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Urne e gioventù

Come vota o non vota, e perché, chi vota per la prima o seconda volta. Piccolo viaggio con indagine (casuale) tra scuole e università a Roma

26 Febbraio 2018 alle 11:55

Urne e gioventù

Alle elezioni del 4 marzo i ragazzi del '99 andranno per la prima volta al voto (foto LaPresse)

L’inconoscibile è noto (in parte) nei sondaggi e nelle definizioni: “Un’alta percentuale di giovani si astiene” (percentuali a due cifre); “i giovani votano in gran parte Cinque stelle” (sempre due cifre); “i giovani sono apolitici” o “apatici” e “sdraiati”, per dirla con il titolo del libro di Michele Serra. E però le percentuali e le definizioni lasciano intatto il dubbio su quello che c’è oltre l’involucro: perché si astengono, se si astengono, i cosiddetti “giovani”? E perché votano quello che...

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    26 Febbraio 2018 - 13:01

    L'inchiesta è molto opportuna, importante, per avere un'idea di come si formi "culturalmente" la classe dirigente prossima ventura. La nostra scuola non è capace di insegnare a ragionare. Non fornisce gli strumenti per lo sviluppo di una capacità autonoma di pensiero. Emergono impietosamente una generale non conoscenza della storia, delle sue articolazioni, dei sui flussi e concatenamenti. Tutto ridotto a luoghi comuni, frasi fatte, parole d'ordine e slogan propagandistici. Questo è un deficit cognitivo che toglie valore progettuale, prospettico, politico, cosciente, al voto. Non educa e non produce le basi culturali per una futura classe dirigente Non sarebbe anomalia ineludibile, è solo la riprova che qualsivoglia espressione di potere tende a formare schiere a lui congeniali. Il controllo sul popolo. Ovvio che più il popolo lo si tiene a basso livello di autonomia critica, più la finalità vada a buon fine. La scuola è il primo terreno da seminare. E lo si vede, purtroppo.

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