cerca

Rieccoci servi, ribaldi e irresponsabili. Ma forse è solo un incubo

Lo stile dell’Italia oggi è I like, sono arrabbiato, non pago i debiti,  mi avvantaggio della caccia al negro a costo di rovinare settant’anni di politica visionaria, quella europea, con un travolgente ammasso di trash demagogico

27 Maggio 2018 alle 06:16

Rieccoci servi, ribaldi e irresponsabili. Ma forse è solo un incubo

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Non si dica “ma che vergogna per l’Italia” oppure “pensate alla vostra identità e storia”, quando senza distinzione di destra o di sinistra i giornali tedeschi e altri europei ci trattano da scrocconi, da mendicanti incapaci di dire anche solo “grazie”. Ridondante reagire con l’umor nero della malinconia nazionale o peggio ancora con velleità di vendetta e ritorsione. Si dica piuttosto la verità: siamo così, ci comportiamo così dai tempi della celebre “espressione geografica” di Metternich, siamo integralmente dipendenti, servi, ribaldi, irresponsabili, e dopo una parentesi durata parecchi anni a quello siamo tornati con rara impudenza. D’altra parte i greci, innestati dai turchi su una radice bella e millenaria di civiltà selvaggia, ce le avevano suonate sui monti dell’Epiro, l’ultima volta che siamo passati dalle pretese di autarchia alla servitù politica (paradossalmente, la servitù verso la Germania dell’incubo nazionalsocialista oggi opulenta e riscattata). Ora Plantu sul Monde, davanti a Conte sul seggiolone, chiede scusa ai greculi che l’hanno fatta grossa, certo, ma con altro stile. Il nostro stile è I like, sono arrabbiato, non pago i debiti, offro quattrini che non ho senza chiedere in cambio lavoro, e mi avvantaggio della caccia al negro a costo di rovinare settant’anni di politica visionaria, quella europea, con un travolgente ammasso di trash demagogico.

 

Ora è vero che l’unità nazionale fu l’epopea di un’occasione perduta, e il brigantaggio un annuncio sinistro di sventura, ed è tutto vero quel che anche prima abbiamo narcisisticamente o autolesionisticamente scritto del carattere degli italiani, irrimediabilmente belli ultracivilizzati froci e questuanti. E’ vero che la demografia impazzita qui ha colpito duro. E’ vero che chiesa e scuola non ci sono praticamente più, e i preti bergogliani discettano dei guasti del capitalismo e del clima e i migliori classicisti invece di esigere una buona traduzione dal latino richiedono gite scolastiche per portare a teatro i pupi a discutere dei limiti della democrazia ateniese, che farlocchi che sono. E’ anche vero che alle origini del debito pubblico ci sono lestofanti sindacali e partitici, e ceti liberali minoritari che non hanno mai saputo spiegare l’etica del lavoro e dell’individualismo in una comunità bene ordinata, e siamo finiti con un certo Toninelli che parla, senza sapere quello che dice, di costruire oggi “uno stato etico”. E’ vero che siamo una rozza congerie di etnie i cui better angels vivono tutti nel ricordo e nel lontano passato secolare. Ma con i partiti e l’europeismo conformista, compreso il buon Berlusconi, almeno eravamo dentro la sostenibilità della politica e della storia, agganciati a qualcosa, ora che ci stiamo sganciando si vede solo la mano tesa senza nemmeno il grazie dell’accattone.

 

Dopo l’annientamento di Moro, Craxi, Berlusconi e Renzi, quelli che ci hanno provato, tra errori e camaleontismi ed equivoci ma ci hanno provato, affogo nella miscredenza. Zanda scrive che sono di cattivo umore, e troppo cattivo con il presidente della Repubblica, sì, l’umore è pessimo e non me ne vanto. Quando in un breve arco di tempo si respinge una riforma della Costituzione per poi abrogarne le procedure e cedere il passo ai bimbominkia di successo le ragioni dell’allegria si mostrano rarefatte, e al contrario dei fiduciosi carnefici del paese mi ritengo da tempo parte di una classe d’età sconfitta e responsabile della disfatta. Ma ho ancora la volontà sufficiente, e forse impotente, di credere che questo sia un incubo da cui ci risveglieremo, non la realtà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • edoardo.marinelli

    28 Maggio 2018 - 13:01

    Rifaranno la marcia su roma, condita di urla, rutti e scoregge: ma se la fanno saremo capaci di organizzarne altra per difendere i valori della democrazia, del rispetto, dei tratti dico, e della convivenza civile?

    Report

    Rispondi

  • Beresina

    Beresina

    28 Maggio 2018 - 10:10

    In passato ho ammirato Ferrara, ma adesso vedo che anche lui si schiera sul fronte consueto della nostra cosiddetta élite, cioèla scelta "antiitaliana", come se noi fossimo antropologicamente "inferiori" e avremmo bisogno del vincolo "esterno" per obbligarci alla "saggezza". circa l'assurdità di tale tesi basti ricordare un precedente storico di importanza non secondaria nel quale il cosiddetto vincolo esterno (attraverso la corruzione di uomini come Mussolini) ha portato l'Italia nella prima guerra mondiale (contro gli esistenti vincoli internazionali...) malgrado la volontà contraria della grande maggioranza parlamentare e popolare. si potrebbe anche dire che è proprio il vincolo esterno ci ha regalato il fascismo.

    Report

    Rispondi

  • Alby65

    28 Maggio 2018 - 08:08

    Cortese Dr.Ferrara,la fame gioca dei brutti scherzi me lo raccontava mio nonno tornato con l'uniforme a brandelli dall'Albania per aver seguito un "salvatore" che prometteva imperi da un balcone.Purtoppo nella Storia l'indigenza,il disagio sociale ha talvolta portato al potere la cialtroneria,i bassifondi,l'odio per la cultura e le buone maniere,il qualunquismo.Gli italiani sono solo pedine inconsapevoli del degrado politico che attanaglia il nostro paese da anni,come i milioni di disoccupati e una piccola borghesia che nella Germania degli Anni 30,causa fame,crearono e seguirono un oscuro condottiero di cartapesta.Il fantasma di Weimar,con il suo pericoloso sussegurisi di governi,di piazze aizzate da capipolo ingoranti istituzionalmente parlando è stato richiamato dalle barriere del tempo e si aggira nella rabbia barbarica di alcuni nuovi leaders da piano bar,nati dal fallimento della Seconda Repubblica.Historia magistra vitae.

    Report

    Rispondi

  • Carlo A. Rossi

    27 Maggio 2018 - 23:11

    Carissimo Ferrara, spero che questa mia breve almeno Le giunga, tutto qui. Con ogni rispetto possibile: ma al di là delle idiosincrasie politiche che possono sussistere, e che pure io ho in parte, verso M5S e Salvini, non ha vergogna, rispetto alla Sua storia politica, invero piuttosto ondivaga, per quanto scrive? Si può essere in disaccordo politicamente con qualcuno, anche fortemente, ma quanto Lei e l'indegno Cerasa state facendo mi disgusta veramente. Non siete meglio, nei confronti di Salvini e di Maio, che neppure io apprezzo, di quanto lo fosse Travaglio nei confronti di Berlusconi. Tacciate buona parte degli elettori di essere dei minus habentes, quando giustamente stigmatizzavate Flores D'Arcais e il Professore Palindromo quando invocavano golpe contro Berlusconi, guarda caso pure lui, che piacesse o meno, eletto democraticamente. Ripeto, democraticamente. Ve lo scrivo con sincerità e dispiacere: non state rimediando una bella figura. Cordialmente.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi