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Perché un governo di scopo avrebbe senso solo cambiando la legge e votando il doppio turno

Le rigidità di Di Maio e le mosse di Salvini. Ma nell’Italia di oggi, forse lo sta scoprendo anche il M5s, le larghe intese sono necessarie

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

14 Marzo 2018 alle 06:02

Perché un governo di scopo avrebbe senso solo cambiando la legge e votando il doppio turno

Luigi Di Maio a Porta a Porta e sullo sfondo Matteo Salvini (foto LaPresse)

Almeno fino a Pasqua, dimenticatevi di dare un senso compiuto alle parole, alle dichiarazioni e alle interviste dei due vincitori della campagna elettorale: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Dimenticatevi di cercare una traiettoria sicura delle prese di posizione del leader della Lega e del leader del Movimento 5 stelle. Dimenticatevelo non per snobberia ma perché fino a quando uno tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini non accetterà di fare un passo indietro dal ruolo di candidato premier, ogni parola, ogni dichiarazione e ogni affermazione saranno finalizzate non a dialogare con gli altri partiti ma a dialogare semplicemente con i propri elettori.

 

Ieri il primo, Di Maio, ha detto di non aver alcuna paura di tornare al voto e ha escluso un governo istituzionale. Mentre il secondo, Salvini, ha detto di non aver alcuna intenzione di fare un governo con Renzi. Il messaggio è chiaro: in attesa di capire se quella che si è aperta dopo il 4 marzo è una fase post elettorale o è nuovamente una fase pre elettorale meglio rimanere puri e meglio fare di tutto per non deludere i propri elettori. Se dopo Pasqua le posizioni di Lega e Movimento 5 stelle dovessero rimanere ancora molto rigide (ieri si sono irrigidite un pizzico in più), il presidente della Repubblica, come si sa, avrebbe un’arma difficilmente neutralizzabile da puntare contro le irresponsabilità dei vari partiti: proporre un governo di scopo finalizzato a traghettare il paese verso nuove elezioni, che potrebbero tenersi anche tra il 23 e il 26 maggio del 2019, quando si andrà cioè a votare per le Europee.

 

Nelle prossime settimane – in attesa di capire se i parlamentari del M5s e della Lega compiranno l’unica scelta naturale di questa legislatura, ovvero mettersi insieme per scegliere non solo i presidenti di Camera e Senato ma anche un coerente programma sovranista e populista per guidare l’Italia – la formula del governo di scopo verrà utilizzata con disinvoltura da molti osservatori. Ma in pochi forse si faranno una domanda che in fondo dovrebbe essere ovvia: che razza di scopo dovrebbe avere un governo di scopo? Di solito, in Italia, per dare uno scopo a una storia che uno scopo non ce l’ha si tende a evocare genericamente la necessità assoluta, impellente, inderogabile di essere responsabili e non andare alle elezioni senza avere prima una nuova legge elettorale da offrire al paese.

 

La storia della legge elettorale da fare a tutti i costi è però una fake news – i governi vengono fatti sempre dagli elettori non dalle leggi e il Rosatellum ha perfettamente fotografato l’Italia di oggi – a meno che non si voglia ragionare su una mossa che questa sì sarebbe davvero responsabile. Una mossa che forse sarebbe l’unica che potrebbe permettere al Pd di evitare che nasca un governo di scopo che in mancanza di un progetto avrebbe come unico scopo quello di decretare la morte del Partito democratico. Il 4 marzo 2018 in molti hanno capito – forse persino i grillini – che senza un sistema simile a quello bocciato il 4 dicembre 2016 l’Italia non ha possibilità di avere un governo stabile e di avere una maggioranza figlia più dei voti che dei veti. Per questo l’unico governo di scopo che potrebbe avere uno scopo non retorico dovrebbe essere quello finalizzato ad approvare un’unica riforma fatta di poche parole: “Introduzione del doppio turno per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”.

 

In sintesi. Le liste che prendono più del 50 per cento al primo turno, ottengono il 54 per cento dei seggi. Le prime due liste che non arrivano al 50 per cento al primo turno, si sfidano al secondo turno. Collegi uninominali eliminati. Sistema proporzionale puro con stesso schema alla Camera e al Senato. Apparentamenti possibili tra il primo e il secondo turno. Maggioranza non certa ma potenzialmente meno incerta. Nell’Italia di oggi, forse lo sta scoprendo anche il Movimento 5 stelle, le larghe intese sono necessarie (deliziosi i grillini che definiscono “inciuci” solo gli accordi da cui sono esclusi i grillini). E per questo la domanda a cui forse si dovrebbe rispondere oggi, per dare un senso a questa legislatura, è prima di tutto questa: ma i compromessi è meglio farli fare ai partiti o è meglio farli fare agli elettori? L’unico governo naturale, lo abbiamo detto, è quello grillino-leghista. L’unico governo non naturale, lo abbiamo ripetuto, è quello di scopo, delle larghissime astensioni, con più partiti possibili dentro. L’unico scopo possibile di un governo di scopo è, infine, quello di provare a combattere il tripolarismo. Altrimenti saluti e grazie e si vada a rivotare subito.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    14 Marzo 2018 - 18:06

    Vite parallele. Di Maio e Matteo Salvini . Il primo nulla facente ma sin dall'infanzia un attivista nato ( parla come la Callas cantava) parla senza pensare in automatico, Salvini è un politico che ha fatto gavetta e sa cosa è o sia la politica.

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  • franco.malandra

    14 Marzo 2018 - 18:06

    Caro Claudio purtroppo art 57 costituzione obbliga di fatto che doppio turno sia su base regionale per il Senato fanificando di fatto il doppio turno per ballottaggi disomogenei (CDX-CSX, CDX-M5S, CSX-M5S). Doppio turno alla Camera è al momento anticostituzionali per cui caro Claudio se sono vere le mie considerazione la ingovernabilità dell'Italia è scritta in Costituzione. Dobbiamo ringraziare Berlusconi e Bersani che dopo avere detto si in parlamento alla riforma costituzionale come dei Giuda hanno fatto votare NO al referendum condannando l'Italia o alla ingovernabilità o a essere governata da SFASCISTI (M5S-LEGA) e relegatato se stessi e relativi elettori a ruolo marginale. Cordiali saluti Franco

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Marzo 2018 - 13:01

    Quando capiremo che non è la legge elettorale a dover essere cambiata, ma la nostra Carta, sarà sempre troppo tardi. Come accadde a mio nonno che per il terrore di doversi operare, aveva attacchi ricorrenti di crisi appendicolari, volò in Cielo e causa di una peritonite fulminante.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    14 Marzo 2018 - 11:11

    Oramai il doppio turno "alla francese" pare che sia diventato la panacea di tutti i mali della politica. Sono e rimango contrario, visto che è adottato, appunto, solo in Francia. In ogni caso da noi sarebbe molto pericoloso, perché potrebbe portare a due maggioranze differenti nei 2 rami del parlamento, dato che il corpo elettorale non è lo stesso, votando per il Senato solo chi ha più di 25 anni. Anche a livello locale il doppio turno è superfluo, essendo i sindaci delle città con meno di 15.000 abitanti eletti a turno unico; e così anche per i presidenti delle regioni, come si è appena visto per Lombadia e Lazio. Siccome non contempliamo l'elezione diretta del premier non si possono applicare le leggi a turno unico, che funzionano, usate per eleggere sindaci e governatori. Ma occorrerebbe una riforma costituzionale, parecchio diversa da quella bocciata di Renzino (il quale oramai fa quasi tenerezza)

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