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E se poi andasse veramente male?

Il precedente di Trump e quell’aria troppo da establishment che hanno i politici ragionevoli (persino il Cav.). E’ difficile che si realizzino le condizioni per la resa di un antico paese politico agli spiriti animali dell’ignoranza e della grettezza, però…

2 Marzo 2018 alle 06:03

E se poi andasse veramente male?

Foto LaPresse

Ieri sera durante il tg ho avuto un moto di raccapriccio. E se andasse veramente male? Vero che bisogna contare sulla ragionevolezza degli italiani, ma sono ragionevoli? Vero che i sistemi politici complessi trovano poi il modo di governarsi e riescono a eludere le avventure, ma ci sarà poi un modo? Non ha senso adesso suonare l’allarme per la calata dei grillini e dei leghisti a Roma, ma che cosa ha senso allo stato dei fatti e dei risentimenti?

 

E’ che ho guardato con occhio professionale le facce e i toni e le cose dette nei pastoni dei tg, e chi le diceva. E mi è venuto in mente Trump, coi cappellini, la superbanana arancione, il linguaggio vieto, sboccato, poco significativo eppure così efficace, la capacità di occupare lo spazio della comunicazione in modo assoluto, senza nemmeno dare il resto, lo si vedeva, grandeggiava con la sua “America Great Again”; e mi è venuta in mente la Clinton, sputtanata quanto volete, odiata perché professional e perché donna e perché moglie e perché Obama aveva rotto le scatole con l’ideologia corretta spalmata su tutti i bisogni e i disagi di quel paese, ma locupletata dai fund raiser, regina degli apparati, eppure con quello slogan floscio, metodologico, così poco incantevole, che lei stessa riteneva clumsy, maldestro, “Stronger Together”. Insomma ho visto uno spettro, di qui il raccapriccio.

 

La forma dello spettro è presto definibile. Tutti i potabili, e un po’ perfino il caro amor nostro Berlusconi, per non dire degli altri, i Gentiloni, i Renzi, i Prodi, i Veltroni, e si è aggiunto anche Enrico Letta, e le Bonino, e tutti, proprio tutti, compresi i ministri e perfino il ministro della Gubernación, Don Minniti, hanno lo stigma della classe dirigente, hanno l’aria di esserci per competenza, l’aborrita competenza, per storia, per esperienza, e di esserci come parte di un establishment, con il suo linguaggio non banale ma omologo, con uno stesso modo alla fine di sorridere e di districarsi con le parole e le cose. Visti da me, va bene, li accetto senza alternative, compresi i treni in ritardo e altri segni sinistri, ma visti dalle maggioranze risentite in ebollizione, che immagine danno di sé? Un’immagine di continuità, di concretezza, di rifiuto del pressappochismo, e cioè un’immagine oggi stanca nella percezione putativa della politica, il mestiere, le istituzioni, la dialettica, il compromesso, il realismo, la necessità. Un’idea di gente che si somiglia, Stronger Together.

 

Invece Di Maio, Di Battista, e anche Salvini, ciascuno di loro intento a spararla grossa, a dare il segno di una incredibilità di governo assoluta, pieni di intolleranza e di vogliosa, rampante, ambizione, invece tutti loro hanno l’aria di essere gente venuta da fuori, oltre che di fuori per i palati fini, per i gourmet, insomma gente che arriva, che non c’era prima, e comunque offre ai palati semplici, ai ghiottoni della grande torta demagogica, l’altra faccia, risentita quanto volete, belluina, irriflessa, ma l’altra. Spero naturalmente di sbagliarmi, ma penso al famoso dictum di Hollywood, che nello showbiz nessuno si è mai impoverito per aver sottovalutato il gusto del pubblico. E se per uno straordinario concorso di circostanze che si chiama disaffezione, antipatia, freddo e neve, i ragionevoli si dovessero fare una bella dormita domenicale, e se invece una minoranza rumorosa riuscisse a bloccare il paese con l’alzata d’ingegno di dargli il caos programmato?

 

Detesto gli incubi. Predico l’ottimismo dell’intelligenza, e della volontà non so che farmene. Considero ancora improbabile che al di là di una protesta da sbuffo di collera si realizzino le condizioni per la resa di un antico paese politico agli spiriti animali dell’ignoranza e della grettezza. Poi però mi dico che uomini come Starace hanno qui governato vent’anni, era gente che esclamava, di fronte a un’arancia: “Dicono che ci sono le vitamine ma io la mangio lo stesso”. Ecco, cose così, di questo sono popolati gli incubi.

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Commenti all'articolo

  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    04 Marzo 2018 - 21:09

    Elefante ! Ma che barrisci mai ? Posso convenire su molto, ma Trump non ha assolutamente ANYTHING to do con la politica europea, italiana poi ! Paragoni del genere non reggono, colabrodano, sembrano cordini tesi all'ultimo stadio di sfilacciamento. I populismi europei sono roba diversa, l'Italia poi è in uno stato di speciale manicomio democratico tutto suo, francamente il più pericoloso in Europa. In nessun altro paese in Europa il potere giudiziario è in guerra contro la civiltà liberale. Solo in Italia. Al confronto, per gli italiani, l'immigrazione e le moschee abusive, sono scherzetti. Cosa diamine c'entra Trump?

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  • adebenedetti

    03 Marzo 2018 - 20:08

    Lei pur firmandosi l`Elefantino ha da sempre dimostrato di avere una pelle molto delicata. Specie alle contestazioni.Almeno qui sul Foglio. Mi permetto di ricordare che a quanto linguaggio sboccato lei, signor Ferrara, non e` secondo a nessuno. Potrebbe dare lezioni persino a TRUMP.

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  • DBartalesi

    02 Marzo 2018 - 14:02

    Denis Verdini, la mente politica più lucida dell'Occidente dis-occupato, ieri sera a Piazza Pulita ha detto che darà un voto a Renzi ed uno a Berlusconi. In hoc signo vinces? Così parlò il Nazareno.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Marzo 2018 - 14:02

    Ultra diem. Protagora: “L’uomo è la misura di tutte le cose che sono, in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono ….” Una apodittica impostazione antropocentrica che meglio di mille tomi, descrive i nostri laici, secolari, edonistici, tempi. Il suffragio universale ha dogmatizzato l’assunto del filosofo greco. La religione, la metafisica, la ragione, la stessa cultura, il 4 marzo saranno marginali rispetto alla “misura” che gli elettori daranno alle loro “percezioni - sensazioni”. Da quel mix di risentimenti, rabbie, sfiducia, antipatie, simpatie, suggestioni che coinvolgono, luoghi comuni, frasi fatte, invidie sociali, brame di rivincita, impulsi irrazionali, ecc., nasceranno le scelte, inclusa l’astensione, del 90% degli elettori. Quel 90% non si perde in valutazioni prospettiche e strategie di lungo termine, assurdo pretenderlo, non ha gli strumenti logici per potervi accedere. Sarà quel che sarà. Siamo maestri nel governare con l'ingovernabilità.

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