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Chi è Paolo Visca, la “manina di Giorgetti” che vigila su Salvini

Ritratto dell'uomo a cui il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio dei ministri ha demandato il compito di seguire il dossier sullo sblocca-cantieri

24 Marzo 2019 alle 06:08

Chi è Paolo Visca, la “manina di Giorgetti” che vigila su Salvini

Foto Imagoeconomica

Roma. Nella versione, un po’ malevola, che emerge dai racconti che di lui fanno i ministri del M5s, è una delle manine al servizio di Giancarlo Giorgetti. E però, a differenza delle altre, delle molte altre additate spesso a casaccio negli accessi d’isterismo, quella di Paolo Visca, capo di gabinetto del vicepremier Matteo Salvini, è osservata con particolare attenzione, dallo stato maggiore grillino. “Perché la sua – dicono – è la mano di Giorgetti su Salvini”. E dunque è quella di cui maggiormente diffidare. E non a caso proprio intorno alla sua figura, umorale e però sempre compassata, nei bisbigli del Transatlantico si addensano le nuvolaglie cariche di sospetti sul comma incriminato del cosiddetto decreto sblocca-cantieri. Ricostruzioni maliziose riprese a circolare venerdì, dopo che, nella riunione convocata a Palazzo Chigi dal premier Conte e dai ministri Tria e Toninelli, a un certo punto è stato proprio al brizzolato funzionario avellinese, classe ’61 e una vita tra gli uffici di Montecitorio, che i due rappresentanti del Carroccio presenti, Edoardo Rixi e Armando Siri, si sono rivolti per avere informazioni sulle correzioni da apportare al provvedimento in esame. E tanto è bastato perché la delegazione grillina convocata quella sera nella Sala degli Arazzi – composta da Laura Castelli e da Stefano Patuanelli – individuasse il colpevole. “In realtà – ribattono dal Carroccio – a Visca abbiamo chiesto come mai nel testo non ci fosse alcun accenno alla rigenerazione urbana”. E lui? “Lui ha detto che sull’argomento non aveva ricevuto risposte, nonostante i molti solleciti”. Una frecciata, insomma, per denunciare l’ostruzionismo operato da Toninelli su un tema caro alla Lega. “Non mi è arrivato nulla, al riguardo”, si è infatti giustificato il ministro, provocando i sorrisi dei suoi vice leghisti che avevano nelle loro cartelline le osservazioni fatte dai tecnici del Mit su quelle stesse proposte.

 

Come che sia, quel che è certo è che l’uomo a cui Giorgetti ha demandato il compito di seguire il dossier sullo sblocca-cantieri è proprio Visca. “Visto?”, s’affrettano allora a rilanciare i grillini. “Visto che è lui, l’uomo messo da Giorgetti a controllare Salvini?”. A sentire chi frequenta il terzo piano di Palazzo Chigi – quello dove Visca ha il suo ufficio, due stanze più in là di quella occupata dalla portavoce del vicepremier Iva Garibaldi – la verità sarebbe in effetti meno complicata, e starebbe in una più banale questione di equa ripartizione delle spese: “Giancarlo aveva bisogno di uomo in più al suo servizio, ma il budget di cui poteva disporre come sottosegretario era limitato. E allora è stato Salvini ad assumerlo come suo capo di gabinetto”. E in effetti pare stonare un po’, oggi, la fedeltà all’eroe del “chiudiamo i porti” da parte di uno che, come Visca, è stato per anni considerato un estimatore dei Ds, e poi del Pd non renziano, e che nella scorsa legislatura, da capo dell’Ufficio Rapporti con l’Ue della Camera sembrava vicino perfino a Laura Boldrini. A ben vedere, però, l’identità politica di Visca è assai sfuggente. “Si accredita con molti, non si affilia a nessuno”, dicono di lui a Montecitorio. “Competente, tanto colto quanto incontrollabile”, aggiungono. E se lo ricorda ad esempio chi, nel Pd, a febbraio del 2018 dovette intervenire per evitare che, in un parere della commissione Affari europei sul Fiscal compact, il giudizio del governo fosse troppo negativo proprio perché, “più che proporre, Visca voleva imporre la sua visione”. Giorgetti lo ha conosciuto, e subito apprezzato, in tempi non sospetti: quando il “bocconiano” della Lega era presidente della commissione Bilancio, nel 2008, e Visca ne era il capo del legislativo. “Se ne è ricordato al momento giusto, Giancarlo, e lo ha chiamato a Chigi”, dicono i leghisti. E ben presto, però, lo stratega del Carroccio si è ritrovato a fare i conti con l’indomabile iperattivismo di Visca: come quando si è detto contrario, ad esempio, alla riforma del Coni voluta da Giorgetti. “Esistono – spiega un uomo di governo della Lega – due tipi di parlamentari leghisti. Quelli che sanno cosa fa Visca, e allora contattano lui quando hanno da spingere qualche emendamento. E quelli, e sono la stragrande maggioranza, che non hanno neppure idea di chi sia Visca. E allora gli emendamenti da spingere li propinano a noi, che poi li giriamo a lui”. Leggenda vuole, in ogni caso, che quasi tutti, alla fine, vengano respinti. La manina mette, forse, ma perlopiù toglie.

Valerio Valentini

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