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Il Tap secondo Gianroberto Casaleggio

Diceva il guru: “Vieni eletto per fare una cosa. Non ci riesci. Ti dimetti”

30 Ottobre 2018 alle 06:17

Il paradosso dello statuto della nuova associazione "Gianroberto Casaleggio"

Gianroberto Casaleggio (foto LaPresse)

Dopo quello sull’Ilva, si assiste al nuovo balletto sul Tap. Per l’impianto siderurgico tarantino, che i grillini avevano promesso di chiudere e trasformare in un’area ecologica, Luigi Di Maio disse che era stato commesso un “delitto perfetto” da “quelli di prima” (Calenda). Lui ce l’aveva messa tutta, ma aveva le mani legate. Ora, dopo la giravolta sul gasdotto che il M5s aveva promesso di bloccare “in due settimane”, Di Maio ripete la stessa storia: “Quelli di prima hanno fatto in modo da blindare un’opera che per me non è strategica”. Barbara Lezzi, capofila dei No Tap grillini in Puglia, dice lo stesso: “Non abbiamo dato alcuna autorizzazione a Tap, ci troviamo nella condizione di non poter fermare una procedura conclusa dal governo precedente”, dice la ministra per il Sud. Ma è una scusa che non serve a nulla. Non è importante se su Tap ci sia una “penale” o un “risarcimento” da 20 miliardi, se fosse un segreto o no.

 

Per la storia e i princìpi del M5s non è necessario neppure appurare se Di Maio e Lezzi lo sapessero o meno, se sono in buona o in malafede. C’è un precedente analogo che dovrebbe indirizzare l’azione dei “portavoce”: l’inceneritore di Parma. Anche in quel caso il M5s aveva promesso lo stop, ma il sindaco Pizzarotti non era riuscito a mantenere la parola. La stessa condizione in cui si trovano Di Maio, Lezzi e tutti i No Tap del M5s. Cosa dovrebbero fare lo disse Gianroberto Casaleggio intervistato dal Fatto quotidiano sul caso Parma: “Nei confronti dei cittadini hai degli impegni. Gli impegni sono di una condotta lineare nel movimento. Pacta sunt servanda – disse il fondatore del M5s – Se prendo l’impegno di chiudere un inceneritore o lo chiudo o vado a casa”. Anche nel caso in cui uno – Pizzarotti o Di Maio – ce la mette tutta ma non ci riesce, si deve dimettere: “Il discorso è molto semplice: tu vieni eletto per fare una cosa, non ci riesci. Ne prendi atto. Non è mica detto che sia colpa tua”. La linea era chiara. Il M5s ha preso tanti voti per le promesse, ma anche per un nuovo metodo. Ora tradisce entrambi. Certo, ai tempi di Gianroberto era più semplice: ogni dimissione/espulsione non significava 300 euro al mese in meno per Rousseau. Ora il figlio Davide risponde a incentivi diversi.

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