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Vince Di Maio

Il 5 marzo tutte le redazioni si consegnano al portale Rousseau, resiste solo Joe

3 Marzo 2018 alle 06:00

Vince Di Maio

Luigi Di Maio (LaPresse)

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Nei secoli fedele solo Joe, tutti gli altri, invece, passano tutti coi grillini. Il M5s vince le elezioni del 4 marzo, Sergio Mattarella incarica Luigi Di Maio di formare il nuovo governo e non c’è testata – non c’è redazione tivù – che non si consegni al portale Rousseau.

   

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Fa eccezione Servegnini che quando vede Lucianino Fontana, direttore del Corriere della Sera, andare incontro alla senatrice Taverna già in marcia verso via Solferino alla testa di like perfettamente inquadrati, telefona immantinente a Urbano Cairo e – come Alberto Sordi in “Tutti a casa” – gli dice: “Presidente, Fontana è passato al nemico!”.

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Più che un 4 marzo, è un 8 settembre per tutti i giornali pronti a rinnegare la propria militanza col vecchio regime. “Il coraggio della responsabilità” titola Fontana nel fondo di prima pagina del suo Corriere de-pdizzato indicando finalmente nel premier incaricato, Di Maio, il leader presagito nel suo saggio.

  

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Se Joe si trova costretto a darsi alla macchia (vero, Irene?), il settimanale 7, riconsegnato alle sapienti mani del suo direttore naturale, ovvero Maurizio Crozza (per la gioia degli inserzionisti di pubblicità, per non dire dell’editore…) smette di essere la Settimana Incom del Giglio Magico per dedicarsi a un scoop internazionale.

 

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Non solo Merkel. Su 7, a firma di Irene (vero?), uno speciale di otto pagine, con squillante copertina, dedicato ad Alessia D’Alessandro, l’incantevole grillina che ha sbaragliato ad Agropoli il candidato di Matteo Renzi specializzato in fritture di pesce e clientele abbrustolite.

  

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Non solo Merkel e su 7, la rivelazione più entusiasmante: Alessia D’Alessandro, la candidata che presterà il suo volto alla ritornata moneta di cento lire (“Basta con l’euro”, scrivono Giavazzi e Alesina sul Corriere di lunedì 5 marzo), non solo è un’economista perché ogni tanto legge l’Economist, non solo vanta nel curriculum la stage nell’ufficio stampa della Cdu del Cancelliere tedesco, la signora Angela, ma ha ben di più.

 

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Meglio di un labaro onusto di medaglie, infatti, è per Alessia, l’attestato di frequenza di ben 72 seminari di storia con Paolo Mieli. E già ieri, a Sarzana, il giornalista, storico, editorialista ed ex direttore del Corriere, ricevendo il premio Montale “Fuori di Casa” per la saggistica s’è perfino evitato di dialogare col procuratore militare di Roma, Marco de Paolis.

 

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Vincono i grillini e cambia musica. E anche le scalette devono cambiare. Mieli, infatti – per sua fortuna – ha scansato il procuratore e ha avuto, da par suo, più degna interlocuzione. E’ stata Alessia D’Alessandro che ­– nel colloquio moderato dalla senatrice Taverna – nel far fronte alle fritture di pesce del suo avversario ad Agropoli, ha svelato di essersi fatta forte degli insegnamenti di “Caos italiano”, il fortunato best seller di Mieli, ormai adottato tra i testi fondamentali segnalati dal portale Rousseau.

 

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. A proposito. E’ forse Mieli il nuovo Rousseau per i pentastellati alla prova di governo? Un quesito malizioso che Fanpage.it porta a conoscenza del grande pubblico quando, con sapiente uso di un “agente provocatore”, svela il passo in avanti del M5s.

 

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Fanpage.it passa ovviamente all’opposizione, molla Vincenzo De Luca come un osso da cui ha rosicchiato tutto e si dedica adesso al neonato strapotere grillino. Un accademico della Crusca, supportato da telecamere nascoste, porge a Di Maio delle spericolate perifrastiche, infila anacoluti come niente, declina, coniuga e s’invola anche in endecasillabi per cogliere in castagna la claudicante sintassi del presidente del Consiglio e invece, quello, niente.

 

Vince Di Maio, rimpasto in tutti i giornali. Pur catturato segretamente dalle telecamere di Fanpage.it, Di Maio parla con specchiato nitore, parla come neppure Mieli può parlare durante le ospitate a Otto e Mezzo da Lilli Gruber, parla e gesticola – nell’elegante vezzo delle dita che sciorinano sapienza – come appunto fa l’autore de “La Goccia Cinese”, l’altro celebrato saggio mieliano, e allora certo, è lui: il nuovo Rousseau è il portale Mieli, e Beppe Grillo, va da sé, è il nuovo Diderot.

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