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L’autoindulgenza degli esseri umani nell'ultimo libro di Tom Sanders

Il bestseller "Easy Life" consiglia di non darsi pena di risolvere i problemi. Quaranta milioni di persone avevano bisogno di sentirselo dire

19 Gennaio 2019 alle 06:00

L’autoindulgenza degli esseri umani nell'ultimo libro di Tom Sanders

(Foto Pixabay)

Ci sono cose che vorresti non aver mai sentito. Certe cose, una volta che vengono dette ad alta voce, è quasi impossibile cancellarle. Te ne accorgi dopo. Spesso lo capisci già sul momento. L’importante è come le si affronta.

 

Herman Koch, “Easy Life” (Neri Pozza)

 

Nel suo romanzo più famoso, “La cena”, due coppie di genitori si incontrano in un ristorante alla moda per discutere di un atto di violenza commesso dai figli. Durante la serata, tutte le pretese di comportarsi civilmente svaniscono, e svanisce anche l’idea di coscienza. Herman Koch, scrittore olandese, è appassionato di pensieri segreti e di reazioni meschine, di quella tendenza all’autoassoluzione che hanno spesso gli esseri umani (“Hai fatto qualcosa di cui a posteriori ti penti. Invece di non dormirci per notti intere, non ci dormi solo per un’ora. O ancora meglio, rifletti sul tuo errore alla luce del giorno, in un momento morto, mentre sei in fila alla cassa del supermercato. Ho fatto o omesso questo o quello, pensi, ma ora che è successo non c’è più nulla da fare. Vai avanti con la tua vita”).

 

Tom Sanders è uno scrittore di grande successo, con il suo ultimo libro di auto aiuto, intitolato appunto Easy Life, ha venduto quaranta milioni di copie, senza nemmeno il bisogno di usare l’espressione “non tradire se stessi”, oppure “sfida”, dice Sanders con orgoglio nel suo soddisfatto monologo interiore. Il succo della sua filosofia di vita è: vivere normalmente e non darsi pena di risolvere i problemi. Quaranta milioni di persone avevano bisogno di sentirselo ripetere per poco meno di trecento pagine, e per diciannove dollari. Automobili, case, popolarità, denaro, due figli maschi, un po’ di nipotini, e una grande festa di compleanno per la moglie che ha compiuto cinquantanove anni, e con la quale Sanders ha un rapporto di serena complicità, lui ogni tanto le dice: non ti fa piacere che malgrado tutto io sia rimasto così normale?

 

Ma succede una cosa, e Tom Sanders pensa prima alla propria tranquillità, al proprio splendido ménage, alla capacità di tenere nascoste le seccature, e così perde il controllo della sua intera esistenza. L’estrema civiltà che nasconde il nulla, e quindi nasconde la barbarie. La sera di quella festa, quando tutto va bene e anzi non potrebbe andare meglio, l’insopportabile nuora, moglie del figlio prediletto, suona alla porta e si getta in lacrime fra le braccia di Tom. Ha dei lividi sulla faccia, e gli dice che non è la prima volta che il marito la picchia. “Uno dei pilastri della mia filosofia è la convinzione che dobbiamo trasformare le nostre caratteristiche negative in caratteristiche positive. O meglio, che dobbiamo considerare le nostre caratteristiche negative come inalienabili”.

 

Di fronte alla richiesta di aiuto di sua nuora, lo scrittore importante e ricchissimo le offre da bere, e poi la rimanda a casa. Sempre meno sconvolto, giorno dopo giorno, non parla né con sua moglie né con suo figlio. Immagina di farlo, immagina le loro reazioni, immagina la gratitudine, ma non lo fa mai. Dice dentro di sé che è importante essere comprensivi. E quando inizia ad agire, tutto il suo cinico e placido controllo si trasforma in qualcosa che lo distruggerà. Sempre con la convinzione di stare agendo per il meglio. Sempre con questa totale, spaventosa, autoindulgenza.

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