cerca

La prima volta senza Giulio

La legislatura che si è aperta è la prima della Repubblica in cui Andreotti non c’è. E ci vorrebbe, con la sua arte di mediatore. Ma in fondo c’è: da “non sfiducia”a“due forni”, tutte le sue invenzioni sono tornate di moda

1 Aprile 2018 alle 12:30

La prima volta senza Giulio

Giulio Andreotti (foto LaPresse)

Resterà probabilmente controverso, il dibattito tra gli storici attorno a un punto sottile della biografia di Giulio Andreotti: se fosse un politico vendicativo, oppure no. La fisionomia vaticana, l’antropologia ciociara, le labbra sottili e taglienti quanto gli occhi che si facevano a fessura non hanno mai aiutato, neppure in vita, a decifrare. Assai meno lineare che non il tratto vendicativo, da Terza Internazionale, di Giorgio Napolitano, senatore a vita e membro più anziano della XVIII legislatura della Repubblica italiana iniziata...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    02 Aprile 2018 - 13:01

    Il mondo di appena ieri non lo possiamo applicare all’oggi. Lui , il divo, applicava la sua genialità politica al muro comunista che, a prescindere, non doveva trasbordare. Il popolo, sempre ottuso, credeva alla befafa e a babbo Natale ed ancora non se ne esce. L’oggi con i Di Maio e i Salvini niente astensioni intelligenti o appoggi esterni, meglio il voto e rischiare di tirare le cuoia che tirare a campare perché non ce lo concedono gli altri. Da un governo 5S, dopo la musata si potra’ ricominciare. Il divo Andreotti, pace a lamina sua, non avrebbe risolto.

    Report

    Rispondi

  • carlo schieppati

    01 Aprile 2018 - 15:03

    Povero Andreotti cosa non gli hanno fatto? Vabbè che adesso sappiamo che l'inferno non esiste, ma lui ripeteva spesso, a commento dell'operare dei suoi aguzzini, una frase della nonna: "in paradiso non ci si va in carrozza". Vendicativo? Non sembra. Io invece non posso dimenticare che il re dei lacché, Enrico Mentana, la sera del 6 maggio 2013 ha celebrato la scomparsa di Andreotti con la proiezione su La7 del "Divo" di Sorrentino.

    Report

    Rispondi

Servizi