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Per l'Istat il Reddito di cittadinanza sarà una misura di assistenzialismo

Solo un terzo dei beneficiari dovrà sottoscrivere un patto per il lavoro, gli altri potranno usufruire del sostegno economico senza alcun vincolo

Anche se il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha più volte sostenuto che il Reddito di cittadinanza non è e non sarà "una misura di assistenzialismo", bensì "il più grande investimento in capitale umano della storia d’Italia", nei fatti potrebbe non essere così. Secondo l'Istat solo un terzo dei beneficiari della misura "anti povertà" dovrà sottoscrivere un patto per il lavoro, gli altri due terzi potranno usufruire del sostegno economico senza alcun vincolo lavorativo.

 


Così funziona il Reddito di cittadinanza. La guida

 

Nella relazione presentata questa mattina in audizione alla Camera dei deputati, l'Istituto di statistica ha calcolato in 2,7 milioni il numero totale dei cittadini che hanno i requisiti per ottenere il RdC. Di questi, però, solo 900 mila firmeranno l'accordo con il centro per l’impiego che prevede la frequentazione di corsi di formazione, la partecipazione a lavori socialmente utili e l'accettazione di almeno una delle tre offerte di lavoro che gli verranno presentate.

 

  

Secondi i dati forniti dall'Istat, tra questi 900 mila circa 600 mila ha una licenza media o nessun titolo di studio, perlopiù disoccupati (492 mila) e casalinghe (373 mila). La gran parte è costituita da cittadini italiani (circa 760 mila), mentre una netta minoranza è rappresentata da cittadini extracomunitari (100 mila).

 

Un altro problema emerso durante l’audizione alla Camera è quello segnalato dal direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Secondo Leonardo Alestra, ci sono diverse perplessità riguardo alla “maxi sanzione” ai datori di lavoro che assumono “in nero” beneficiari del reddito di cittadinanza. Alestra non ha escluso che la "tolleranza zero" promessa dal governo possa creare "copiosi contenziosi" con lo stato. "Assimilare la categoria dei lavoratori fruitori del reddito di cittadinanza a quelle dei clandestini, degli stranieri privi dei permessi di soggiorno e dei minore" infatti potrebbe creare notevoli in quanto "mentre le condizioni di clandestino o di minore sono agevolmente accertabili dal datore di lavoro con la richiesta del permesso di soggiorno o il documento d'identità, nel caso del lavoratore in nero che sia contestualmente fruitore del reddito, tale situazione non è accertabile dal datore e andrebbe incontro alla 'maxi sanzione' non potendosi imputare a lui l’ignoranza del fatto".

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