Jan e Veneziani (buuu!)

Maurizio Crippa

C'è chi è stato anticomunista per la libertà (Jan Palach) e chi perché era fascista (Marcello Veneziani) 

Cosa facesse Marcello Veneziani dieci anni fa (#10yearschallenge) non saprei. Mi ricordo solo che nel 2015 “praticava una forma particolarissima, soprattutto inedita di outing” (Corriere) raccontando che la sua (ex) moglie gli rubava i libri da casa e poi li bruciava. Un’altra cosa che ricordo è cosa faceva #50yearschallenge Jan Palach: si dava fuoco a Praga. Non ai suoi libri, proprio a se stesso. In nome della libertà. Forse, nei libri bruciati di Veneziani, questa memoria s’è invece persa. Altrimenti vuol dire che non li aveva mai davvero letti, tutti i suoi libroni di intellettuale non organico e contro il totalitarismo comunista. Oppure non li ha capiti.

 

Sul Panorama belpietrizzato, Veneziani ha scritto, è riuscito a scrivere, che Jan Palach era un eroe ante litteram del sovranismo. Sì insomma, non s’è immolato perché c’erano i carri armati dell’Unione sovietica a soffocare la Primavera, ma perché era oppresso il “suo” popolo. C’è del vero, come in tutte le interpretazioni letteraliste: il gruppetto dei suoi amici si chiamava “Patria e Libertà”. Ma è falso, come ogni letteralismo. E ancora peggio è dire, oggi, che non combatteva a favore della “globalizzazione” (sic). Si chiama anacronismo, o più propriamente cazzata. E invece, scrive Veneziani, oggi i globalisti europeisti sono imbarazzati a ricordare quell’eroe, perché la sua fiamma brucia ancora nel vento sovranista. Dice che per questo sono imbarazzati anche a Praga. Ma che vergogna: lì sono imbarazzati perché, ultimamente, tifano quel campione della democrazia di Putin. Veneziani: uno di quelli che facevano gli anticomunisti, ma non per la libertà. Perché era fascista.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"