cerca

Le elezioni sono una cosa seria, ma ci stiamo abituando all'idea del carnaio italiano

Sta passando l'idea che l'esito delle votazioni si posso riassumere in un è la democrazia, bellezza!, e che si possa avere un governo Salvini-Di Maio: la democrazia però non contempla la resa

2 Marzo 2018 alle 20:30

Le elezioni sono una cosa seria, ma ci stiamo abituando all'idea del carnaio italiano

Foto LaPresse

Leggevo ieri su Repubblica un politologo illustre, Piero Ignazi di Bologna: grazie che i grillos sono alle porte, Roma è in mano alla mafia. Ah, ecco. Avere qui avvertito in tempo che era una sciocchezza, non conta. La sentenza che statuisce reati di corruzione e non di mafia non conta. Roma non è in mano alla mafia ma è in mano agli asini, con ogni evidenza, ma anche questo non conta. Mi sento un uomo in rovina di fronte al monumento del sapere politologico, altro che falsi, qui è il mondo sottosopra. Eppure, nonostante questa polvere di stelle e di follia, le elezioni del 4 marzo non sono solo un caso di sovranità in mano ai guaglioni, sono una cosa abbastanza seria.

 

L’Italia non si gioca una partita amichevole a biliardino, in uno scantinato isolato e periferico. Trump fa il bullo e protezionista, a parte il resto, e il Dow Jones cala. Putin mostra di avercelo duro, il missile, e tutti in Europa, al Pentagono e altrove si guardano intorno stupiti. L’Onu stipula tregue a Goutha, il Papa prega per la Siria dopo aver digiunato con Putin: stessi effetti, altre bombe, andiamo verso i cinquecentomila morti civili. Gli iscritti all’Spd sono incerti, e sapremo a breve se la Germania non avrà un governo di coalizione, magari si rivota e i sondaggi dicono che la AfD sorpassa i socialdemocratici. E tutto è bloccato, l’Europa discute con Theresa May dei confini dell’Irlanda del nord, per il resto attesa e silenzio. Ci stiamo abituando all’idea, è la democrazia, bellezza!, che qui si possa avere un governo Salvini-Di Maio, con tanti bei ministri dell’Università maltese di Scotti o consulenti del governo Gentiloni per la Buona scuola. Surrealismo puro.

 

E se poi andasse veramente male?

Il precedente di Trump e quell’aria troppo da establishment che hanno i politici ragionevoli (persino il Cav.). E’ difficile che si realizzino le condizioni per la resa di un antico paese politico agli spiriti animali dell’ignoranza e della grettezza, però…

  

L’obiezione democratica è insuperabile. Quello che sceglieranno gli elettori fa testo. Le conseguenze saranno inevitabili. E c’è perfino un modo spensierato di guardare al futuro. In fondo a Roma e a Torino le cose vanno maluccio, ma gli autobus passano, la neve comporta al massimo qualche disagio, il Colosseo non è ancora stato venduto, luce e vento brillano sulle rovine e le geometrie civiche. Di più, il governo in preparazione è farcito perfino di rassicurazioni, forse per sbaglio ci sono anche ammiratori di Renzi e della buona scuola. E allora perché essere immusoniti e quasi ammutoliti dalla prospettiva della prevalenza del demagogico? Non era già successo la volta scorsa? Arrendetevi, gridava Grillo per strada, mentre orde di cittadini onesti ponevano l’assedio a Montecitorio. Poi si è visto che era una farsa. La democrazia come sistema sopporta anche la farsa come spettacolo. Ma non contempla la resa.

 

Essere comandati da gente che si è inventata il carnaio italiano, reinventata la razza bianca, gente che ha in uggia non già la religione civile dell’Europa unita o la sua retorica, cose insopportabili per chiunque, ma la costruzione politica della sovranazionalità, una cosa seria, un antidoto alla furia degli elementi novecenteschi, sempre in agguato, ecco, fa specie, fa impressione. Ignoranza e stupidità, inesperienza e incompetenza sono elementi primordiali del processo democratico, ma solo in potenza: vederli in atto, e sentirli minacciosamente, sfacciatamente premere sulle mura della città, è causa di allarme, vorrei vedere. E’ vero che Tsipras il referendum sull’euro e la secessione non li ha minacciati, li ha praticamente istruiti e fatti. Poi si è aggiustato, aggiustando un po’ la Grecia. Ma siamo noi abbastanza piccoli e periferici per permetterci esperimenti pericolosi? Non mi spaventa l’assalto con i suoi vaneggiamenti, sono le resistenze mancate, con il loro cinismo, che mi sconcertano, è il divario tra la realtà e il percepito che mi fa sobbalzare.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    03 Marzo 2018 - 20:08

    Caro Elefante, avresti mai pensato (che domanda cretina!) che il piccolo Foglio da te fondato, e adesso capitanato dal bravissimissimissimo Cerasa, sarebbe diventato così necessario, così fondamentale, un tale Faro nella notte cosi buia... Che sarebbe stato il rifugio di tutti noi, la nostra Arca? Penso che per il tuo Foglio-Figlio sia l'ora della grande battaglia per la nostra vita e sopravvivenza, dell'Italia ancora libera. Alle armi, fionda in mano! Goliah è spacciato. Spero. Grazie Elefante, hai fatto per noi Italiani più di quanto la maggior parte di noi si meritasse. Questo giornale è il migliore d'Europa.

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    03 Marzo 2018 - 16:04

    Votare è una cosa seria. Senza dubbio. Ab ovo - Siamo un insieme di milioni di brave persone che non conoscono il concetto di serietà. Grillo, è partito senza retroterra culturali, ideologici, intellettuali e di potere. Ha usato il “Vaffa” come parola d’ordine, il reddito di cittadinanza come fine, l’onestà come arma psicologica. In una qualsiasi landa governata da una politica, da una classe dirigente seria, sarebbe stata una transitoria bolla folcloristica. Se è arrivato a contendere il governo, senza aver usato altro che le parole, significa che “colpa è nostra e non natural cosa”. Cioè, ha approfittato di una diffusa situazione percepita grave e, che ha potuto accentuare poiché non era mai stata affrontata con serietà. E, ça va sans dire, ha incrementato solo la gravità. Niente di serio. Il sette marzo, fatta la conta, lo toccheremo con mano

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    03 Marzo 2018 - 15:03

    Ab ovo. Siamo un insieme di milioni di brave persone che non conoscono il concetto di serietà. Grillo, è partito senza retroterra culturali, ideologici, intellettuali e di potere. Ha usato il “Vaffa” come parola d’ordine, il reddito di cittadinanza come fine, l’onestà come arma psicologica. In una qualsiasi landa governata da una politica, da una classe dirigente seria, sarebbe stata una transitoria bolla folcloristica. Se è arrivato a contendere il governo, senza aver usato altro che le parole, significa che “colpa è nostra e non natural cosa”. Cioè, ha approfittato di una diffusa situazione percepita grave e che ha potuto accentuare poiché non era mai stata affrontata con serietà. E, ça va sans dire, ha incrementato solo la gravità. Niente di serio. Il sette marzo, fatta la conta, lo toccheremo con mano.

    Report

    Rispondi

  • mauro

    03 Marzo 2018 - 09:09

    Sarà, ma il continuo equiparare Salvini, che oltretutto senza il placet del cav è impotente, a Di Maio, burattino controllato solo da Casaleggio, favorisce il voto malefico di chi rifiuta, per tigna pol cor, di valutare quale sia il male minore.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi