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Perché la nomina di Ermini al Csm mostra il punto debole del grillismo

Di Maio e Bonafede attaccano i giudici, ma il M5s inizia a dividersi al suo interno e incassa una sconfitta non solo simbolica

27 Settembre 2018 alle 21:06

Perché la nomina di Ermini al Csm mostra il punto debole del grillismo

David Ermini e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Foto LaPresse

Roma. David Ermini, renziano della primissima ora, da oggi è il nuovo vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, eletto alla terza consultazione con 13 voti contro 11. Ha battuto così il candidato del M5s Alberto Maria Benedetti, professore associato di Diritto privato all’Università di Genova. Laddove si dimostra la debolezza dei populisti nel convincere i membri togati del Csm a scegliere uno di loro. “Sono inaffidabili e non danno garanzie sulla indipendenza, quindi i togati li puniscono”, dice al Foglio una fonte del Pd. Sarà stata l’insofferenza nei confronti della corrente giustizialista guidata da Piercamillo Davigo, presidente di sezione della Corte di cassazione, e Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Catania, a far passare Ermini? Possibile. Di certo la nomina è stata preparata con attenzione certosina negli ultimi mesi. Ermini, ex presidente del Consiglio provinciale di Firenze ai tempi di Renzi ed ex responsabile giustizia del Pd, sempre con Renzi, ha annullato tutti gli impegni politici attivi (a partire dalla partecipazione alle superstiti feste dell’Unità). C’è stato naturalmente anche un normale gioco politico. Il neo-vicepresidente ha potuto contare sul triangolo Lotti-Letta-Ferri, cioè su Luca Lotti (traduci: Renzi), su Gianni Letta (traduci: Forza Italia, i cui due membri laici hanno votato scheda bianca) e sul sostegno della corrente moderata Magistratura Indipendente, un tempo guidata da Cosimo Ferri, già sottosegretario alla Giustizia con Enrico Letta, Renzi e Gentiloni, oggi deputato del Pd. Ma più di altro ha pesato la difficoltà del M5s a far politica fuori dalla piattaforma Rousseau. 

   

Per questo sono saltati i nervi a Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede. “Questo renzianissimo deputato fiorentino del Pd è appena stato eletto presidente di fatto del Consiglio superiore della magistratura”, ha detto Di Maio indicando Ermini. “Lo hanno votato magistrati di ruolo e membri espressi dal Parlamento. Ma dov’è l’indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. Il Sistema è vivo e lotta contro di noi”. Eppure, Ermini è stato eletto al Csm anche con i voti del M5s, come ha ricordato Andrea Colletti, deputato abruzzese dei Cinque stelle, in un post su Facebook: “La colpa dell’elezione di Ermini quale vicepresidente del Csm non è dei togati e laici che lo hanno votato. E’ nostra, come M5s, la colpa di averlo votato, nonostante fosse un politico vicinissimo a Renzi. Abbiamo sbagliato – io mi sono rifiutato di votarlo – prendiamone atto e facciamo tesoro dei nostri sbagli”, ha aggiunto su Facebook, guadagnandosi anche il “like” di Mario Michele Giarrusso, fresco di sconfitta contro il collega Nicola Morra per la candidatura a presidente della commissione antimafia.

  

A luglio infatti il Parlamento ha eletto gli otto membri laici del Csm. Alla seduta erano presenti 800 parlamentari, il quorum richiesto era di 569 voti e Ermini prese 723 voti. Venne dunque scelto anche dai parlamentari del M5s e della Lega. C’era un accordo? “Ci venne data l’indicazione di votare anche Ermini”, spiega al Foglio il deputato grillino. Ci fu insomma un compromesso? “Questo bisognerebbe chiederlo ai capigruppo di Lega e M5s”, dice Colletti. Tocca al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede invece aprire lo scontro istituzionale con i magistrati. “Prendo atto che all’interno del Csm, c’è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica. In questi anni, da deputato mi sono sempre battuto affinché, a prescindere dallo schieramento politico, il Parlamento, il Parlamento individuasse membri laici non esposti politicamente. Una battaglia essenziale, a mio avviso, per salvaguardare l’autonomia della magistratura dalla politica. Evidentemente sta più a cuore al ministro della Giustizia che alla maggioranza dei magistrati”.

  

Anche in questo caso vale la pena ricordare che è stato appunto il Parlamento a eleggere Ermini e gli altri sette membri laici del Csm, non un organismo extraparlamentare nominato da qualche eurocrate di Bruxelles, e che come ha ricordato Alfredo Bazoli, “il nuovo vicepresidente del Csm è stato un parlamentare al pari di tutti i suoi predecessori”. Certo, Ermini è membro autorevole del Giglio magico, e prima di “silenziarsi”, anche sui social network, si è esposto sul caso Consip: “Prima si prende di mira Renzi poi si lavora sulle indagini? Ci sono mandanti?”.

   

I Cinque stelle attaccano, ma l’ex segretario del Pd segna un altro punto a suo favore, dopo la presidenza del Copasir a Lorenzo Guerini. Gli ultimi (grossi) fuochi, forse.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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