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Giganti e mare

Al Sisi e Salvini, il re egiziano e il Truce kitsch. E la foto di Gasol, eroe omerico. Conta come ci si presenta sulla scena

20 Luglio 2018 alle 06:00

Giganti e mare

Proactiva Open Arms (foto LaPresse)

Ho capito perché il Truce postò la fotografia del marinaio piè veloce, con tutti i suoi vichinghi anelli al naso e un codone biondo e occhi molto intensi e pelle consumata da sole e sale, a significare che un brav’uomo, un italiano coi fiocchi come lui, non può prendere indicazioni da un barbaro. Passo azzardato, misurarsi con uno che pareva Achille.

 

L’ho capito quando ho visto la fotografia del Truce con al Sisi, generale forse benemerito nel tormentato Egitto ma per alcuni versi discutibile: i due erano esteticamente affini, salvo un preziosismo molto fashion dell’italiano coi fiocchi: il suo braccialetto e sopra tutto i suoi calzini marca Gallo, credo, quelli con le strisce colorate orizzontali (toglierseli prego, per chi li porta, qualunque sia la caratura di bellezza che su quei calzini incombe eventualmente). I due corpi del re erano affini, affini le posture, Salvini è il nostro potenziale al Sisi. Ma nel suo abito presidenziale da generalissimo fattosi laico, l’egiziano era perfetto, come il barbaro, mentre l’italiano coi fiocchi era appunto infiocchettato, di un’eleganza così rara da non essere addirittura percepibile, era kitsch, come direbbe Guido Vitiello.

   

    

Questo solo per introdurre, senza parere lombrosiano (sebbene Lombroso non fosse proprio un passante, era darwinista per la gioia degli evoluti della specie), un altro tema, stavolta non dei minori, almeno dal punto di vista politico-letterario. La recente immagine del cestista spagnolo che gioca col Memphis era parlante, più, molto di più, delle sue stesse interviste in cui sono dette cose buone, personalmente sentite, parte di un’ideologia umanitaria che si può contestare come ideologica ma non come sentimento naturale della cosa. Nell’atto di collaborare al soccorso marittimo che ha portato in salvo una donna d’Africa e ha registrato il decesso di un’altra donna sventurata con bambino, qualcosa di ordinario e di straordinario insieme, il cestista alto un metro e novantacinque, bello e ricco, dotato di barba e dell’idioma di Don Chisciotte, sembrava un gigante omerico, un Diomede in battaglia, un eroe torreggiante, tanto più in quanto presumibilmente non voleva esserlo, si affidava agli dèi dell’animo suo, non straparlava del suo corpo a disposizione dell’umanità come i rètori di qui. Le sue open arms, le braccia aperte a cui allude il nome della nave, figurano come armi di bronzo e come scudo, e la battaglia diveniva immediatamente comprensibile per mezzo dell’immagine da sogno, sottratta alle nubi che per grazia dei numi talvolta in Omero nascondono e rapiscono i combattenti per salvarli, a seconda della loro affiliazione divina.

    

 

Conta come si è e come ci si presenta sulla scena del mondo, quando la scena si popola di fantasmi, di spettri e di speranze deluse. Se hai un fisico tributaristico o odontotecnico, sta’ attento a come parli, a come ti muovi, alle calze che indossi, metti in conto il tuo pallore o la tua banale abbronzatura di piscina o di lampada e confrontati sapendo che non sei alla pari. Questo ognuno lo vede, lo si spiega in breve. Trump, per esempio, ha due occhiaie sbiadite da lampada o da gioco del golf che mettono i brividi, come la sua cravatta rossa che gli arriva “a paro le ginocchia”, mentre il restyling di Putin ha qualcosa di grave e di ribaldo, non c’è niente da fare.

  

E poi in questa gigantomachia per immagini c’è il mare, che è ambiguo, sarebbe l’unico soggetto che dovrebbe incutere paura, per come fa tremare le imbarcazioni, le asseta, le lascia a mollo, e per come impartisce il suo battesimo funesto ai prescelti. Ma anche per come rispecchia l’anima e definisce chi lo conosca, lo tema, lo adori e lo santifichi con ogni mezzo, in attesa di un porto aperto o chiuso, di una rotta breve o lunga. Certe emozioni collettive smisurate, altro che il rimpiazzo etnico, non si capiscono se non si tenga presente lo sfondo del mare, che non è banalmente “povetico”, e anzi dovrebbe in modo pedante e intimidente sempre insegnarci qualcosa, invece di confonderci.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    20 Luglio 2018 - 13:01

    Pur essendo convinto che i volontari salvatori di migranti prossimi alla morte sono pagati in nero mi piacerebbe vedere la loro dichiarazione dei redditi. Certo è che non hanno un lavoro e allora senza arte e ne parte vivono come puri spiriti e abitano in nuvolette che girano sopra il Mediterraneo occidentale ? Le favole chissà perchè hanno sempre un lieto fine e così i racconti degli umanitari e le cronache su, sono a mezzo ,metà favola e metà sequenza horror ,trampò verranno anche i migranti zombi. La morale e o la moralità come l'elestico e chi la racconta meglio la racconta bene.

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    • stearm

      20 Luglio 2018 - 16:04

      Non ci vedrei nulla di male se i 'salvatori di migranti' fossero pagati in nero. Anzi ne approfitto per fare un appello a tutti gli italiani di donare alle ONG tutte le tasse e contributi non pagati, tipo quelli per le colf o le babysitter. Purtroppo sulla Terra salvare esseri umani ha un costo, ci penserà poi il Padreterno a donare la vita eterna a chi se lo è meritato. Il paradiso sarà probabilmente un posto pieno di colf pagate in nero.

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  • DBartalesi

    20 Luglio 2018 - 12:12

    "I popoli fanno di tutto per non avere grandi uomini. Il grande uomo deve quindi, per esistere, avere una forza aggressiva che sia più grande della forza di resistenza sviluppata da milioni di individui". F.Nietzsche, Frammenti postumi 1887-1888 , 11 (179) .

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  • stearm

    20 Luglio 2018 - 11:11

    In sintesi, Salvini è il nostro 'drama queen' amato dai media proprio perchè drammatizzare la realtà, come in una serie su Netflix. "No drama, no fun" o meglio pochi contatti perchè l'alternativa all'intrattenimento politico sul web sono i siti più popolari, ovvero quelli porno o quelli sulle conspiracy theory (che è la forma suprema della drammatizzazione della realtà). Il cestista milionario invece sappiamo che si trova su una barca per una foto scattata a sua insaputa. Non un radical chic a quanto pare. Perchè, sì, è vero, l'umanitarismo si sarà pure fatto ideologia, ma bisognerebbe anche informarsi e sapere che, per fare solo un esempio a caso, il filosofo italiano contemporaneo più famoso, uno che fa tendenza anche all'estero, è stranamente un radical chic, un pò dandy, che cerca di convincerci che l'umanitarismo sia infondo l'altra faccia della medaglia dei campi di concentramento. Chissà se il nostro cestista un giorno scriverà un trattato di filologia, speriamo di no.

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  • luigi.desa

    20 Luglio 2018 - 11:11

    Caro Ferrara perchè invece di lapidare Salvini non fai una bella inchiesta per raccontare a noi come gli umanitari hanno messo su un commercio floridissimo umanitario. Ricordati del povero Buzzi " si fa più denaro con i migranti che con la droga" .sei sicuro che le ong umanitarie siano fiorellin del prato ?

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    • Skybolt

      20 Luglio 2018 - 13:01

      Egregio Desa, risparmi l'inchiostro, sia pur digitale....

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    • branzanti

      20 Luglio 2018 - 13:01

      Lei esprime un dubbio reale e dovremmo veramente porci qualche domanda sul ruolo delle Ong e sulle loro fonti di finanziamento, considerando l'incredibile numero di navi che incrociano nel Mediterraneo ed il pesante costo quotidiano della navigazione. Ma proprio per questo, il truce (copyright Ferrara) linguaggio di Salvini, che conferisce loro una immeritata aura di eroismo o di martirio, risulta pesantemente distorsiva ed impedisce di affrontare i concreti termini della questione immigrazione.

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      • stearm

        20 Luglio 2018 - 15:03

        Quindi, secondo lei, queste ONG non dovrebbero pagare le navi, le attrezzature e il carburante. Questo s'intende per business? Ovvero una ONG 'onesta' dovrebbe trovare qualcuno che gli regala una nave, tutte le attrezzature e magari una compagnia petrolifera che gli metta a disposizione il carburante gratis? Ora io pensavo vivessimo (per fortuna) in un'economia di mercato. Con questa logica, domani mi presento dall'erbivendolo e gli chiedo se mi regala dei carciofi. Se si rifiuta, gli rispondo come il nostro amico Luigi qui sopra ci suggerisce: "si fa più denaro con i carciofi che con la droga". Se proprio vogliamo liberarci di queste navi piene di 'umanitari radical chic'', allora che Salvini e Di Maio facciano una bella legge che impedisca a delle società private di raccogliere fondi e di utilizzarli come meglio credono. Così fermiamo il business, ovvero tutti i businesses. Torniamo al baratto, sempre meglio del reddito di cittadinanza, almeno qualcuno dovrà pur lavorare.

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        • Skybolt

          20 Luglio 2018 - 17:05

          Interessante la visione del business del traffico di esseri umani come parte dell'economia di mercato. Lei continua a dimenticare che il traffco di esseri umani è un'attività ILLEGALE. Anche se viene travestita da "salvataggio".

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        • stearm

          21 Luglio 2018 - 00:12

          Mi deve essere sfuggito il salto di qualità delle ONG che, quindi, vengono finanziate direttamente dagli scafisti a loro volta finanziati dai soldi di quei poveracci che pagano per essere messi sui barconi. Io spero che tu nella vita faccia lo sceneggiatore, perchè su questa trama ci si potrebbe costruire su una bella serie televisiva. Io però a questo punto ci aggiungerei pure i Rotschild, la massoneria e, per non farci mancare proprio nulla, che ne diresti di una colonia di extra-terrestri che si trova in incognito sulla terra? Sbanchiamo il botteghino. Mi accontenterei di un 10% dei diritti d'autore, se non ti dispiace. In alternativa, manda il curriculum al Fatto Quotidiano, secondo me ti chiama direttamente il direttore per un colloquio.

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      • Skybolt

        20 Luglio 2018 - 15:03

        Egregio, per una volta sono più pessimista di lei. Per certi blocchi ideologico-economico-politici esprimere dubbi con aprole soavi equivale a attaccarle come fa Salvini. Se ti senti (vuoi sentirti) indiscutibile, nessuna discussione è permessa, solo adorazione e resa totale. E' successo ogni volta in passato che qualcuno ha provato ad avanzare dubbi. Esempio: se non se lo fosse fatto scappare Gino Strada (per motivi tutti suoi) la storia dell'asta al rialzo per la disponibilità delle navi come sarebbe stata definita dalla claque umanitariode? La aiuto: ricostruzioni di fantasia dei soliti fascisti.

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        • branzanti

          20 Luglio 2018 - 20:08

          Riprendo le Sue argomentazioni e vorrei aggiungere solo una modesta considerazione : in Afghanistan l'ospedale gestito dall'associazione del soggetto da Lei citato curava talebani che sparavano anche sulle nostre truppe (presenti su mandato ONU). Tecnicamente non eravamo in una situazione di guerra, ma il comportamento pareva inquadrabile in una locuzione di due parole che ricorda il titolo di una fortunata trasmissione radiofonica anni '70 di Arbore e Boncompagni (solo che la seconda parola differisce per la prima lettera).

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        • stearm

          20 Luglio 2018 - 16:04

          La fantasia è quella di pretendere un mondo popolato di persone oneste, ma allo stesso tempo essere indifferente di fronte alla morte di altri esseri umani. O facciamo i moralisti fino infondo e allora ci si può indignare per qualcuno che il business dei migranti (magari dopo averne quantificato il dolo, non come un Travaglio qualsiasi), ma pretendere che i migranti vengano salvati, non da delle ONG, ma con le nostre tasse. Oppure chiudiamo un occhio su tutto, su chi lucra e anche su cosa lucra. Qui mi sembra che il moralismo lo faccia chi s'indigna per il moralismo altrui. Berlin diceva che siamo fatti con un legno storto. Io, scusate, preferisco un legno storto che salva altre vite umane ad altri legni storti che s'indignano per un'asta al rialzo. L'alternativa alla claque umanitaroide è la sublimazione del moralismo? Il mio gusto estetico, da non moralista, si ribella. Il fascismo aveva un'estetica del bello, che poteva piacere o meno. Il salvinismo è di una brutezza unica.

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