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L’insostenibile retorica del gentismo

Pure Casellati scende dai voli di stato. Ma confondere status e casta è assurdo

31 Marzo 2018 alle 06:00

L’insostenibile retorica del gentismo

Abiti tradizionali ungheresi (XIX sec): Nobiluomo 2. Dama 3. Pastore di Symeg 6-7. Contadini, illustrazione del 1831 di Luigi Giarrè e Vincenzo Stanghi (Wikimedia)

Il virus del pauperismo non lascia scampo. D’altronde è questo lo spirito dei tempi, rappresentato dall’esaltazione del giornalista collettivo e del pubblico medio per la foto con Roberto Fico che prende l’autobus. Come se fosse normale per la Terza carica dello stato prendere i mezzi pubblici in un paese a rischio terrorismo. Ormai tutti ne sono contagiati, persino il centrodestra, che pure durante la scorsa legislatura si era opposto alle sortite demagogiche del Pd sul taglio dei “vitalizi”. Elisabetta Casellati, neo presidente del Senato, berlusconiana di ferro, in un’intervista al Corriere della Sera ha detto di aver rinunciato al volo di stato come “primo atto da presidente”. “E’ stato un gesto naturale perché ai rappresentanti della politica e delle istituzioni è chiesto di far proprio un concetto di sobrietà per l’utilizzo delle risorse”. Forza Italia vuole forse preparare così il suo appoggio al governo Lega-Cinque stelle? Chissà. Visto il risultato elettorale, è un momento impopolare per dirlo: ma la politica ha un costo ed è giusto sostenerlo. Non è con la decrescita (in)felice che le istituzioni possono recuperare credibilità nei confronti di un elettorato disilluso. I partiti anziché lisciare il pelo al presunto popolo dovrebbero selezionare una classe dirigente meritevole. Il sogno gentista è eliminare i “privilegi”, che invece vanno difesi, anche se forse usare questa parola è già un cedimento al lessico populista che scambia lo status, il quale non è solo questione di soldi, per una distinzione di casta. “Elite” è diventata una brutta parola, le istituzioni vanno decostruite, trasformate in macchietta; eppure soprattutto oggi dovrebbero essere un architrave di civiltà cui aggrapparsi.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    31 Marzo 2018 - 13:01

    Ci aspettano anni se non decenni bui. Lo scemo del villaggio, l'ubriacone molesto, l'analfabeta collettivo, il parassita che vive di espedienti e di sussidi pubblici sono stati aggregati dai meccanismi social. Fin qui c'era arrivato anche Umberto Eco, parlando di legioni di imbecilli ai quali è stata permessa la parola fin qui negata dal classico calcio nel sedere al bar. Quello che Eco non poteva prevedere sono la sete di rivalsa del branco e l'istituzionalizzazione dell'imbecillità e del parassitismo in un movimento politico comandato a bacchetta da una cricca di furbi, l'M5$. Però godo al pensiero di milioni di fessi raglianti per i due centesimi dei sacchetti 'di Renzi', e che giustamente verranno derubati a sangue per finanziare il peggior parassitismo nazionale.

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