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Ora fanno, l’ho saputo, un Nazareno allargato sulla giustizia. Ecco il testo

Questo il testo firmato da Bersani, Fassina, Renzi, Vendola, Berlusconi, Alfano. “Si dimettono ministri non iscritti nel registro degli indagati, per intercettazioni pubblicate dai giornali. Vanno in galera funzionari dello stato che hanno fatto ponti, strade, treni veloci, dighe per 25 miliardi di euro in venti, trent’anni. Con loro imprenditori, appaltatori e lobbisti".

22 Marzo 2015 alle 06:00

Ora fanno, l’ho saputo, un Nazareno allargato sulla giustizia. Ecco il testo

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (LaPresse)

Il Nazareno in un anno è servito a fare un bel pezzo del monocameralismo necessario. E una legge elettorale che consente di sapere chi governa e per quanto tempo. Ha fatto cadere tabù più che ventennali. Ha portato un neanche quarantenne alla guida del governo, con la sua rivoluzione anagrafica e la sua velocità forsennata, al posto del fronte della sussidiarietà che si era stretto intorno ai sui cofondatori Enrico Letta e Maurizio Lupi. Ha abolito l’articolo 18, ferrovecchio classista che ormai lavorava contro gli interessi dei lavoratori. Non male.
Ora fanno, l’ho saputo e non vi dico come, un Nazareno allargato sulla giustizia. La volta buona. Questo il testo firmato da Bersani, Fassina, Renzi, Vendola, Berlusconi, Alfano. Il presidente Mattarella è d’accordo, e come potrebbe non esserlo? Manca la firma di Casaleggio, ma non è un guaio.

 

“Si dimettono ministri non iscritti nel registro degli indagati, per intercettazioni pubblicate dai giornali. Vanno in galera funzionari dello stato che hanno fatto ponti, strade, treni veloci, dighe per 25 miliardi di euro in venti, trent’anni. Con loro imprenditori, appaltatori e lobbisti. Non si conoscono fattispecie degne della narrazione giudiziaria secondo le linee di un giusto processo. Fossimo negli Stati Uniti la pubblica accusa sarebbe già in manicomio, e gli avvocati della difesa si starebbero rivalendo sull’azzardo giudiziario incostituzionale. Per adesso i carcerati sono accusati di aver fatto il proprio mestiere. Espandere la loro capacità realizzativa, il loro potere sulla pubblica amministrazione, dentro la pubblica amministrazione. Fare gruppo, fare massa, coordinare secondo norme e leggi dello stato gli sforzi per ottenere finanziamenti per grandi e medie opere e portarli a compimento con le opere stesse. Non si vedono per adesso denari illecitamente percepiti, tesaurizzati in forzieri illegali, insomma tangenti a carico dell’erario. Si vedono scelte preferenziali, di favore, legami di cuginanza sullo sfondo, qualche raccomandazione, e un impressionante numero di ministri che, se fanno qualcosa, lo devono alle idee, alla sapienza tecnica, all’operosità amministrativa e costruttiva di appaltatori e grandi baroni delle infrastrutture e dei trasporti. I giornali e le tv fanno titoli surreali: trovata una lettera del ministro al sottosegretario Lotti, su carta intestata del ministero, in un dossier dell’ing. Perotti, accidenti, si chiede di sbloccare fondi per opere, ma va?  Cose così.

 

[**Video_box_2**]Tutti noi firmatari, dall’onorevole Vendola all’onorevole Berlusconi, siamo stati vittima prima o poi di simili procedimenti, che appaiono ispirati alla volontà di sottomettere la politica alla casta giudiziaria, non di fare giustizia in modo puntuale e certo, con prove d’accusa ed elementi testimoniali e documentali che non siano una gogna di pettegolezzi mediatici. Ci siamo difesi malamente, perché ogni volta abbiamo pensato di tesaurizzare a destra le accuse temerarie alla sinistra e a sinistra le accuse temerarie alla destra. Guerre di leadership, dossieraggio personale, ricatti estorsivi a scopo politico giudiziariamente suffragati: questo il risultato del repulisti fatto con quelle modalità antigiuridiche. Se su un piatto della bilancia c’è un pacco di 25 miliardi e sull’altro un Rolex regalo di laurea, vuol dire che abbiamo passato la soglia della credibilità e siamo entrati nel regno del ridicolo: e il ridicolo o grottesco può essere più dannoso della stessa corruzione, che c’è sicuramente ma va provata e trovata dove è, possibilmente non nel lavoro che produce treni di spade eccetera. Bisogna reagire uniti a tutela della serietà della Repubblica e dell’autonomia reciproca di magistratura e politica, divisione dei poteri.

 

Per questi motivi proponiamo un decreto legge nazarenico di tre articoli: 1. Le intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte nelle indagini non possono essere rese note se non, a porte chiuse, nell’eventuale dibattimento. 2. Le carriere di chi accusa e di chi giudica sono separate. Le iniziative del pm sono assoggettate all’articolo 68 della Costituzione originale del 1948, testo poi corretto sotto ricatto. I procuratori generali sono direttamente responsabili della correttezza dei capi di procura, e i capi sono direttamente responsabili dei sostituti dei procuratori che esercitano il pubblico ministero. 3. Le funzioni disciplinari passano dal Csm a un’autorità civile nominata dal presidente della Repubblica, dalla quale sono esclusi i magistrati in servizio e quelli in pensione”.

 

Firmato a largo del Nazareno da Bersani, Fassina, Vendola, Renzi, Berlusconi, Alfano.

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