Da Sarego a Palazzo Chigi. La non sfida a Di Maio di Marco Zordan

"Ho fatto l'assessore. Sono pronto a governare l'Italia". Il candidato alle primarie online del Movimento 5 stelle si ispira a Pertini. "E anche a Gandhi e Oscar Wilde. Ma solo per alcune cose"

19 Settembre 2017 alle 19:37

Da Sarego a Palazzo Chigi. La non sfida a Di Maio di Marco Zordan

Foto tratta dal profilo Facebook di Marco Zordan

Il tasto d'invio lo ha premuto alle 11:55 di lunedì. Appena cinque minuti prima che scadesse il termine per la presentazione delle candidature. Del resto era una scelta difficile e Marco Zordan, 43 anni da Arzignano, le scelte difficili dice di essere abituato a prenderle “solo dopo una lunga riflessione”. Che in questo caso è stata particolarmente sofferta (“mi hanno incoraggiato i miei famigliari, i miei amici, e mi sono tranquillizzato”). Come non capirlo? Si trattava in fondo di fare un passo avanti e proporsi per guidare un paese. Compito per il quale, comunque, Zordan si sente pronto. “Pronto, sì. Ho maturato un'esperienza importante nel governare, ho affinato le mie competenze”. Lo ha fatto come consigliere comunale e assessore a Sarego, in provincia di Vicenza. Solo che Sarego ha meno di settemila abitanti, l'Italia più o meno sessanta milioni. Eppure Zordan non avverte affatto la vertigine. Dice che sì, è vero, “Sarego è un piccolo Comune”, ma “aveva dei grandi problemi”. Come grandi sono anche, dopo tutto, i problemi dell'Italia. “La sanità, l'ambiente, la mobilità. Abbiamo fatto un lavoro enorme a Sarego, il primo Comune a Cinque stelle della storia d'Itali. Un lavoro che è stato apprezzato dai cittadini, innegabilmente, se il nostro Roberto Castiglion è stato riconfermato sindaco pochi mesi fa”.

 

Zordan no, lui non si è ricandidato. “Continuo a dare il mio contributo, ma dall'esterno”. E se non si è ricandidato, è forse anche perché la tentazione dell'avventura parlamentare lo solleticava, e il limite dei due mandati non gli avrebbe permesso di riprovarci, in futuro. “Sì, il limite esiste, è vero. Ma il punto è che ora a Sarego il Movimento è cresciuto, e non ha più bisogno di me”. L'Italia, invece, evidentemente sì. Per questo Zordan – celibe, programmatore e consulente informatico alla guida di una piccola impresa (ma lui preferisce definirsi “artigiano del software”) – ha deciso, dopo lungo rimuginare, di sfidare Luigi Di Maio. “Alt, no. Qui non c'è nessuna sfida”. E non è una battuta. Nelle parole di Zordan non c'è alcuna ironia. “Qui i giornali parlano di sfida. Ma io ci tengo a sottolineare che il mio obiettivo non è affatto sfidare Di Maio. Semmai a confrontarmi con lui, aiutarlo. E insomma fare il bene del Movimento, che è la sola cosa che conta, indipendentemente dalle persone che andranno a rappresentarlo nelle istituzioni”.

 

Poco conta, quindi, stabilire il vincitore delle primarie online (“Altro che consultazioni farlocche. Chi ama e conosce i principi del Movimento, non può dire una cosa del genere”). Poco conta perfino conoscere le regole. “Doppio turno? Bah, non credo. Di solito non si è mai fatto”. Veramente in Sicilia sì. E anche per scegliere il candidato presidente della Repubblica. “Già, è vero. In ogni caso non ne so nulla. Mi attengo a quello che uscirà sul blog. Del resto sono fatto così, io: sono abituato a considerare i problemi uno a uno. Un passo per volta”. E deve essere per questo, per questa abitudine a pensare solo a breve termine, che Zordan non ha ancora deciso, giura, se candidarsi o meno per il Parlamento, alle prossime elezioni. Neppure un ministero preciso da rivendicare a sé, ha in mente. “Ma se Luigi vorrà avvalersi delle mie competenze, io sarò ovviamente a disposizione”.

 

Non lo spaventa l'idea di far parte di eventuale governo, non lo angoscia il dover confrontarsi con Angela Merkel o Donald Trump. Ma se gli si chiede quali sarebbero i primi tre problemi che affronterebbe, se si svegliasse domattina a Palazzo Chigi, subito si schermisce: “Ci sono talmente tante questioni che è difficile stabilire delle priorità. E poi lo sapete, al Movimento non piace ragionare nell'ottica dei cento giorni. Semmai, i primi mesi di governo andrebbero dedicati all'analisi: capire perché tante cose non hanno funzionato, in questi anni, ed elaborare delle possibili soluzioni”. Soluzioni improntate al buonsenso, ovviamente, e non condizionate da “ideologie preconcette”. Non vuole rivelare per chi votava, prima di iscriversi al Movimento Cinque stelle. “Ho cercato sempre di scegliere sulla base della fiducia che mi ispiravano le singole persone, non sulla base delle loro idee”. E va bene, ma chi? “Un po' tutti, in passato. Ho tentato, accumulando sempre delusioni. Finché non ho capito che, se volevo davvero una svolta, dovevo essere io a impegnarmi in prima persona”. Ed è stato subito M5s. “Era il 2010, e l'unico Meetup nelle vicinanze era quello di Vicenza. Aderii subito. Poi lo fondammo anche ad Arzignano, e in tanti altri Comuni della zona”.

 

Idoli? Modelli? Personaggi di cui ha avuto il poster in camera, da ragazzino? Zordan deve pensarci non poco. Poi elenca: “Sicuramente Pertini, che mi ha lasciato un grande ricordo. E poi anche Gandhi e Oscar Wilde”. Pausa. Riflessione. “Ma di Gandhi e Oscar Wilde non tutto: solo alcune cose”.

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