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Comunali chi? Cinque semplici punti per non sbadigliare nella giornata elettorale

Le elezioni comunali, come abbiamo scritto, contano quello che contano, cioè poco, quasi nulla, ma alcune cose contano e non c’è dubbio che specifiche dinamiche avranno un riflesso nei prossimi giorni. Cinque in particolare - di Claudio Cerasa

5 Giugno 2016 alle 16:57

Comunali chi? Cinque semplici punti per non sbadigliare nella giornata elettorale

Oggi si vota in 1.346 comuni (foto LaPresse)

Scriviamo questo articolo quando le urne sono ancora chiuse e, anche se avventurarsi in un pronostico sarebbe divertente (quanti tituli Grillo?), pensiamo possa essere utile spiegare in cinque punti semplici quali sono i temi più interessanti da seguire nel corso della giornata di oggi. Le elezioni comunali, come abbiamo scritto, contano quello che contano, cioè poco, quasi nulla, ma alcune cose contano e non c’è dubbio che specifiche dinamiche avranno un riflesso nei prossimi giorni. Cinque in particolare.

Modello Renzi. L’unica città in cui per Renzi sarà importante osservare se il metodo Leopolda funziona bene oppure no sarà certamente Milano. Non sappiamo se un risultato definitivo arriverà già al primo turno, sappiamo però che a Milano verrà testato quello che è il cuore del renzismo. Il presidente del Consiglio ha fatto da sempre un suo punto di forza l’essere in grado di conquistare voti non solo di centrosinistra ma anche di centrodestra. A Milano il risultato che vedrete oggi rispetto alla sfida Sala-Parisi è importante anche da questo punto di vista: in presenza di un candidato valido del centrodestra, il centrosinistra è davvero in grado di conquistare i famosi elettori moderati? L’è dura.

 
Modello Nazareno. Durante tutta la campagna elettorale Berlusconi ha incrociato spesso i temi legati alle elezioni comunali a quelli referendari e in molte occasioni ha ripetuto che il voto alle amministrative va considerato un antipasto di quello che sarà il piatto forte del referendum di ottobre. Il Cav., al momento, è sulla linea del tutto tranne Renzi, in compagnia di Travaglio, Di Maio, Zagrebelsky, Rodotà e Ingroia, e il no alla riforma costituzionale di ottobre si inserisce in questa linea di pensiero. Ma nel rapporto tra il centrodestra e il centrosinistra qualcosa potrebbe cambiare qualora oggi dovesse determinarsi uno di questi scenari: un ballottaggio tra Fassino e Appendino a Torino; un ballottaggio tra Giachetti e Raggi a Roma; un ballottaggio tra De Magistris e Valente a Napoli. Il tema è noto: con chi starebbe Berlusconi se la sfida dovesse essere tra un centrosinistra di governo e un movimento anti sistema? Forza Nazareno.
 
Modello Podemos o Perdemos? Una caratteristica piccola ma curiosa di questa tornata elettorale è la presenza di alcune liste a sinistra del Pd che puntano a replicare in Italia il non troppo trionfale modello Podemos in Spagna. Podemos in Spagna ha provato a correre per vincere, ma con risultati così così. Il suo franchising italiano ha invece scelto di rinunciare a ogni possibilità di vittoria e di impostare la sua campagna elettorale sullo schema Podemos. La sinistra non renziana può però avere un futuro solo se dimostra alla sinistra renziana di essere indispensabile per il raggiungimento di una vittoria. In caso contrario, ciaone. Da questo punto di vista, le città da osservare con più attenzione sono naturalmente Torino e Roma. Obiettivo minimo: ripetere il “trionfo” della Liguria, dove i Podemos italiani hanno contribuito pochi mesi fa alla vittoria del centrodestra e alla sconfitta del Pd. Gli antesignani del modello Podemos furono i compagni tedeschi della Linke che nel 2005, staccandosi dall’Spd di Gerhard Schröder, consegnarono il paese alla Cdu di Angela Merkel. Il primo turno rischia di essere un disastro. Ma il secondo turno rischia di essere ancora peggio: davvero i Podemos-Perdemos pur di non sostenere il Pd sono pronti a sostenere i candidati di Grillo e Salvini? Pop corn per tutti.
 
Modello Austria. La vittoria di misura alle presidenziali austriache da parte del candidato verde Van der Bellen contro il candidato della destra ultranazionalista Norbert Hofer rappresenta uno schema utile da tenere in considerazione per orientarsi nelle prossime due settimane, nel caso in cui ai ballottaggi dovesse ripetersi uno scenario che si osserva ormai con una certa regolarità in tutta Europa: un esponente di un partito di governo contro un esponente di un partito di lotta. In Austria lo stra-favorito Hofer è stato battuto a sorpresa da der Bellen e la grande o piccola sfida dei Grillo e dei De Magistris da qui ai ballottaggi sarà proprio questa: riuscire a non spaventare, se così si può dire, gli elettori evitando di far confluire i voti di ogni genere sul candidato più rassicurante e meno di rottura. Alle Europee del 2014, la vittoria di Renzi maturò anche in un contesto in cui la sfida non era più Pd contro 5 Stelle ma era diventata tra il partito della paura e il partito dell’anti paura. Forse è una forzatura ma la sindrome austriaca sarà uno dei grandi temi delle prossime settimane. Soprattutto a Roma.
 
Modello No Triv. E’ facile pensare che in alcuni contesti i risultati del Pd saranno probabilmente sotto le attese ma il dato interessante da osservare per leggere senza superficialità i risultati di oggi riguarda un tema che promette di essere cruciale da qui al prossimo referendum e che si è già osservato con nettezza dopo il voto sulle trivelle. Il tema è questo: gli avversari di Renzi sono molti e sono variegati, lo sappiamo, ed esprimono tutti o quasi tutti delle idee non sempre chiare ma comunque alternative. Contro Renzi c’è Salvini. Contro Renzi c’è Fassina. Contro Renzi c’è Grillo. Contro Renzi c’è De Magistris. Contro Renzi c’è Meloni. Contro Renzi c’è Berlusconi. Contro Renzi c’è Di Maio. Qualcuno di loro oggi troverà certamente qualche ragione più o meno valida per festeggiare il risultato che, comunque andrà, sarà certamente “ben al di sopra delle attese”. Ma, a prescindere da quale sarà il dato numerico del primo turno e forse anche del ballottaggio, sarà chiaro che le alternative sono molte ma non ce n’è ancora una che possa definirsi pienamente di governo. E se da una parte c’è Renzi, più o meno da solo, dall’altra ci sono tutti gli avversari in ordine sparso. Molto cambierebbe naturalmente in caso di un’affermazione del centrodestra a Milano, con Parisi, o anche a Bologna e Trieste, uniche grandi città in cui Salvini e Berlusconi, pur non accettando selfie congiunti, hanno deciso di correre insieme. Ma anche oggi, a meno di sorprese clamorose, osservando i risultati elettorali sarà pressoché impossibile capire quale nome inserire nella casella “capo dell’opposizione”. E in vista del referendum di ottobre, come già successo per il referendum No Triv, questo potrebbe essere un dettaglio non del tutto secondario. No opposizione, no alternative, no party. Chissà.
 

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