Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Giù la maschera: il 4 marzo è un referendum su Di Maio

Claudio Cerasa

Gogna, giacobinismo, maoismo, sovranismo. Perché domenica si vota sul modello Casaleggio-Travaglio-Davigo

Giovanni Floris ha fatto bene a metterli tutti insieme lì, in un’unica gabbia. A pochi giorni dalle elezioni politiche è necessario essere espliciti, e per una volta martedì sera su La7 la chiarezza è stata massima. In studio c’erano tutti, ma proprio tutti. C’era Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 stelle. C’erano i possibili ministri di un impossibile governo Di Maio. C’era il grande ideologo Marco Travaglio. C’era il grande ispiratore Piercamillo Davigo. Mancavano solo il grande fratello Davide Casaleggio e il grande modello Virginia Raggi, ma per il resto il messaggio era chiaro e vale dunque la pena esplicitarlo fino in fondo e diffonderlo per quanto possibile: quello del 4 marzo non sarà solo un voto finalizzato a eleggere i parlamentari della prossima legislatura, ma sarà prima di tutto un nuovo referendum in cui ciascuno di noi dovrà scegliere se dare forza oppure no a un progetto politico, economico e culturale che punta esplicitamente a calpestare i princìpi basilari della democrazia rappresentativa, che punta esplicitamente a trasformare il culto della gogna in un valore non negoziabile del nuovo stato di diritto, che punta esplicitamente a mettere in mutande le imprese italiane mettendo insieme il peggio della dottrina protezionista, sovranista, nazionalista, antieuropeista utile a esportare dal Sudafrica il meglio della gioiosa cultura della decrescita felice. Quello del 4 marzo, se proprio bisogna essere sinceri, non sarà un voto finalizzato a scegliere solo il prossimo Parlamento, ma sarà un voto finalizzato a votare sì o no al modello Di Maio e alla sua allegra gang. E dunque, in nome della trasparenza, il 4 marzo, sulla scheda elettorale, andrebbero appiccicati vari post-it con queste semplici domande:

 

Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito il cui metodo di governo rispecchia fedelmente il modello di efficienza messo in campo ogni giorno da coloro che provano a governare Roma senza essere in grado di tenere in vita neppure un albero di Natale?

Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito che promette di abolire il principio del giusto processo eliminando la prescrizione, che promette di abolire il principio della presunzione di innocenza considerando colpevole fino a prova contraria qualunque indagato non iscritto alla piattaforma Rousseau (se sei grillino puoi permetterti di essere indagato per omicidio colposo, come il sindaco di Livorno, per omicidio e disastro colposo, come il sindaco di Torino, per falso, come il sindaco Raggi), che costringe i suoi amministratori locali a firmare contratti che li costringono a cedere a terzi il controllo preventivo di “tutte le proposte di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse” in violazione dell’articolo 97 della Costituzione, che costringe i suoi potenziali eletti a firmare contratti con penali estorsive negando loro il diritto di accesso in condizione di eguaglianza alle cariche elettive (violazione dell’articolo 51), che impone agli eletti di un “non partito” teleguidato dal capo di un’azienda privata di pagare una multa da 100 mila euro in caso di dissenso con la linea di quel partito (violazione dell’articolo 67)?

Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito formato da persone che hanno scelto di ispirarsi fedelmente all’idea di competenza espressa dal fondatore del partito, convinto che “non essere competente, cioè essere incompetente in un mondo che se ne sta andando, in un mondo di disgregazione come questo, per me è una nota di vanto”? Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito il cui fondatore considera come un modello di vivibilità a cui ispirarsi una città (Lagos) che è considerata una delle venti città dove si vive peggio al mondo (peggio di Damasco)?

Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito che sogna di sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta (violazione dell’articolo 1 della Costituzione) e i cui eletti (300 euro al mese cadauno) finanzieranno in modo obbligatorio un’associazione privata (Rousseau) guidata dal capo di una srl privata (Casaleggio) il cui controllo sul suddetto movimento (M5s) avviene con modalità non troppo diverse da quelle proibite dalla legge numero 17 del 1982 che disciplina l’associazionismo segreto vietando ogni attività diretta a interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale? Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito il cui modello di democrazia è costruito con un sistema dove “i voti vengono archiviati, storicizzati e restano imputabili a uno specifico elettore anche successivamente alla chiusura delle operazioni di voto, consentendo elaborazioni a ritroso con, in astratto, la possibilità di profilare costantemente gli iscritti, sulla base di ogni scelta o preferenza espressa tramite il sistema operativo” (Garante della privacy, 21 dicembre) e il cui modello evidenzia “una distanza da canoni minimi di democrazia interna” (Tribunale di Roma, 21 febbraio 2018)? Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito che nel 2015 raccolse 200 mila firme per organizzare un referendum per uscire dall’euro (“nell’euro – disse l’8 giugno del 2015 un gruppo di dirigenti grillini capeggiati dall’onorevole Vito Crimi e dal quasi sindaco Virginia Raggi – siamo entrati sull’onda delle menzogne del centrosinistra e con il nullaosta del centrodestra e grazie al M5s si potrà finalmente aprire un dibattito e in caso di voto favorevole all’uscita dall’euro la maggioranza dovrà tenerne conto per non essere spazzata via e sostituita da un governo a 5 stelle: il referendum sull’euro è un voto sul futuro dell’Italia e non va sprecato!”) e che ancora oggi considera il referendum sull’euro non come un obbrobrio ma come una possibilità? Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito che mette in lista candidati (Sara Cunial, capolista alla Camera) che paragonano la possibilità di fornire vaccini gratis ai bambini a un “genocidio gratuito” che “ricorda molto la politica di alcuni anni fa che prevedeva l’eutanasia di massa che doveva portare a una rigenerazione genetica”? Volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito che punta a distruggere una legge (Jobs Act) che ha contribuito a far aumentare i posti di lavoro (un milione dal 2014), che sogna di smantellare una riforma che ha salvato l’Italia (la Fornero), e che in nome del sovranismo promette di far saltare quei trattati internazionali di libero scambio (TTIP e Ceta) che potrebbero aiutare le imprese italiane a essere ancora più competitive nel mondo? E infine, volete voi che l’Italia, in considerazione della sua specialità nel quadro dell’unità europea, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per portare al governo un partito guidato un leader che non conosce la grammatica (“Ho sempre detto che noi volessimo fare un referendum sull’euro”), che non sa scrivere Pino-Chet (e non distingue il Cile dal Venezuela), che mette sotto processo i vitalizi dei morti (è successo con Boneschi) teleguidato da un leader opaco di nome Davide Casaleggio, ispirato da un vice Ingroia di nome Marco Travaglio, indirizzato da un ayatollah delle procure di nome Piercamillo Davigo?

 

Ci si può girare intorno quanto si vuole ma il 4 marzo si vota prima di tutto su questo. Si vota sul modello Di Maio. Si vota sulla possibilità che si possa dare credibilità a un partito di incompetenti, di inefficienti, di antieuropeisti, di moralisti, che sogna di trasformare l’Italia in una nuova Lagos ispirandosi allegramente al modello Raggi. La scelta in fondo è semplice: sì oppure no?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.