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Sulle carceri è sceso il gelo

Era scontato che la riforma venisse affossata. E niente è più avvilente della puntualità delle cose scontate e miserabili

24 Febbraio 2018 alle 06:15

Sulle carceri è sceso il gelo

Il carcere di San Vittore (foto LaPresse)

Poche cose sono avvilenti come le meschinità scontate. C’era un progetto riguardante la galera, che ne adeguasse ragionevolmente alcuni degli aspetti più vessatori e più superati, dal momento che l’ultima riforma carceraria risale al 1975. Appena ragionevolmente, appena alcuni aspetti. Vi si erano impegnati a lungo un ministro della giustizia, una vasta rete di “esperti”, un concorso di opinioni di giuristi, magistrati, intellettuali, una prolissa discussione parlamentare, oltre che, “naturalmente”, vien da dire, militanti radicali, riconosciuti esemplarmente nella tenacia di Rita Bernardini e nella memoria di Marco Pannella, e migliaia di detenuti. Di questi ultimi si dirà che ovviamente siano in favore di misure che rendano meno oppressiva la loro esistenza e socchiudano qualche spiraglio alla speranza, ma non è solo così.

 

Questo impegno collettivo e nonviolento, che da anni anima le galere e ha sostituito largamente le rivolte improvvise e gli autolesionismi disperati, è una principalissima forma di quella conversione personale e sociale che la Costituzione assegna al carcere e il carcere frustra sistematicamente. Bene: quel progetto è stato probabilmente affossato giovedì. Ci sono le elezioni. C’è un fremente arrembaggio che riguarda ormai allo stesso modo candidati alla politica parlamentare e dei partiti, candidati alla politica della magistratura e delle sue elezioni corporative, autoeletti azionisti di un giornalismo portavoce e parassita insieme delle carriere partitiche e giudiziarie. L’ho detto: era scontato che la riforma dell’ordinamento penitenziario sarebbe stata affossata. E niente è più avvilente della puntualità delle cose scontate e miserabili. Non viene nemmeno voglia di distribuire responsabilità e colpe. C’era un copione, prevedeva anche un finale dal fiato sospeso prima del sipario calato a mozzare le speranze. Quando scrivo fiato sospeso lo immagino sulle brande delle celle, nel fumo del respiro all’ora d’aria invernale. Sta arrivando il gelo del Burian. Annunciato, scontato. Le teste tornino a seppellirsi sotto le coperte d’ordinanza.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    25 Febbraio 2018 - 19:07

    Rita Bernardini pannelliana ,tendente al pingue ( la conosco da ragazza) si dedica al digiuno programmato ( una dieta la stessa di Giacinto ,meno cibo ma integratori a volontà e una equipe medica a cotè) continua un digiuno infinito (sinnò che panza!) ,ora Sofri -che la galera la ha provata- eleva il suo grido di dolore su lo stato delle carceri italiane. Hanno entrambi i due ragione ed anche il ministro Orlando che pur ciriola qualcosa voleva intestarsi. Le carceri italiane fanno schifo. Ricordo che in Svezia tale Breikit ammazzò 100 persone . Fu subito incarcerato- qui la difference con l'Italia- gli fu messo a disposizione un quartierino di due piccole stanze un petit cesso tv e wifi a volontè. Giustamente dopo un pò fece ricorso per denunciare la sua condizione disumana che violava i suoi universali diritti. Impressionato non ho più seguito la vicenda,mi auguro che allo stragista la civile Svezia gli abbia concesso un trilocale con servizi. E lavatura stiratura......no?

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    25 Febbraio 2018 - 18:06

    Ci vuole sfrontatezza "ragionare" sulle carceri: il primo "dovere" della giustizia dovrebbe essere quella di far scontare la pena prevista a tutti in uguale misura mentre a qualcuno anzichè 22 anni ne fa 7, altri condannati per 7 se li fa tutti (entrambi per motivi di salute). Probabilmente " un giornalismo portavoce" a volte ha più forte l'ambito di consenso che altri portavoce. Un minimo di eleganza please.

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  • guido.valota

    25 Febbraio 2018 - 16:04

    Tanto tra due settimane tutti in carcere in quanto colpevoli non ancora scoperti, come da indicazione del fine giurista DDR Davigo.

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  • agostinomanzi

    25 Febbraio 2018 - 15:03

    Nel 2018 l'antifascismo è ancora la piazza - con politici - che grida contro presunti fascisti e gli stessi politici che si dimenticano che antifascismo= stato di diritto (senza piazzate). Riprendiamoci le piazze nel senso di: andiamo a fare delle passeggiate.

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