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Bluff di cittadinanza

Castelli e Tridico ci spiegano gli effetti miracolosi del Rdc. Per Durigon però il lodo Tridico è “un po una c…”

Salvatore Merlo

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merlo@ilfoglio.it

6 Marzo 2019 alle 20:27

Bluff di cittadinanza

Pasquale Tridico (foto LaPresse)

Roma. A un certo punto dice questo, all’incirca: “Il reddito di cittadinanza ci consentirà di fare 12 miliardi di deficit in più nel 2020 rispettando le regole europee”. Quindi l’Italia, spendendo quest’anno sei miliardi in deficit, l’anno prossimo avrà la possibilità di spenderne – sempre in deficit – il doppio. E l’Europa non avrebbe nulla da dire. Una cosa che sta alla logica, e all’economia, all’incirca come gli esperimenti di levitazione ipnotica di Giucas Casella stavano alla fisica. E infatti gli economisti di mezzo mondo non sanno se c’è da divertirsi o disperarsi. Ma Pasquale Tridico, teorico del reddito di cittadinanza, commissario indicato dell’Inps, non ha dubbi. “E lo dico da studioso”, aggiunge.

 

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Seduti a un lungo tavolo tra microfoni piantati come cipressi carducciani, ecco il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, la sottosegretaria all’Economia del M5s Laura Castelli, e il professor Tridico, appunto (cravatta a triplo nodo su colletto slacciato, come gli fosse esploso il bottone della camicia dopo un banchetto di nozze).

 

I tre stanno celebrando a Montecitorio l’avvio del reddito di cittadinanza.

 

Una telecamera del Tg1, senza giornalista, gli si piazza davanti. Tridico, consigliere di Luigi Di Maio – che lo voleva addirittura ministro dell’Economia – osserva incerto la scena. L’operatore tira fuori dalla tasca dei jeans un foglietto di carta a quadretti, e senza troppa convinzione legge quello che qualcunaltro gli ha scritto. Accento romanesco: “Reddito de cittadinanza”. Poi si rimette la telecamera sulla spalla e inquadra il professore.

 

Silenzio. Sospensivo imbarazzo.

 

Un addetto stampa del M5s se ne accorge. E allora corre, anzi soccorre Tridico. “Pasquale”, gli dice: “Devi fare finta che ti abbiano fatto una domanda. Te la faccio io: sei orgoglioso del reddito di cittadinanza?”. E quello fa sì con la testa. “No Pasquale, devi dirlo alla telecamera”. E Tridico: “Sono soddisfatto. Il primo articolo scientifico su questo tema io l’ho scritto sei anni fa”.

 

Va detto che a sottolineare le sue competenze, il prof. ci tiene. Ogni volta è come fosse lui stesso il primo sorpreso di possederle (d’altra parte quasi ogni frase che pronuncia, lui la conclude con l’espressione “lo dico da studioso”. Con un’insistenza che lascia intendere la non remota possibilità che ci sia qualcuno che ne dubiti).

 

Ma ecco il momento clou. La scena madre. Domanda: lei conferma che il reddito di cittadinanza produrrà 12 miliardi di spazio fiscale aggiuntivo nel rispetto delle regole europee? L’Unione europea dice che non è così. “Lo confermo assolutamente. Non è fantascienza”, risponde Tridico. Ma com’è possibile? L’Europa ha già protestato per 6 miliardi di deficit nella manovra, e ne accetterebbe 12. Senza fiatare? E qui interviene la sottosegretaria grillina Castelli: “Non solo non è fantascienza”, dice con sicurezza, strizzando gli occhi. “Ci sono studi che lo confermano”. Poi comincia a compulsare il cellulare (forse sta cercando questi studi su Google, ma chissà).

 

Quindi i 12 miliardi (in deficit) che guadagneremo con i sei miliardi (in deficit) del reddito di cittadinanza li metterete per iscritto nel prossimo Documento di economia e finanza? E Castelli: “Ma certo. Il Def è un documento economico e politico insieme”. Ma siete sicuri? “Beh, non capisco perché non dovremmo”, interviene il leghista Durigon, mentre Tridico e Castelli lo ascoltano.

 

Passano circa dieci minuti. Durigon sta camminando in Transatlantico. Stavolta è da solo. Lo si guarda dritto negli occhi: dodici miliardi? Do-di-ci? E lui, sornione: “In effetti mi pare un po’ una cazzata pure a me”.

 

Intanto il prof. Tridico, che non è parlamentare, viene bloccato dai commessi. “Mi spiace dottore non può entrare in Transatlantico”. E anche il commesso sembra avere quell’aria lì. La stessa di Durigon.

Salvatore Merlo

Salvatore Merlo

Milano 1982, giornalista. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.

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