamento, dove i numeri parlano chiaro: lì i grillini hanno un grosso vantaggio, in termini di scranni occupati”. E però questo è il governo più autonomista della storia recente, a parole: la riforma è prevista perfino nel famigerato “contratto”. “Sì, ma se non ci sono le garanzie politiche necessarie, è inutile portare il disegno di legge nella palude delle Camere, ora”. Meglio aspettare il 27 di maggio, quindi? Rimandare tutto a dopo le europee? “Lì la situazione potrebbe migliorare, ma non è scontato che i grillini si convincano”.

 

E allora potrebbe saltare il governo? “Ne dubito. A mio avviso, dopo il voto del 26 maggio non cadrà l’esecutivo gialloverde come molti in Forza Italia sperano”. Lo sperano molti anche nella Lega, a dire il vero: lo stesso Giancarlo Giorgetti ha dichiarato ieri che “se il livello di litigiosità tra lega e M5s resta questo dopo il 26 maggio è evidente che non si potrebbe andare avanti”. E, sempre a detta di Giorgetti, nella crisi di governo ci spera anche lei per tornare in gioco. “Quello è tutto gossip giornalistico, non lo commento. Dico invece che dopo le elezioni europee non ci sarà nessuna crisi”. Servirà un rimpasto? “Ma no, sarebbe una manovra da Prima Repubblica. Ci sarà invece una revisione del contratto, dove si imporrà un’accelerazione sull’autonomia e un nuovo impulso alla crescita, con l’introduzione di una flat tax vera”.

 

Sconsiglia dunque a Salvini di far saltare il banco? “Dico che se anche dovesse cadere il governo, dubito che poi si andrebbe a votare, anche perché non ci sarebbero i tempi tecnici per farlo, con la nuova legge di Bilancio che incombe. Nascerebbe piuttosto un governo tecnico, e per i partiti del cambiamento sarebbe un’ammissione di fallimento. Semmai, il governo io lo avrei fatto cadere sul caso di Armando Siri. In quel caso Salvini ha sbagliato a cedere, dopo avere peraltro difeso per settimane il suo sottosegretario. Così la politica alza le mani davanti alla magistratura, e questa riempie i vuoti che la debolezza dei partiti crea. Lo dimostrano, mi pare, anche le recenti inchieste qui in Lombardia”.

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  • Guittone d'Arezzo

    Guittone d'Arezzo

    15 Maggio 2019 - 14:02

    L'accordo Casaleggio-Salvini durerà, purtroppo; perché ha origine dagli accordi con S.Bannon e coinvolge il Pres.della Lambardia e il Ministro della Famiglia. Non dobbiamo farci ingannare dalle uscite (concordate) del Di Maio (megafono della Casaleggio e C.) Per Salvini il cambiamento potrebbe avvenire solo se 1) F.I ritrovasse i voti del 2013; 2) i 5S. mantenessero i loro voti 3) il Pd rimanesse sotto il 20%.. Ma ripeto l'accordo S.Bannon è determinante.

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  • stearm

    15 Maggio 2019 - 14:02

    Un dubbio a volte mi assale, se per caso la Lega, dopo svariate esperienze di governo, portasse a compimento questa agognata promessa di autonomia. Anche se il mio sogno sarebbe l'indipendenza di Cazzago Briabba, come San Marino. E in più avrebbero la possibilità di eleggere presidente (o principe) il Machiavelli del Varesotto.

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  • luigi.desa

    15 Maggio 2019 - 12:12

    Il Truce abbaia ma non morde .Non avendo alcuna visione prospettica della politica non sa ancora cosa farà da grande. Dovrebbe con ferocia -che pure ne possiede- azzannare alla gola Di Maio ,che non perde occasione per deriderlo con i suoi toni tranquilli e la faccetta da attor giovane della commedia napoletana. I grillini hanno abbindolato gli italiani riuscendo a ingabolarne una alta percentuale nella astenia dei più e a buona ragione essendo i partiti tradizionali spariti ,FI è in perenne agonia ,il Pd fa solo rappresentanza di una sinistra scombiccherata e divisa ,la Lega riesce con funzionari di buona levatura a non andare oltre il governo delle regioni e il suo capo con il suo " fazo tutto mì " svuota il mare con il setaccio .E cos' gli italiani storditi non riescono a cavare un ragno dal buco. Ma l'Italia è sempre felix ,ha una ossatura indistruttibile che le deriva dal passato di Roma imperiale e dalla tradizionale operosità italica. Oremus.

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  • maropadila

    15 Maggio 2019 - 10:10

    Mi sembra di ricordare una frase di Maroni, secondo cui la Lega è un partito leninista e ne trovo conferma in questa intervista, che, peraltro, evidenzia, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il "cul de sac" in cui si sono infilati i due partiti al governo, nessuno dei quali ha vie di uscita dalla presente situazione, se non attraverso nuove elezioni (e, in questo caso, non è detto che l'esito di esse sia risolutivo); il tutto, comunque, complice la debolezza delle opposizioni, prefigura effetti negativi per il Paese.

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