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La politica degli utili idioti

I sovranisti di sinistra delusi dalla Lega di governo e non più di lotta

L’uscita dall’euro, la lotta all’immigrazione, la guerra alle cosiddette élite. Ma dalla speranza che i gialloverdi realizzassero qualche loro sogno si è passati alla dura realtà

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allegranti@ilfoglio.it

11 Gennaio 2019 alle 09:23

I sovranisti di sinistra delusi dalla Lega di governo e non più di lotta

Una manifestazione No euro a Roma (foto Imagoeconomica)

Roma. I sovranisti di destra spadroneggiano, hanno conquistato ruoli di governo o quantomeno da ospiti fissi dei talk show. Ma non sono gli unici a gettare strali sull’Unione Europea, l’euro, le bbanche (con due b) e il neolibbberismo (con tre b), ci sono anche i sovranisti di sinistra, molto attivi su Twitter con i loro interrogativi problematici. Uno di questi è Massimo D’Antoni, economista all’Università di Siena, nonché ex collaboratore del Dipartimento Economia e Lavoro del Pd (quando il Pd sosteneva il governo Monti) e, tra il 2013 e il 2014, capo segreteria dell’allora vice ministro all’Economia Stefano Fassina (nel governo di grande coalizione con Forza Italia): “Oggi sono vent’anni di euro. Qualcuno ha il fegato di festeggiare?”, ha twittato il primo gennaio, ricevendo qualche valanga di “Io”, “io”, “io”.

  

I sovranisti di sinistra hanno sperato negli ultimi mesi che il governo felpastellato realizzasse qualche loro vecchio sogno, come l’uscita dall’euro. La delusione però è stata massima, per gli elettori della Lega ma anche per i tipi alla D’Antoni, che in un altro tweet ha aggiunto: “Di fronte alla delusione degli elettori della Lega per il compromesso con la Commissione, la risposta è: avete fretta, volete tutto subito, ci sono dei vincoli politici, occorre realismo, fidatevi di noi. Ma guarda un po’”. D’Antoni è deluso quanto loro ed è comprensibile per uno che fa parte del consiglio scientifico di Asimmetrie, l’associazione di Alberto Bagnai, senatore, presidente della Commissione Finanze del Senato, leghista con un passato a sinistra e da settimane sotto botta dei No Euro che lo accusano di essersi preso il malloppo di voti alle elezioni di marzo e di non aver rispettato le promesse, visto che il governo ha assunto posizioni troppo “euriste” per chi credeva alla panzana dell’Italexit nel giro di un fine settimana.

 

Certe volte l’unione degli opposti produce bizzarri ircocervi, basti pensare al rossobrunismo di Diego Fusaro, il filosofo della supercazzola prematurata, che su Primato Nazionale, la rivista di CasaPound, ha appena vergato l’elogio di Marco Rizzo, comunista col turbo e feroce fustigatore dell’immigrazione “La Destra del Danaro – ha scritto Fusaro – deporta africani da sfruttare e con cui abbassare le condizioni generali del lavoro. La Sinistra del Costume, abbandonata la lotta di classe e divenuta docile serva del padronato cosmopolitico, dice con le lacrime agli occhi che bisogna accogliere e aprire i porti. Unica eccezione, nel quadrante sinistro: il comunista Marco Rizzo, a cui va il merito di aver compreso la vera natura di classe dell’immigrazione di massa come arma nelle mani dei dominanti”.

 

Tutto si tiene, per questi sovranisti di sinistra: l’uscita dall’euro, la lotta all’immigrazione, la guerra alle cosiddette élite anche quando di élite non hanno assolutamente niente e sono più d’élite gli accusatori che non gli accusati. Certe volte sembrano più leghisti loro degli originali, visto che gli originali sono al governo e quindi devono venire a patti con il principio di realtà.

 

Sicché non possono uscire dalla sera alla mattina dall’euro né rimandare i negri a casa. Da qui la delusione di chi aveva puntato su di loro per interposto sovranismo: “Cari presidenti Claudio Borghi e Alberto Bagnai, confesso delusione rabbia: ho messo la faccia e ricevuto insulti da mie fila per sostegno a Piano Savona e manovra espansiva. Con la resa di Matteo Salvini e Luigi Di Maio arretriamo anche rispetto ai Governi Pd”, ha detto Stefano Fassina, già responsabile economico del Pd ai tempi di Bersani segretario e viceministro dell’Economia nel governo Letta. Anche lui, come D’Antoni, è amico di Bagnai e un anno fa, in occasione della discesa in campo dell’economista di Pescaracas, gli augurava “in bocca al lupo” come “candidato indipendente con la Lega”: “La sua analisi dell’Euro è fondamentale”. Sarà pure fondamentale, ma nell’ultimo anno è diventata carta straccia. Qualcuno dei sovranisti di sinistra ha il fegato di festeggiare per il governo felpastellato?

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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