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Cosa Lega il cambiamento al 2011

Dati e sfiducia. Reddito di cittadinanza e quota cento confermano che l’Italia vuole smantellare tutto ciò che ci ha messo al sicuro dalle crisi economiche. L’urgenza di una rivolta contro la decrescita infelice e un referendum possibile per l’euroCav.

17 Gennaio 2019 alle 21:14

Cosa Lega il cambiamento al  2011

Foto LaPresse

L’approvazione avvenuta in Consiglio dei ministri delle due leggi chiave del governo del cambiamento, il reddito di cittadinanza e la quota cento, ci mette nella condizione di dover scegliere in fretta da quale angolo visuale osservare la struttura della macchina dell’esecutivo.

 

Una prima opzione è concentrarsi sulla qualità del volante, spiegando perché il reddito di cittadinanza e la quota cento sono misure pasticciate costruite in modo tale da deludere gli elettori di Movimento 5 stelle e Lega. Una seconda opzione è concentrarsi non sulla qualità del volante ma sulla direzione che in materia di welfare prenderà il nostro paese grazie al cambio di volante deciso da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio, i nostri magnifici Cialtronaro e Balconaro.

 

Se si sceglie di seguire la prima opzione, perché non funzionerà, perché è sbagliato, perché non è quello che era stato promesso, si sceglierà di concentrarsi sul dettaglio. Se si sceglierà di seguire la seconda opzione, invece, si capirà meglio per quale ragione da mesi buona parte degli investitori che ogni giorno deve scegliere se investire o no in Italia ha scelto di sfiduciare il nostro paese individuando un rischio che il combinato disposto formato da reddito di cittadinanza e quota cento conferma con evidenza: la progressiva e spensierata galoppata all’indietro dell’Italia verso il passato e verso il dannato 2011. La Lega può far finta quanto crede di essere un partito vergine, candido, immacolato e senza peccati ma in realtà, avendo fatto parte nel 2011 di un governo che ha portato al collasso l’Italia anche grazie al no della Lega alla riforma delle pensioni, dovrebbe sapere bene cosa rischia un paese quando sceglie di giocare con il mercato del lavoro e con il sistema delle pensioni. E se si decide di non concentrarsi sui dettagli, sulla fattura del volante, si capirà che l’indicazione contenuta nel pacchetto di provvedimenti simbolo del governo è coerente con la progressione economica a passo di gambero registrata dal nostro paese nell’epoca gialloverde. Un’epoca durante la quale i principali indicatori che misurano la salute dell’Italia si sono avvicinati in modo pericoloso all’anno del collasso: peggiore indice nel fatturato dei servizi dal 2014; peggiore indice di fiducia dei consumatori dal 2014; peggiori dati della crescita dal 2014; peggiore produzione industriale dal 2016; peggiori dati sul commercio dal 2013; peggiore performance della Borsa dal 2012; peggiori rendimenti dei titoli di stato a dieci anni dal 2014; peggiore calo di posti di lavoro al giorno da 2012 a oggi – meno 627 posti di lavoro al giorno con il governo Conte, meno 609 posti di lavoro al giorno con il governo Monti. In questo quadro, la direzione indicata dal reddito di cittadinanza e dalla quota cento è in perfetta coerenza con il passo del gambero, e proprio in un momento storico in cui il ciclo economico mondiale rischia di interrompersi il governo italiano ha scelto scientificamente di aggredire tutto ciò che negli ultimi otto anni l’Italia ha fatto per farsi trovare pronta in caso di crisi. E al di là del giudizio di merito sui due provvedimenti, il dato più importante che viene trasmesso dalla traiettoria scelta dal governo è che l’esecutivo gialloverde conferma che da oggi in poi farà di tutto per rimettere in discussione due pilastri della ripresa italiana: la volontà, per non ingrossare il nostro debito pubblico, di adeguare le pensioni alla nostra aspettativa di vita e non agli umori degli elettori (l’Italia si posiziona al secondo posto nell’area Ocse per l’incidenza delle pensioni sul prodotto interno lordo), e la volontà di stimolare la crescita usando risorse destinate al welfare per la creazione di lavoro e non per l’assistenzialismo improduttivo (il finanziamento del reddito di cittadinanza va di pari passo con lo smantellamento del Jobs Act e un mercato del lavoro più rigido e un welfare più assistenziale sono nemici e non amici della crescita di un paese). La qualità del nuovo volante montato sulla macchina dell’Italia ci dice che gli ingegneri del governo sono dei simpatici non competenti.

 

La qualità della direzione imboccata dall’Italia ci dice invece che i piloti della macchina stanno facendo di tutto per riportare il paese verso il 2011. E la nuova magnifica ridiscesa in campo di Silvio Berlusconi, che in Sardegna ha annunciato di essere pronto a candidarsi alle elezioni europee, potrà acquisire valore a condizione che il Cav. faccia di tutto per combattere in modo simmetrico l’irresponsabilità dei due campioni del sovranismo e il loro tentativo per nulla romantico di riportare le lancette dell’Italia verso il passato. E chissà che anche Berlusconi prima o poi non si convinca che la strada giusta per mettere a nudo la pericolosità di Cialtronaro e Balconaro sia proprio quella suggerita da questo giornale: organizzare un grande referendum contro la decrescita e il sussidio di pigranza. I banchetti, se serve, li portiamo noi.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio da dieci anni e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    18 Gennaio 2019 - 15:03

    Visto che non si può certo annoverare Cerasa fra i sostenitori del governo e di quota 100 e RdC, lascerei a questi ultimi la scelta se considerarsi soddisfatti o meno delle 2 misure. Non parlo del RdC, cui sono contrario (anche se mi riservo di vedere come sarà applicato), ma per quota 100 sono abbastanza soddisfatto, si comincia a bypassare quella riforma da incubo di lady lacrime di coccodrillo, si torna a poter andare in pensione ad un'età socialmente equa. Così come durante la crescita l'Italia è stata fanalino di coda, ora è una delle prime a frenare, in questo purtroppo non c'è cambiamento rispetto ai governi dei "competenti" (che sarebbero Renzino e Gentiloni, apperò). La mancata riforma delle pensioni nel 2011 che sarebbe concausa della caduta del Cav.: mi sembra di vedere la Deutsche Bank che vendeva i BTP al grido "non fanno la riforma delle pensioni" (che poi era stata fatta da Maroni e smantellata da Prodi). Come se le molte testimonianze in merito non contassero niente.

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  • franco.malandra

    18 Gennaio 2019 - 12:12

    Caro Claudio d'accordo con te su tutto escluso strizzata occhio verso Berlusconi perchè se siamo in crisi per il 70% la colpa è di Berlusconi perchè nel 2011 nonostante avesse una maggioranza elettorale schiacciante ci portò insieme alla lega sull'orlo del fallimento e nel 2016 insieme a Bersani e Monti fece campagna referendaria per il NO dopo avere votato SI in parlamento comportandosi da perfetto voltagabbana. Per esempio se al referendum costituzionale avesse vinto il SI molto probabilmente aumento di capitale da privati per banca MPS avrebbe avuto successo evitando che tutti noi investissimo 6 miliardi di euro che dopo due anni sono diventati UNO (tradotto se da oggi a 5 anni valore MPS triplica noi Italiani perdiamo 3 Miliardi ), altro esempio Alitalia che nessuno vuole per cui essendo in perdita sempre gli italiani ogni mese ci rimettono qualche decina di milioni di Euro. Cordiali saluti Franco

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  • lorenzolodigiani

    18 Gennaio 2019 - 01:01

    Caro Cerasa, ritiene davvero che la ridiscesa in campo di Silvio Berlusconi possa arginare, in qualche modo, la deriva alla quale ci stanno conducendo Cialtronaro e Balconaro? La gravita’ del momento non deve indurci a sopravvalutare le residue risorse del cav.

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