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Sveglia: il conformismo populista nasce dall’antiberlusconismo

Gli anti casta, il vaffa come progetto di onestà, la retorica dei sudditi. Chi sono i veri inventori del sovranismo derelitto

25 Luglio 2018 alle 06:10

Sveglia: il conformismo populista nasce dall’antiberlusconismo

Foto LaPresse

Luigi Manconi pensa di essersi preso una rivincita intellettuale su di noi, che lo ospitammo per anni in una rubrica settimanale intitolata “Politicamente correttissimo”, perché alcuni tra i foglianti, spero la maggioranza ma ciascuno è libero di azzeccarla o di sbagliare in proprio, non sono del tutto convinti che Trump sia una buona innovazione ideologica politica istituzionale nell’American Republic né che l’asse Salvini-Seehofer-Putin-Di Maio sia la più auspicabile delle soluzioni per l’Europa e l’Italia. Saremmo diventati, a forza di cattiverio destrorso, politicamente corretti de sinistra. Così la pensa Manconi. Ma le cose non stanno propriamente così, è “politicamente e storicamente scorretto” sostenerlo, e questo da un Manconi non c’era da aspettarselo.

   

Un quarto di secolo fa Berlusconi, nostro vecchio amico e tutore che a nostra volta tutelavamo come ci piaceva, da servi liberi, conquistò il voto dei forgotten man, nella specie gli operai di Mirafiori, lasciando i liberal di casa nostra, la carovana progressista aggiogata al carro di magistrati d’assalto ed establishment, a brancolare nel buio; chiese e ottenne il consenso come figura eminentemente ricca e televisiva; agì per vent’anni da grande attore caratterista imponendo un paio di cosette: la questione della libertà dagli impacci, quelli sì politicamente correttissimi, dello stato fiscale socialdemocratico al suo declino e l’alternanza di forze diverse alla guida del governo (dello stato, direbbero gli attuali tagliagole metaforici che hanno conquistato Palazzo Chigi e i ministeri). Anticipò Trump di un quarto di secolo circa, e lo supererà di gran lunga nel ricordo degli storici, con un modello di leadership personale calcisticamente vincente che andò dalla lingua scioltissima alle cene eleganti, gli è mancata solo la pratica del gioco del golf, ma quello fino agli ultimi accadimenti era uno sport sopra tutto americano, da noi furoreggiava il Milan.

   

La reazione de sinistra e politicamente corretta a Berlusconi fu la delegittimazione delle maggioranze parlamentari (e mi spiace che su Repubblica Sebastiano Messina non se ne sia accorto, altro che Craxi, che fu un parlamentarista convinto fino al suo ultimo discorso a Montecitorio), e un attacco personale spietato, che rovesciava i valori costituzionali ai quali si appellava ipocritamente, contro la persona che aveva dato al paese in cui viviamo, incarnandola, la possibilità di scegliere chi ci governa in modo chiaro e dunque alla sinistra dell’Ulivo o vecchia sinistra il diritto di governare serenamente quando vinceva nelle urne, fino all’ultimo paradosso di lasciare il testimone all’uomo di sinistra che con il Jobs Act e altre riforme liquidò una tradizione di immobilismo e di pietrificazione sociale e classista della società e della cultura italiana.

   

La campagna anticasta, il vaffanculo come progetto di onestà e il salvinismo come sovranismo dei sudditi nacquero dall’antiberlusconismo, non da Berlusconi, che non andava sulla Piazza Rossa con la felpa del fan di Putin, casomai lo ospitava regalmente nella sua villa in Sardegna e ricambiava nelle dacie di stato o private del capo della democratura postsovietica, sempre con l’idea poco trumpiana di avvicinarlo alla Nato, non viceversa. Provvedendo intanto il Cav. a fare il cerimoniere dei Trattati di Roma, impeccabilmente, e a dare seguito alla nostra tradizione politica di democrazia liberale, con qualche innovazione mattocchia ma particolarmente sapida e politicamente scorretta. Dunque si può essere contro il conformismo di ceto e di linguaggio oggi come ieri, e tanto più oggi che questo conformismo si è impadronito malamente di un antico sostrato di protesta scorretta trasformandolo da risotto in merda. Si può essere contro l’aborto, come peraltro Bobbio, Ginzburg e Pasolini e Amartya Sen, senza per questo abbracciare le gesticolazioni con vangelo e rosario in mano a leader incerti sulle loro radici cristiane, e dunque sconclusionati tribuni di una religione incivile da strapaese insieme ai loro vocianti corifei di una stagione interrotta con la Renuntiatio di Benedetto XVI. Si può stare dalla parte degli eroi del soccorso marittimo, anche quelli con l’anello al naso, anche i cestisti spagnoli di Memphis, e contro il nostro generalissimo dei porti chiusi senza per questo rinnegare la vocazione al controllo dell’immigrazione e senza dismettere il massimo disprezzo per le gesticolazioni dell’antirazzismo e dell’umanitarismo come professione (Saviano, per esempio). Si può considerare un’attività di prostituzione civile e intellettuale il boicottaggio di Israele, caso di political correctness paracriminale se ce ne sono, senza indossare la kefiah e incassando, sebbene il latore del dono sia un pazzo vero e un bambino viziato, il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di uno stato ebraico (sai che novità nella riforma costituzionale di Netanyahu). Si può restare scorrettissimi e non farsi dirigere (purtroppo, vista l’arte) da Daniel Barenboim e dalle sue fisime, ma senza consegnarsi a un occidente privato della leadership americana e soggetto al magnetismo di una Russia sempre bella e cara ma pericolosa. Si può perfino condividere una celebra frase di Edward Said: “Non ho mai capito che cosa significhi amare il proprio paese”, senza che questo cosmopolitismo di reazione al piccolo sovranismo dei derelitti che ci governano appaia una moda di Capalbio. Insomma, caro Manconi, alcuni di noi sono diventati chic ma non radical, o se preferisci radical ma non chic.

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Commenti all'articolo

  • danielaciatti47@gmail.com

    danielaciatti47

    25 Luglio 2018 - 22:10

    Analisi che condivido in toto. Non da ora mi sono resa conto che la demonizzazione di Berlusconi fa il paio con il vaffa e gli haters. Purtroppo ci vedo avviati su una china sempre più ripida e penso al proverbio che dice non esserci mai fine al peggio. Spero nell'oscillazione vichiana.

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  • p.ascari

    25 Luglio 2018 - 12:12

    no,no e poi no. Il primo ad entrare a proporsi contro i "poteri forti", sull'affermarsi antipolitico per eccellenza, lontano dai "salotti romani", contro l'establishment, contro il "culturame" vario, il primo a parlare "alla pancia del paese" (che in conclusione ha finito a ragionare col culo) è stato BERLUSCONI. Poche palle. E questa è la mia principale contestazione a questo giornale, che non riesce (a mio parere per disonestà intellettuale) a fare una analisi seria del berlusconismo, e del perché, alla sua fine, ci ritroviamo Salvini e Di Maio, che ne sono la naturale prosecuzione. Capisco che questa sia un cosa molto scomoda per questo giornale, ma così è.

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    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      26 Luglio 2018 - 13:01

      Caro Ascari, il potere forte, l'unico forte, al quale si oppose Berlusconi, era quello della Magistratura politica che in guanti bianchi stava massacrando tutti i poteri dello Stato, cioè il debole eatablishment italiano: Parlamento e Governo. Fatti fuori (anche fisicamente) i Partiti, assi portanti dell'edificio democratico, lo tsunami in ermellino fu stoppato dal Berlusca, un leone!! Il "padre spirituale" di Salvini e DiMaio sono Scalfari, sono Stella e Rizzo, e DiPietro.... Poi sono arrivati i fratelli maggiori ... E oggi qua siamo: Berlusconi defenestrato dal Parlamento e pochi anni dopo il Parlamento in via di abolizione.

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    • stearm

      25 Luglio 2018 - 13:01

      Ma quella pancia del paese c'è sempre stata, a destra come a sinistra. Qualcuno doveva pure metterci il cappello, poi contano le azioni. Berlusconi, che non ho mai votato, ha comunque messo un freno alle pulsioni populiste-antistatali di quella parte dell'elettorato, pensiamo solo a quello che sogna l'indipendenza del Nord. Lo stesso è successo a sinistra, con Prodi, Veltroni, eccettera. I politici purtroppo non determinano la politica, spesso la subiscono. Il dramma è stato che, a forza di provare a limitarne le pretese includendolo, s'è legittimato un modo di pensare, o meglio di non pensare. Cos'è lo Stato? Quanti italiani saprebbero rispondere a questa domanda? Per paura di perdere le elezioni, i politici moderati di destra e di sinistra, ormai da una ventina d'anni, hanno smesso di spiegare ai cittadini queli sono le prerogative dell'apparato statuale. Lo stesso vale per altri paesi, come la Germania e anche l'Inghilterra. Provi a cavalcare l'Idra e l'Idra ti divora.

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      • p.ascari

        25 Luglio 2018 - 15:03

        certo, ma chi l'ha portata al potere, la pancia? Chi ha riempito il palazzo di figuri e figure impresentabili, a tendenza generalmente puttanesca in senso lato (si trattasse di maschi o femmine, in senso lato) pronti a vendersi per un nulla, e che hanno gestito la cosa pubblica in modo abominevole?. Non si è pensato che riducendo il parlamento, la rai, le regioni e tutto quanto è stato toccato ad un enorme lupanare, si sarebbe dato un bel nutrimento a chi di queste cose si vergognava? Eppoi, con questa famigerato populismo, non è che forse Berlusconi c'è andato a braccetto dal 2011 in poi, abbattendo nell'ordine prima Monti e poi facendo la sua bella parte destruens con Renzi? Ma ci ricordiamo i titoli dei giornali berlusconiani negli ultimi 6/7 anni, vero? Ce li ricordiamo, le accuse a Napolitano, a Monti, a Draghi, alla Merkel, e da ultimo la forsennata campagna contro Renzi... Tutti colpevoli di lesa maestà del loro caro leader......... Bravi. Ben fatto. Ve lo meritate, Di Maio.

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        • stearm

          25 Luglio 2018 - 19:07

          Insomma secondo te il popolo indignato da decenni di malaffare s'è ribellato e manda al potere adesso questa 'gente nuova'. E' una favoletta questa. Non ci sono stati governi del malaffare, è questo il punto, c'erano delle maggioranze parlamentari democraticamente elette che hanno governato il Paese, cosa peraltro non facile in questi ultimi dieci anni. E soprattutto il 'popolo' che adesso vota questa gentaglia è ben rappresentata da questa gentaglia. Le Gabanelli, i Travaglio si sono arricchiti raccontando al popolo di un mondo di onesti (il popolo) e di ladri (i politici), delegittimando così non solo la democrazia, ma il concetto di Stato. Da sinistra e da destra, cambia poco. Poi se vogliamo credere che la colpa è della classe politica, ci illudiamo nuovamente. Il populismo o meglio l'oclocrazia è un fenomeno storico purtroppo in gran parte inevitabile. A rischio non è solo la democrazia rappresentativa, ma molto di più.

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  • stearm

    25 Luglio 2018 - 11:11

    Io mi batto per il 'politicamente corretto' dell'uomo comune. Nella vita di tutti i giorni. Quando vado a prendere mia figlia all'asilo, quando mi trovo sulla metro, sul posto di lavoro. Che purtroppo sia stato spesso utilizzato a fine ideologico è vero. Il populismo conformista, ha ragione Ferrara, era anche quello dell'antiberlusconismo della sinistra. Perchè c'è sempre stato un populismo di sinistra, più o meno sotterraneo. Quello delle monetine a Craxi, per esempio. Bisognerebbe però anche rendersi conto che il populismo conformista è come un Giano Bifronte. Mentre il PD pre-Renzi teneva unite le due anime della sinistra, quella riformista e quella massimalista, il liberalismo moderato era solo una delle due anime del Centrodestra, quella minoritaria, come era minoritaria l'area riformista all'interno della sinistra. Per questo, l'alleanza tra Lega e M5S è tutt'altro che casuale, è l'unione di due forze complementari e, purtroppo, da sempre maggioritarie nel Paese.

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  • giantrombetta

    25 Luglio 2018 - 08:08

    Caro Giuliano, ho sempre rispettato le amicizie. Ma, confesso, ho sempre considerato Manconi persona estranea al tuo Foglio. E mi sono persino infastidito le volte che ho provato a leggere la sua rubrica sul tuo giornale. Ciò a parte, ti sono infinitamente grato per aver ricordato, come sempre con ammirevole lucidità, che l’attuale triste e misera stagione gialloverde (chi meglio dice rossonera) e’ figlia dell’antiberlusconismo d’antan, e pure odierno. Madre e padre non sono ignoti: stanno dentro la sinistra del politicamente corretto che finalmente puo’ festeggiare Il trionfo del giustizialismo, ahime’, per mani altrui. Viva le intercettazioni a tutti i politici, esclama il neo ministro della giustizia, lo reclama il popolo sovrano che tutto ma proprio tutto vuole e deve sapere su quei porci che costituzionalemte ma indegnamente lo rappresentano. I magistrati stanno lì per quello.

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